Il caso del calciatore Guglielmo Stendardo, trentunenne difensore dell’Atalanta, è un’anomalia nel mondo del calcio professionistico. Si tratta infatti di uno dei pochissimi giocatori professionisti della Serie A a potersi fregiare di una laurea.

Il difensore, che aveva precedentemente militato nella Lazio, nella Juventus e nel Napoli è stato bravo a conciliare l’attività calcistica ad alti livelli e lo studio, e alla fine, un paio d’anni fa, è arrivato all’ambita laurea in giurisprudenza. E ora, dopo aver svolto il biennio di praticantato, Stendardo si accinge ad effettuare in questi giorni a Salerno l’esame di Stato per diventare avvocato.

Tuttavia ciò ha comportato un inevitabile conflitto con la società di appartenenza, l’Atalanta, in quanto per poter partecipare all’esame ha saltato  la partita di Coppa Italia di ieri sera contro la Roma.


Stendardo ne aveva parlato tempo fa con la società, ma l’allenatore Colantuono, che sulla base del regolamento interno della squadra decide sui permessi, non ha voluto sentire ragioni.

Allora il giocatore, pur di non perdere la chance di tentare l’esame e per non dovere aspettare fino all’anno prossimo, ha rifiutato la convocazione.

La società non l’ha presa bene, e ha già fatto sapere che Stendardo dovrà aspettarsi dei provvedimenti, e se sembra sicuro che non sarà convocato domenica con la Juve, potrebbe anche saltare anche altre partite oltre a essere multato.

L’allenatore Colantuomo ha approvato la linea rigoristica della dirigenza: “Ci sono dei regolamenti, noi siamo a disposizione dell’Atalanta, siamo dei professionisti ben pagati. A volte si possono fare delle deroghe, come già successo con Stendardo, ma stavolta la situazione era delicata“. Poi l’allenatore continua sminuendo il sogno del calciatore di intraprendere la carriera forense: “Spero voglia continuare a giocare a calcio fin quando vorrà, non ha l’impellenza di svolgere la professione di avvocato“.


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