L’anno appena concluso, per la giustizia italiana, è stato indubbiamente denso di novità: la sparizione dei “tribunalini”, la querelle sul filtro in appello in processo civile, il taglio di oltre 300 giudici di pace, la bocciatura della mediazione civile da parte della Corte costituzionale e, infine, l’agognata riforma forense, che lascia ai giovani aspiranti avvocati l’amaro in bocca con la messa per iscritto del divieto di pagamento nei primi sei mesi di tirocinio.

Queste, le riforme cardine. Come tutti sanno, però, nelle aule di giustizia si svolge un’attività intensa, frenetica che genera nuovi casi e nuovi punti di vista ogni giorno. Così, rilanciamo l’iniziativa del quotidiano “Italia Oggi” che ha selezionato due sentenze per ogni mese del 2012 strettamente legate alle professioni forensi, citando quelle più significative e rimandando i lettori alla consultazione quotidiano per l’intera carrellata.

Su tutti, regna il fisco: la materia delle tasse è da sempre una delle più controverse nel nostro Paese, con i loro parametri e la loro esigibilità che variano a ogni muovere di foglia. Spesso, sono proprio le sentenze emanate nelle aule a determinarne gli ambiti applicativi meno chiariti, particolarmente per un comparto professionale folto e variegato come quello dei legali.


Gennaio, sentenza Cassazione 1371: quell’avvocato che risulti distrattario della parte vittoriosa, non è chiamato a prendere parte al successivo grado di giudizio, anche nei casi in cui siano finite le spese sotto la lente. E’ dunque escluso dal riconoscimento di parte in proprio.

Febbraio, sentenza Cassazione 7739: in trasgressione delle norme anti elusione fiscale, con superamento delle soglie stabilite dall’articolo 37-bis del dpr 1973, vige la tipologia di reato. Dunque, non tutte le forme di elusione fiscale sono passibili di reato, ma solo quelle espressamente indicate a norma di legge.

Marzo, sentenza Cassazione 11650: non è consentito, nell’ambito del giudizio penale, richiamare la responsabilità penale processuale aggravata. Ne consegue che in caso di errore giudiziario, la responsabilità ricada esclusivamente sul pubblico ministero.

Aprile, sentenza Cassazione 5396: viene stabilita l’assenza dei parametri d’imposizione per quegli avvocati che esercitino la professione in uffici appartenenti a terzi. Nel caso in oggetto, il legale utilizzava due strumenti indispensabili come autovettura e telefono cellulare.

Maggio, sentenza  Cassazione 7893: viene respinto il ricorso presentato all’Agenzia delle Entrate, esentando il commercialista stipendiato dallo studio legale dal versamento dell’Irap.

Giugno, sentenza Cassazione 9184: qualora emergano discrepanze tra le dichiarazioni al Servizio tributi della Cassa e quello comunicato al fisco, l’avvocato può incorrere nella sospensione a tempo indeterminato.

Luglio, ordinanza Cassazione 13160: il giudice deve sempre motivare il taglio del rimborso delle spese vive all’avvocato, condannando i clienti al versamento in seguito alla mancanza delle motivazioni alla base della cancellazione delle spese.

Agosto, sentenza Cassazione 14367: no ai negozi per strada degli avvocati e alla pubblicità: accolta così la posizione del Consiglio nazionale forense che ha bandito questo genere di espressioni poiché appartenenti troppo alla retorica commerciale.

Settembre, sentenza Cassazione 16212: se il procedimento tributario si dilunga eccessivamente, vige il principio dell’equa riparazione con risarcimento del danno, anche per il fisco nell’evenienza in cui il giudice si attardi a definire le eventuali sanzioni.

Ottobre, sentenza Cassazione 17405: in base al decreto 140, i parametri da applicare restano validi per quelle prestazioni erogate da professionisti – e dunque anche avvocati – che non abbiano ancora concluso il proprio servizio e attendano liquidazione per opera di un organo giurisdizionale.

Novembre, ordinanza Cassazione 20812: quel professionista che si avvalga in maniera costante dell’apporto di collaboratori e non di dipendenti non è soggetto a imponibile Irap.

Dicembre, ordinanza Cassazione 22506: sanzione disciplinare per l’avvocato che affida le pratiche di studio a un non iscritto o cancellato dall’Albo professionale, che poggerebbe in questo modo sull’esercizio abusivo.

Oltre a queste misure, a fine anno è arrivata dopo settant’anni la riforma forense: qui il testo


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