Terminate le primarie del centrosinistra torna prepotentemente d’attualità la legge elettorale che, in origine, avrebbe dovuto iniziare il suo iter in Senato oggi. Lunedì infatti la commissione Affari Costituzionali ha ricominciato a votare sul testo Malan approvando solo certi articoli ed emendamenti secondari. Ma ieri, ecco riesplodere lo scontro tra Pd e Pdl. Una nuova bozza elaborata da Gaetano Quagliariello (Pdl) ha fatto andare su tutte le furie il Pd perche’ ”scardina quanto avevamo stabilito finora”, come osserva Stefano Ceccanti (Pd). Quagliariello propone un premietto di ”soli 50 deputati”.

Il testo che rischia adesso di saltare prevede una proporzionale di fondo con soglia di sbarramento al 5% (4% per i partiti che si coalizzano, anche se il Pd vorrebbe uniformare tutto al 5%). I parlamentari saranno selezionati per due terzi mediante le preferenze e un terzo grazie alle liste bloccate. Infine è stato elaborato un sistema premiale a scaglioni sulla lunghezza d’onda della proposta di mediazione di Calderoli, ossia al di sopra del 40% del premio di maggioranza alla coalizione vincente fino ad arrivare ad un massimo di 340 seggi; al di sotto del 40% premio al primo partito in proporzione ai voti ottenuti.

Nello specifico, se il partito arriva al 30% il premio è in pratica all’8,4%, se arriva al 35% è vicino al 10%, se sta fra il 25% e il 30% è tra il 5 e l’8,5%. I democratici, contrari alle preferenze e nell’ ottica di evitare un “Er Batman bis” hanno proposto un tetto delle spese dei candidati fissato a 80 mila euro a candidato. Le preferenze dovrebbero, invece, essere tre di cui una di genere per i collegi con più di tre milioni di abitanti, due con alternanza di genere per quelli sotto i tre milioni. Tutti d’accordo anche sull’ emendamento anti Grillo, infatti oltre ai simboli dei partiti o gruppi politici dovranno essere consegnate le copie degli statuti.


Ciò che però si aspetta con molta attenzione è la discesa in campo di Silvio Berlusconi, notoriamente favorevole al Porcellum , dal momento che con quelle regole Bersani rischierebbe, in caso di vittoria, di trovarsi nella stessa situazione di Prodi del 2006. Inoltre il mantenimento di questo sistema elettorale con ogni probabilità spingerebbe il segretario del Pd ad allearsi con Vendola lasciando così fuori Casini che tornerebbe ad essere appetibile per il Pdl, o quanto meno una forza emarginata in campo.


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5 COMMENTI

  1. […] determinate alleanze politiche nel dopo – Monti, lo dimostra quanto accaduto mercoledì sera; Gasparri e Quagliarello, infatti, avevano contattato i colleghi del Pd, Finocchiaro e Zanda, per la mattina successiva alle 11 in Senato, con l’intento preciso di cercare una soluzione […]

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