La Rai si prepara ad avviare quella che sembra qualcosa di più di una semplice operazione di restyling come se ne sono viste negli ultimi anni. Quello varato dalla principale azienda radiotelevisiva italiana – sotto i due “tecnici” Anna Maria Tarantola (Presidente) e Luigi Gubitosi (Direttore generale) – è infatti un vero e proprio pacchetto di misure strutturali volto a puntellare i conti dei prossimi 5 anni e a garantirne la sostenibilità futura, rafforzando la qualità e stimolando l’innovazione della televisione pubblica, rivitalizzandola anche con l’immissione di forze giovani al suo interno.

Per mezzo di 600 prepensionamenti sarebbero in qualche modo “decapitati” i massimi dirigenti aziendali. Si procederà quindi all’assunzione di giovani (“da 200 a 300”, dichiara l’azienda), anche attraverso concorsi pubblici. La Spending Review interna alla Rai porterà a tagli ai compensi delle stelle del video ed alla riduzione della spesa per i diritti sportivi. Il canone Rai, da versare entro il 31 gennaio 2013, sarà pari quest’anno a 113,50 euro (1,50 euro in più rispetto al 2012) e porterà sicuramente una boccata d’ossigeno alle casse dell’azienda, ma non tale da risolvere l’emergenza finanziaria delle reti pubbliche per cui serve, innanzitutto, una strategia di lungo periodo.

Come già Mediaset nel 2008, anche la televisione di Stato intende muovere causa contro Youtube (e la sua proprietaria Google) per la trasmissione non autorizzata di filmati di sua proprietà, da Sanremo ai gol degli Azzurri. La Rai starebbe monitorando Internet per documentare quanti e quali video siano presenti in Rete senza la debita autorizzazione. Poi partiranno una richiesta di chiarimenti a Google e Youtube e una proposta di conciliazione pacifica seguita, se necessario, da contestazioni legali.


Come si diceva, e come già a suo tempo fatto da Mediaset e dalla stessa Sky, anche la Rai ridurrà i compensi delle star al momento della scadenza e dell’eventuale rinnovo contrattuale. Quanto alla spesa per i diritti sportivi, quelli per trasmettere il calcio all’estero vengono già oggi pagati ormai il 40% in meno. Sulla stessa linea discendente anche i diritti per altri sport come il nuoto o il ciclismo.

La tv pubblica ha stanziato, nel bilancio economico del 2013, 53 milioni di euro per favorire il prepensionamento di 600 dipendenti. Si tratta, come è emerso nel confronto azienda-sindacati, di lavoratori di età compresa tra i 60 ed i 65 anni, con ruoli di rilevo, stipendi elevati e vicini ai requisiti per la pensione (o che la raggiungeranno entro il 2015). Si tratta, prevalentemente, di top manager di lungo corso. La Rai punta a mandare in porto l’operazione, che avrebbe l’effetto di ridurre notevolmente lo “stato maggiore” aziendale e la spesa per il personale. Nel caso in cui questi lavoratori rifiutino lo “scivolo” incentivato verso la pensione, la tv pubblica è intenzionata a dichiarare lo stato di crisi, imponendo il pensionamento.

Ma, parallelamente al prepensionamento dei lavoratori “anziani”, l’aspetto forse più importante di questa manovra “Salva Rai” è l’apertura di credito – sia pur ancora timida nei numeri – verso i giovani. Fuori da ogni retorica giovanilistica, è un dato di fatto che a Viale Mazzini lavorano solo 50 persone sotto i 30 anni. E nessuno di loro è giornalista. Le forze fresche che l’azienda chiamerà a collaborare nella costruzione del proprio futuro includeranno anche i cosiddetti “nativi digitali”, ragazzi sotto i 25 anni cresciuti pienamente nell’era digitale. Le nuove assunzioni riguarderanno fino a 300 giovani e saranno effettuate in larga misura per mezzo dei concorsi pubblici, un particolare molto importante nella lotta di spartizione di cui i partiti hanno da ormai lungo tempo fatto oggetto la Rai. Anche sulle giovani new entry assunti nel 2013 ricadrà il compito di tenere alta la qualità dell’offerta dei programmi, come da volontà del Consiglio di amministrazione e dei vertici dell’azienda.

Il canone Rai è una delle tasse più evase dagli Italiani. Si calcola che sia ben il 27% dei cittadini a non pagarlo, per circa 500 milioni di euro di mancati introiti per l’azienda. La tv di Stato sta pensando ad un piano per il recupero dell’imposta in cui figurerà anche la richiesta di conoscere i nominativi delle persone che comprano un televisore (e che sono per ciò stesso già tenute a versare il canone, essendo esso relativo al possesso dell’apparecchio). A Viale Mazzini è allo studio anche un accordo con l’Agenzia delle Entrate, per mezzo del quale accedere (sempre in chiave di recupero del canone evaso) anche al database di clienti Sky.


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