La tenace volontà di proseguire nel riordino ha dovuto arrestarsi prima davanti alla pregiudiziale di costituzionalità sollevata in Commissione Affari costituzionali del Senato (in seguito ritirata), poi davanti alle già annunciate dimissioni del Presidente del Consiglio.

Ora, laddove il decreto n. 188/2012 non dovesse venire convertito (e la cosa pare oramai certa), le realtà provinciali resterebbero quelle che conosciamo, ma si aprirebbe una fase poco chiara sia per quanto attiene alla loro qualificazione giuridica, sia in merito alle funzioni loro spettanti.

Sul primo punto, in ragione del decreto salva Italia, le Province sono state trasformate in enti di secondo livello.
La legge elettorale in materia, però, non è stata ancora approvata e in sua assenza si pongono due interrogativi: le Province già commissariate andranno a elezioni o continuerà il loro commissariamento? Stesso quesito per quelle i cui organi devono ancora scadere.


Ora, sono del parere che ricorrere al commissariamento, per ragioni del tutto estranee a quelle che giustificano l’adozione delle ordinarie misure di controllo sugli organi dell’ente locale, appare di dubbia costituzionalità.
Pertanto, si dovrebbero celebrare le elezioni amministrative secondo le regole del sistema che conoscevamo.

Quanto al secondo problema, non dovrebbe operare lo svuotamento delle funzioni delegate alle Province che Stato e Regioni, in base al salva Italia, devono trasferire ai Comuni. La norma, che stabilisce questa riallocazione, non può certamente definirsi autoapplicativa, in quanto richiede appositi interventi statali e regionali, ad oggi assenti (Cfr., sul punto, C. RAPICAVOLI, Inusuale e sconcertante intervento del Governo).

Infine, sul pericolo di mancata manutenzione delle scuole in caso di non conversione del decreto n. 188/2012, paventato dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, va detto che il provvedimento normativo sulla spending review di quest’estate (decreto-legge n. 95/2012) riconosce in capo alle istituzioni provinciali alcune funzioni definite “fondamentali”, tra le quali rientra anche la gestione dell’edilizia scolastica.
La tesi di Filippo Patroni Griffi, secondo il quale l’assegnazione di questi compiti fondamentali è subordinata all’esito della procedura di accorpamento, non regge. Se questo fosse vero, vi sarebbe un lungo periodo, necessario per completare gli accorpamenti territoriali, in cui nessun ente potrebbe effettivamente esercitare queste funzioni provinciali (Cfr., L. OLIVIERI, Caos Province: lo crea da arte il Governo. Improvvisatori al potere (per poco), in www.rilievoaiaceblogoliveri.it).
In questo modo, non verrebbe forse leso il principio costituzionale di buon andamento, e quindi di efficienza dei pubblici uffici ex art. 97 Cost.?

Insomma se di caos si vuole parlare, questo va imputato a tre decreti-legge poco chiari e scritti in maniera dilettantistica.

I dilettanti allo sbaraglio di Corrado avrebbero sicuramente fatto meglio.


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