Intervenuto alla presentazione del rapporto annuale del Ministero della Salute, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lanciato un appello in difesa del Servizio Sanitario Nazionale, sulla cui possibile insostenibilità futura era già intervenuto nelle settimane scorse il Premier Mario Monti.

Come ricordato dal Capo dello Stato, in Italia il Servizio Sanitario Nazionale, pur con limiti e malfunzionamenti innegabili, rimane sostanzialmente uno dei migliori al mondo per qualità dell’offerta erogata e copertura universale del servizio. Questo significa che il percorso di Spending Review nel settore sanitario, così come impostato nei mesi precedenti (vedi Decreto Sanità), deve procedere ad interventi di razionalizzazione e riduzione degli sprechi evitando quanto più possibile di seguire la “scorciatoia” semplicistica dei tagli lineari. Queste le parole, in merito, del Presidente: “La filosofia della Spending Review dovrebbe essere quella di modificare meccanismi che generano spesa abnorme, non sostenibile e che a volte provocano degenerazioni, talvolta corruttive. E bisogna valutare i risparmi di spesa che discendono da modifiche strutturali. Le cose cambiano quando si parla di tagli pesanti. Qui nascono le difficoltà, le tensioni, i casi delicati e gli errori. La prospettiva deve essere di proseguire nel futuro selezionando attentamente gli interventi di riduzione e contenimento della spesa attraverso interventi di vera razionalizzazione del sistema senza nulla togliere alla sua funzione e ai diritti dei cittadini. Ma, chiedendo anche in ragione della capacità di reddito, di dare maggiori contributi”.

Obiettivo principale resta quello di non regredire da un “titolo di civiltà che è un fiore all’occhiello del nostro Paese nel mondo.


La strada indicata da Giorgio Napolitano per tutelare questo importante “gioiello di famiglia” è ispirata alla filosofia solidaristica del “chi più ha, più dia”, prevedendo un contributo economico a sostegno della Sanità pubblica che diviene progressivamente maggiore all’aumentare del reddito percepito: “Bisogna chiedere ai cittadini che, in ragione delle loro capacità di reddito, sono in condizione di dare maggiori contributi di darli, per finanziare il sistema sanitario pubblico”, ha detto il Presidente parlando a braccio. E, sulla questione della Sanità privata, ha prospettato per essa un ruolo sussidiario, di valido sostegno a quella pubblica che deve rimanere la forma basilare e prevalente del servizio, auspicando maggiori controlli, maggiore trasparenza e maggiore uniformità di trattamento: “Il sistema deve essere pubblico, ma affidarsi anche al privato, che però deve sottostare a regole più severe e a controlli più oculati”.

Alla relazione annuale sullo stato della Sanità italiana ha naturalmente partecipato anche il Ministro della salute Renato Balduzzi, presentando un documento che contiene, tra le altre cose, una valutazione generale dello stato di salute degli Italiani e delle politiche messe in campo per il suo miglioramento. Dallo studio condotto continuano ad emergere vecchi problemi difficili da sconfiggere, accanto a nuove strategie di prevenzione e cura. Tra le maggiori criticità, ad esempio, in Italia è ancora troppo elevata la percentuale dei soggetti fumatori (senza considerare gli esposti al fumo passivo), si inizia a bere alcool troppo presto e, contrariamente allo stereotipo della “dieta mediterranea”, si mangia male, tanto che il 43% degli adulti è sovrappeso od obeso.

Nel documento si illustrano i vari piani di prevenzione, tra cui quelli che riguardano la prima causa di morte in Italia, cioè i tumori. Come spiegato dal Ministro Balduzzi, “abbiamo fatto una fotografia per dare base sicura ai dati validati su cui fare un dibattito costruttivo sulle prospettive. Nel 2011 abbiamo avuto circa 10 milioni di ricoveri, 770 milioni di prestazioni ambulatoriali e specialistiche, abbiamo distribuito un miliardo di medicinali. Abbiamo un forte sistema di prevenzione, è cresciuta in modo importante la donazione di certi organi e tessuti”.

Lo stato di salute del Paese è buono, in linea con gli altri Paesi europei, ha spiegato il titolare della sanità ma, sul piano della prevenzione, c’è ancora molto lavoro da fare per la  valorizzazione di una cultura improntata ad una migliore alimentazione ed a corretti stili di vista. Come recita il detto, prevenire è meglio che curare, anche dal punto di vista del portafogli (sia pubblico che privato).


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2 COMMENTI

  1. L’idea del Presidente Napolitano andrebbe bene se non si stesse parlando di italiani….

    Purtroppo, a parte i lavoratori dipendenti che vengono tassati /e tartassati) alla fonte, gli altri possono dichiarare quello che volgiono e, prima chei contrlli li scovino….

    Pertanto, si verrebbe a creare la solita situazione che, il libero professionista dichiarando il minimo, gobrebbe dei benefici del Welfare a scapito di chi non lo può fare.

    A me è già successo con le graduatorie degli asili nido comunali. A me è stao negato (sono dipendente pubblico) mentre, liberi professionisti a me noti (negozianti vari, avvocati e notai) hano potuto inserire i loro pargoli….

    A quando un provvedimento tipo paesi scandinavi dove è ammessa la delazione anonima per smascherare i cosidetti furbetti del quartierino locali ?

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