Ci siamo, oggi dovrebbe essere il D-day della riforma forense, anche perché se non oggi mai più, visto che domani le camere verranno sciolte e con esse verrà meno la possibilità da parte del governo di approvare i provvedimenti. La situazione però è molto complessa, gli equilibri in ballo sono davvero molto delicati, basta un nonnulla per far precipitare nell’ oblio una riforma quanto mai necessaria, ecco perché oggi, nell’ aula del Senato è atteso il via libera al testo, così com’ è perché non c’è tempo per modificarlo ulteriormente.

Il nuovo ordinamento della professione d’avvocato sarà l’ultima riforma, l’ultima vera riforma varata dal Parlamento della sedicesima legislatura prima di chiudere i battenti e finire in archivio. Ci ha pensato la Commissione Giustizia ad ispirare ottimismo sull’ uscita in Gazzetta Ufficiale della riforma; infatti sono stati respinti 160 emendamenti in un colpo solo, la voglia, ma soprattutto l’esigenza è quella di approvare il testo, anche perché alternative al momento non se ne vedono.

Questa incombenza di chiudere è dimostrata anche dalla forzatura che è stata posta in atto quando, stravolgendo la prassi canonica, si è andati avanti nonostante la sessione di bilancio e superando provvedimenti, come il disegno di legge del governo su probation e detenzione domiciliare, che forse erano più urgenti della riforma forense.


Non sono mancate, infatti, le polemiche successivamente a questa decisione, ci ha pensato la caustica penna del Corriere della Sera, Gianantonio Stella, che non ha mancato di ricordare come la riforma forense fosse “l’unica legge messa in calendario dal Senato ormai agli sgoccioli è la riforma della disciplina forense cara a un sesto dei senatori (presidente compreso) di mestiere avvocati”.

Il commento è senza dubbio al tritolo, ma si fonda su un dato veritiero; è altrettanto giusto però ricordare che la riforma forense è quattro anni che sta navigando tra Camera e Senato, quindi è un testo, come dichiara il presidente del CnfGuido Alpa, che “è stato discusso nei minimi dettagli”. E’ una legge, comunque, assolutamente necessaria, basti pensare che andrà a sostituire un ordinamento che risale addirittura al 1933, dunque in un esecutivo che ha messo la modernizzazione fra le proprie priorità, non risulta difficile quanto possa essere attesa questa riforma.

Qualche perplessità, nonostante tutto, rimane; infatti per stessa ammissione dei senatori, la riforma necessiterà di essere corretta. Il presidente della commissione Giustizia, Filippo Berselli, ha confermato come alcuni dubbi sulla riforma siano piuttosto leciti “Formulo l’auspicio che possano essere superate nel prossimo futuro, con interventi mirati. Oggi abbiamo ottenuto il massimo risultato possibile, direi che è stato quasi un miracolo riuscirci”.

Ancora più drastico per certi versi Felice Casson, capogruppo del Pd in commissione: “Alcuni punti andranno modificati, in particolar modo quelli a tutela dei giovani avvocati e per facilitare il loro ingresso nella professione. Ma a fine legislatura, nella scelta tra fare una riforma perfettibile e non farla abbiamo scelto la prima via, con l’impegno a intervenire nella prossima legislatura. I punti da migliorare li conosciamo tutti”.


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