Ancora poche ore e finalmente sapremo chi è il candidato premier per il centrosinistra. Le elezioni primarie più sofferte della storia in Italia sono dunque alle battute finali: dai risultati di questa sera dipenderà molto della politica dei prossimi anni.

Dopo i risultati di domenica scorsa, Pier Luigi Bersani parte da quasi 10 punti di vantaggio, forte del suo 44,9% raccolto nel primo turno di votazioni contro il 35,5% di Matteo Renzi.

Partita chiusa? Forse no. Nonostante il gap del sindaco fiorentino appaia molto difficile da colmare, circa 300mila voti per sorpassare Bersani, resta tutto da scoprire l’effetto che il braccio di ferro degli ultimi giorni ha finito per generare nel corpo elettorale.


Dopo il dibattito senza particolari sussulti di mercoledì sera in diretta su Raiuno, la contesa ha vissuto i suoi massimi picchi polemici proprio nella fase finale della campagna.

Renzi, forse consapevole di dover agitare le acque per tentare una rimonta quasi disperata, ha incitato alla partecipazione gli elettori non registrati al primo turno, aprendo l’apposita pagina web domenicavoto.it per iscriversi al ballottaggio, con tanto di spazio per inserire la tanto contestata giustificazione.

Una trovata che, assieme a un battage pubblicitario su quotidiani e social networkFacebook su tutti – non è stata ben accolta né da Bersani né dagli altri candidati sconfitti al primo round, che hanno firmato, tutti insieme, un duro esposto contro la condotta del sindaco fiorentino.

Dunque, ecco perché il primo, e imprevedibile, dato significativo sarà quello dell’affluenza finale: si parte dai 3 milioni e 100mila votanti di sette giorni or sono. Fondamentale capire l’eventuale astensione, innanzitutto, perché un calo considerevole di elettori rispetto a una settimana fa potrebbe macchiare l’intera operazione primarie, oltreché produrre un importante danno di immagine per tutto il Pd; ma soprattutto perché, se davvero molti elettori di domenica scorsa non avessero risposto alla seconda chiamata, le percentuali dei due avversari potrebbero discostarsi da quelle del primo turno.

Ecco spiegata la cautela i sondaggi di queste ultime ore, che preferiscono indicare range di percentuali piuttosto che quote precise, anche se resta confermata la tendenza prevalente con Bersani nettamente in testa. Non va dimenticato, in ogni caso, come le rilevazioni vengano svolte in base a quelle che restano intenzioni di voto, il che, naturalmente, non significa che poi tutti gli interpellati oggi si siano effettivamente recati ai seggi.

C’è, poi, la variabile impazzita dei “giustificati”: le domande accettate – su circa 128.733 – sarebbero state solo 7094. Ma i respinti saranno rimasti a casa davvero? Quanti “ritardatari”, alla fine, si sono veramente recati alle urne? E, soprattutto, quale dei due candidati avranno votato? A prima vista, a beneficiare delle new entries tra gli elettori di centrosinistra, dovrebbe essere Renzi, ma nulla, a questo punto, va dato per scontato.

Comunque, il trend resta quello del 25 novembre, e cioè Bersani al comando e Renzi a inseguire. Il divario tra i due contendenti,  pare essersi assottigliato secondo alcuni centri di ricerca: da 10 punti iniziali, le stime si riducono al 5-6% di voti in più a favore del segretario, per quella che resta, comunque, una soglia abbastanza sicura.

Ne dà spiegazione l’Istituto Swg, solitamente molto preciso nelle sue indicazioni, che stavolta invece prevede oscillazioni tra il 43 e il 47% per Renzi, contro il 53-57% per Bersani, a testimonianza di un quadro sommariamente definito, ma dove è meglio aspettare prima di suonare il gong finale.

Anche Coesis Research stima come l’ex governatore dell’Emilia-Romagna possa godere di una forchetta tra il 52 e il 56% dei consensi, un punto in meno di quanto calcolato, invece, da Quorum. Fuori dal coro, Ipr e Piepoli, che non vedono competizione, pronosticando Bersani vincente a mani basse, per 12 e 18 punti.

La chance di vittoria, insomma, paiono pendere sempre dalla parte del segretario, il quale, non a caso, giusto giovedì non ha mancato di riconoscere: “Se perdo sono un pollo”.

Altri organi di informazione, però, nei loro polls interni danno appaiati i due avversari, addirittura intravedendo una rimonta di Renzi che avrebbe del sensazionale, quasi storico.

A nostro avviso, pare molto difficile che il sindaco possa compiere una simile impresa, benché, come si diceva, gli scossoni dei giorni scorsi presentino più di un’incognita.

Oltre al nome del candidato, però, stasera di grande interesse per il quadro politico nazionale ci sarà da capire soprattutto lo stato in cui il Pd uscirà da queste primarie al veleno. E qui, non esistono sondaggi, previsioni o exit poll a poterlo in alcun modo anticipare.

 


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2 COMMENTI

  1. se non vince matteo renzi e’ la dimostrazione che il popolo italiano ancora non ha capito una mazza!

  2. io ho dato il voto il Centro Sinistra, oggi è un grande giorno chiunque sarà il vincitore.

    Raniero de Bellis

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