C’è concorso e concorso….anche se in Italia, e nella scuola soprattutto, la musica in fatto di pubbliche selezioni pare sempre la solita. Mentre il bando per la corsa alle cattedre sta per entrare nel vivo con i primi scritti previsti nelle prossime settimane, arriva una notizia che fa sobbalzare anche quanti, in Italia, ritengano di essersi abituati ormai a tutto in fatto di concorsi statali.

E’ il quotidiano “la Repubblica” a porre l’accento sull’ennesimo scempio all’italiana in fatto di concorsi: a tutt’oggi, non sono bastati tre governi, e più di una legislatura, per chiudere la selezione di 145 ispettori scolastici, figure professionali che, nel frattempo hanno pure cambiato nome.

Sono passati ormai cinque anni dal via alle procedure per la messa a bando di questi posti, ora denominati “dirigenti tecnici”. Dal 2008, infatti, si è appena conclusa la fase di correzione degli scritti.


Un lustro, insomma, non è stato sufficiente  per convocare gli orali e chiudere, così, il concorso iniziato il 5 febbraio 2008, quando l’allora ministro uscente dell’istruzione Beppe Fioroni, in attesa delle nuove elezioni dopo la caduta del governo Prodi, indì la pratica di selezione, nominando la commissione di valutazione dei candidati.

Furono proprio le acque incerte su cui si trovava a navigare il governo del professore bolognese a impartire un primo stop alla macchina: con la sfiducia a palazzo Madama, Prodi rassegnò proprio in quei giorni le dimissioni. Per riattivare il bando degli ispettori si attese, dunque, l’arrivo del nuovo governo regolarmente eletto.

La nuova guida della Pubblica istruzione in Italia divenne quindi Mariastella Gelmini, che si rese protagonista di una stagione di forti contestazioni, incluse quelle relative al concorso infinito degli ispettori, dove la neoministra rinominò d’imperio l’intera commissione giudicatrice.

A diciotto mesi dalla pubblicazione ufficiale del bando, il 21 settembre 2009, si tenne, dunque, la prova preselettiva con ben 16mila aspiranti “dirigenti tecnici” pronti a giocarsi le proprie carte per entrare nel personale scolastico. Peccato che gli strumenti messi a disposizione dal Ministero siano tutto fuorché all’avanguardia, con la correzione per mezzo di lettori ottici che rallentò nuovamente l’iter concorsuale, rinviando gli scritti di un altro anno e mezzo.

Infine, si arriva al 2011, quando, tra febbraio e marzo, si tengono le prove scritte a Roma, dove i 2700 elaborati vengono corretti con altrettanta calma: 21 mesi, fa notare Salvo Intravaia “al ritmo di sei al giorno”, fino al 18 dicembre 2012, quando vengono comunicati i risultati che vedono passare alla fase degli orali solo 79 candidati per i 145 posti messi a concorso.

Tutto ciò mentre i cosiddetti “ispettori” attualmente in carica sono 36 sui 335 previsti dalle piante organiche della scuola, con alcune regioni che ne sono completamente sprovviste e, intanto, si svolge un altro bando, ben più partecipato, atteso da dodici anni, per i nuovi ingressi nel corpo docenti.

Gli esempi negativi, come abbiamo visto, non mancano e la scadenza elettorale proprio come nel 2008 è un presagio infausto anche per il concorsone di Profumo: ora tocca ai responsabili evitare ulteriori frenate che getterebbero nuove ombre sul concorso docenti 2012, già piuttosto contestato tra requisiti d’ammissione e talpe in Ministero sulle risposte ai test preselettivi.

 


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