La legislatura è ormai giunta al capolinea del proprio mandato, ma non si attenuano i toni politici visti gli scontri sugli ultimi provvedimenti ancora in discussione alle Camere. I partiti, infatti, si stanno scontrando aspramente sui testi del governo inerenti le liste pulite e le firme necessarie per presentare le candidature, sono questi infatti due nodi cruciali da risolvere prima che le Camere vengano sciolte, altrimenti rischieranno di rimanere un ingombrante nulla di fatto, vista l’imminenza delle elezioni politiche.

Le liste pulite hanno incontrato  resistenze nella commissione Bilancio del Senato, dove il presidente Antonio Azzolini (Pdl) ha optato per non dare il parere, questa decisione ha comportato il rinvio del Consiglio dei Ministri di ieri che avrebbe dovuto dare il via libera finale alla norma, anche se rischia di rendere inutile la delega al governo per vietare che si candidino condannati (a più di due anni di carcere).

Alla Camera, d’altro canto, la situazione versa in una condizione di stallo dal momento che il presidente della Commissione Bilancio, Giancarlo Giorgetti (lega), non dà il parere spiegandolo con il fatto che non si registrano “profili di natura finanziaria”.


La situazione si presenta ancora più complessa per quanto riguarda il decreto firme: lo scenario paradossale che si presenta è quello del tutti contro tutti, visto che aleggia il sospetto che la sua approvazione possa rappresentare, visto il periodo, un regalo natalizio anticipato. Ieri, dopo lunghe trattative ed estenuanti tira e molla si è giunti alla decisione di rinviare ad oggi, l’obiettivo a cui comunemente si punta è quello di un emendamento concordato da presentare nell’odierna mattinata.

La sensazione, tuttavia, è che nemmeno questa sia la soluzione che accontenterebbe tutti, ciò che veramente invece tutti i partiti vorrebbero è la riduzione ulteriore del numero di firme da raccogliere. Questa idea aveva trovato in Roberto Zaccaria (Pd) il suo principale fautore, ma era stata respinta dalla commissione, tuttavia in serata aveva cominciato a riprendere quota. “Il problema – dichiarano i rappresentanti del Pdè che si vergognano delle proprie liste. Ma anche La Russa deve raccogliere le firme. Basta con le leggi ad personam“. E’ proprio l’emendamento “La Russa” che genera il divampare della questione.

Nel Pd il forte sospetto è che sia una legge fatta su misura, tuttavia non si tratterebbe solo di questo, infatti questo emendamento permetterebbe anche a Fli, Udc, Coesione Nazionale e Popolo e territorio di essere esentati dalla raccolta firme. L’emendamento in questione, firmato da Ignazio Abrignani (Pdl), stabilisce che non deve raccogliere le firme chi, alla data del 20 dicembre, ha un gruppo parlamentare almeno in uno dei due rami del Parlamento.

La strana coincidenza, sottolineata dal PD, è che proprio in questi giorni sia nato “Centrodestra Nazionale” il nuovo gruppo parlamentare di La Russa, dunque l’assenso del comitato dei nove manda su tutte le furie i Democratici e si rinvia. Esiste, ad ogni modo, anche un’altra norma su cui c’è forte tensione, quella riguardante gli italiani temporaneamente all’estero. Nel decreto si prevede che costoro, per la maggior parte militari impegnati nelle missioni di pace, votino tutti, esclusivamente per il 2013, mediante corrispondenza, nella circoscrizione Lazio 1.

Il Pdl si dice fermamente contrario a questa norma che invece trova il consenso del PD, in quanto secondo il partito di centrosinistra nelle circoscrizioni estere un quantitativo simile di voti, sono infatti circa 7 – 8 mila i cittadini coinvolti, altererebbe gli equilibri della rappresentanza. Il Pdl non ci sta e ribatte “loro temono che siano voti di destra e vogliono annacquarli in una grande circoscrizione”.

Il decreto, al momento, così com’è, risulta già in vigore ma qualora non dovesse essere riconvertito neanche successivamente al voto, rischierebbe di rendere nulle le elezioni, e chiaramente questo è un rischio cui tutte le forze politiche vogliono sottrarsi. Quindi sarà forse questo il vero motivo comune che spingerà i partiti a trattare fino “all’ultimo minuto utile”.


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