La notizia non è arrivata come un fulmine a ciel sereno perché la crisi di governo, dopo la sfiducia del Pdl al Dl sviluppo, era già effettiva, ma le “dimissioni irrevocabili” consegnate dal premier Monti al capo dello stato Napolitano destano preoccupazione, e non solo all’ Italia, vista la caduta delle borse il balzo dello spread a 360 punti.

Lo spartiacque che renderà effettive queste dimissioni è l’approvazione della legge di stabilità, è questo l’elemento imprescindibile che il professore ha fissato prima di lasciare il ruolo di primo ministro e di sciogliere il governo. L’accordo è stato ratificato anche dal presidente della repubblica Napolitano che, in un colloquio con Alfano, Bersani e Casini, ha spiegato di credere “in un percorso costruttivo e corretto sul piano istituzionale nell’interesse del paese e della sua immagine internazionale”. L’invito è evidente; niente scontri e collaborazione massima.

La legge di stabilità dunque, va approvata in tempi davvero stretti e con essa bisognerà deliberare anche su altri provvedimenti urgenti come il Dl Liste Pulite che, in vista delle future elezioni, è a dir poco necessario per far si che si svolgano in un clima disteso ma soprattutto trasparente.


La priorità a questo punto, oltre all’ approvazione del Ddl stabilità, diventa la necessità da parte del Governo di rassicurare i mercati che hanno già accusato una netta flessione visti gli eventi accaduti. L’incertezza politica, dunque, non deve fornire il destro per cancellare o mortificare i dolori progressi fatti sul piano economico dall’ Italia, quindi sarà importante che si faccia fronte a questa esigenza nel tumultuoso periodo prossimo che si dividerà fra campagna elettorale e programmazione economica.

L’ Ocse, in merito proprio a questo, ha già dichiarato senza mezzi termini che il futuro leader del paese non dovrà lasciare la linea tracciata dalla politica di Monti “il recente calo degli spread dipende da due fattori. Il primo è il miglioramento del sistema di governo della zona euro”. 

L’altro fattore, tuttavia, ha spiegato Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse, “era la convinzione degli investitori che in Italia, dopo il governo di Mario Monti, con o senza il suo coinvolgimento diretto, si sarebbero continuate le sue politiche. Invece si è visto che non appena c’è un ritorno di instabilità, i mercati ritrovano il nervosismo. La dice lunga sulla fragilità della situazione”.

Proprio in ragione di questo non sarebbe poi così impensabile ritenere che il prossimo 11 marzo, la nuova guida del paese potrebbe essere ancora Mario Monti, soprattutto qualora dalle elezioni nessuno dovesse uscire con una solida maggioranza politica e visto che il rinnovo della legge elettorale è saltato ed il Porcellum è ancora in vigore, se il Pd, l’unico partito ai sondaggi attuali che ci si avvicina, non raggiungerà il 40% dei consensi, le larghe intese saranno una scelta obbligata.


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