E’ finita, il candidato premier della sinistra italiana alle future elezioni di primavera è Pier Luigi Bersani, segretario nazionale del Pd, ad un terzo dei seggi scrutinati la percentuale del consenso è oltre il 60%, un risultato inaspettato vista l’imponenza mediatica di Renzi e la sua capacità di creare consensi intorno a sé. In realtà, alla vigilia del ballottaggio, il sindaco di Firenze stesso era consapevole che per sovvertire quel ritardo di oltre 9 punti percentuali di consenso, ci voleva un miracolo che non si è verificato, anzi, in alcuni seggi dove Renzi aveva vinto al primo turno, Milano su tutti, Bersani ha girato il dato a proprio favore.

L’esito del ballottaggio ha confermato i dati che erano emersi dai risultati del primo turno, Bersani ha stravinto grazie al sud e Renzi ha confermato, non senza sorpresa, la  sua leadership in quelle regioni tradizionalmente rosse come la sua Toscana. Dunque al di la dei voti di Vendola, Tabacci e Puppato, gli altri tre candidati al primo turno, la grande differenza è stata fatta dal sud che crea quella spaccatura abissale di oltre 20 punti percentuali.

Renzi ha riconosciuto subito, a mezzo twitter, la sconfitta “era giusto provarci, è stato bello farlo insieme. Grazie di cuore a tutti”  e durante la sua conferenza ha dichiarato “lui ha vinto e noi no, complimenti e buon lavoro” ed ha dichiarato come intenderà portare il proprio contributo all’interno del partito, consapevole di aver generato una nuova energia. Soddisfazione dello staff di Bersani che si limita ad un “abbiamo vinto”, ben più importanti sono le parole della Puppato che ha detto di aver votato Bersani in quanto ha risposto ai suoi 5 punti programmatici che aveva posto all’attenzione dei due candidati; “sui tagli ai costi della politica la pensiamo allo stesso modo” ha dichiarato la consigliera del Veneto.


Dunque adesso per sapere il futuro del Pd, il ballottaggio nella realtà dei fatti ha rappresentato le primarie del Pd, bisognerà attendere il congresso del prossimo autunno in cui il partito definirà i ruoli al suo interno, va inoltre detto che è stato registrato un calo sensibile degli elettori che si sono recati ai seggi, probabilmente difficilmente il dato dell’affluenza ai seggi si avvicinerà ai famigerati 3 milioni della scorsa volta. Ha vinto Bersani, ma la vittoria del Pd all’interno della sinistra italiana è ancora qualcosa su cui si deve lavorare.


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