La riforma forense non è mai stata così vicina dal divenire realtà. Il disegno di legge che riscriverà dalle fondamenta le regole per accedere e svolgere la professione di avvocato sbarcherà domani in Senato, dove dovrebbe avere, nell’arco di 24 ore, conversione definitiva in legge.

Il testo è atteso da ottant’anni, da quando, cioè, nel 1933 vennero diramate le linee guida per la professione legale, rimaste pienamente in vigore fino a oggi, con tanti piccoli – e spesso problematici – aggiustamenti nel corso dei decenni, a fronte dei cambiamenti occorsi a livello sociale, legislativo ed economico.

Naturale che i principali deficitari, in questa situazione di perenne transitorietà, siano stati i giovani aspiranti alla carriera forense, che, col passare degli anni, hanno visto ridursi progressivamente gli spazi d’ingresso all’universo degli avvocati, parallelamente al dilatarsi dei tempi di tirocinio e praticantato.


Una indefinitezza che, oggi, nell’epoca della precarietà, ha raggiunto il suo apice e che tutti si augurano possa pervenire a una risoluzione conclusiva, con il realizzarsi della riforma dell’avvocatura.

Ma sarà davvero così? Vediamo. Intanto, è ormai sicuro che, tra le tante novità portate in dote dal nuovo testo di legge, ci sarà l’ufficializzazione di quello che negli ultimi tempi è diventato un dato acquisito, a metà tra un diritto troppo scarno per definirne i fondamentali e filtri sempre più spessi per entrare a pieno titolo tra i professionisti: il praticantato gratuito. Forse per indorare la pillola, i termini di praticantato vengono tagliati dai canonici 24 a 18 mesi.

Così, la riforma forense stabilisce in linea formale e definitiva come i primi sei mesi di praticantato dovranno essere svolti a titolo esclusivamente gratuito, con possibilità, a partire dalla settima mensilità, di vedersi riconosciuto un compenso, il quale, comunque, rimane una possibilità a titolo meramente facoltativo concessa ai “datori di lavoro”, per così dire.

E le nuove, nei riguardi dei giovani laureati che cercano di farsi largo nell’affollatissimo mondo dell’avvocatura, non finiscono qui: oltre alla gratuità, viene sancita in via normativa anche la facoltà di svolgere il tirocinio parallelamente a un impiego di qualsiasi natura – presso enti pubblico o privato – purché non sussistano evidenti motivi di conflitti d’interesse.

Questa è una disposizione che ha conosciuto più di una rivisitazione nel corso dei passaggi in Commissione da una Camera all’altra, anche se viene messo nero su bianco che l’impiego eventuale non dovrà essere soverchiante sul praticantato, che dovrà restare la principale “occupazione” dell’aspirante avvocato.

Inoltre, sarà possibile svolgere 12 dei 18 mesi previsti per completare il periodo di tirocinio anche nei ranghi dell’Avvocatura dello Stato, un ufficio giudiziario o, parimenti, pubblico in generale. Riguardo lo svolgimento di un periodo di praticantato all’estero, quindi, il limite temporale da non oltrepassare sarà fissato a soli sei mesi.

In linea del tutto ipotetica, sarà possibile svolgere un doppio praticantato presso due uffici legali distinti, anche se resta un mistero la platea di coloro disposti a spendersi su due fronti, con un carico orario e di lavoro più che oneroso con un corrispettivo economico nullo sancito ex lege.

Vai al testo della riforma forense

 


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2 COMMENTI

  1. […] dei praticanti, a figurare subito come valida, sarà la riduzione del periodo a 18 mesi – di cui i primi sei obbligatoriamente non pagati – mentre si dovrà aspettare per quanto concerne i corsi di formazione, così come per il […]

  2. […] caustica penna del Corriere della Sera, Gianantonio Stella, che non ha mancato di ricordare come la riforma forense fosse “l’unica legge messa in calendario dal Senato ormai agli sgoccioli è la riforma della […]

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