Domenica 2 dicembre, dalle 8 alle 20, gli elettori del centrosinistra sono chiamati a votare al ballottaggio che deciderà quale sarà il loro candidato premier alle future elezioni di primavera. I due contendenti, ormai arcinoti, sono Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, e Matteo Renzi, il sindaco di Firenze. L’esisto sembra incerto e per nulla scontato, se è vero che Bersani al primo turno ha vinto bene, con un margine di oltre 9 punti percentuali e per quanto possa beneficiare del sostegno degli altri candidati ormai fuori causa, non può non pensare alla possibilità che domenica notte, durante lo spoglio, ci siano delle sorprese.

Dal momento che il popolo degli indecisi è costituito da una parte numerica alquanto rilevante abbiamo deciso di mettere a confronto i programmi dei due politici sui temi caldi e comuni, per vedere quali differenze ci sono e come cambierebbe l’amministrazione dell’Italia con uno o con l’altro.

Il primo punto da cui partire è fortemente in comune, si presenta sotto diciture diverse ma altro non è in definitiva che la voglia di credere nel riscatto del popolo italiano. Bersani parla di visione , ed è in sostanza quella voglia di credere negli italiani tanto cara anche al suo rivale toscano; “crediamo negli italiani – afferma Bersani – e nel risveglio della fiducia collettiva, nel futuro degli italiani, dei più giovani e delle donne”. Niente favole per il segretario di Piacenza solo la voglia di coesione per ottenere tutti insieme il cambiamento dell’attuale realtà.


Renzi, invece, non richiama le favole ma le promesse; “né proclami né promesse” , il suo slogan, ma soltanto la buona volontà di condurre gli italiani a tirare fuori il proprio meglio perché, secondo lui, il talento tutto italico è la prerogativa su cui puntare per il rilancio del Paese. A questa idea naturalmente corrispondono una serie di punti che strutturano questa volontà di ripresa economica.

Il segretario del Pd indica nella democrazia l’elemento imprescindibile mediante cui far passare la ripresa del paese, e per democrazia intende un grande contenitore nel quale collocare il rispetto della Costituzione che comporta un immediata e serrata lotta all’illegalità, all’evasione fiscale ma anche quei reati rivolti contro l’ambiente che deve essere una risorsa preziosa da custodire e non sperperare. Il rispetto della costituzione deve portare l’esecutivo ad essere un esecutivo costituente, dunque propositivo e fra queste proposizioni c’è la volontà di regolare il rapporto tra Stato, Regioni ed enti locali. Senza dimenticare che il conflitto d’interessi deve tornare di stretta attualità e deve essere risolto al pari della legislazione su antitrust, libertà di informazione e falso in bilancio.

Il sindaco di Firenze, invece, ha una visione più pratica per certi versi e punta molto sui Comuni che, nonostante i tagli vengono ritenuti degli attori principali per il benessere della popolazione in quanto sono loro ad erogare servizi di qualità e un vero modello di civiltà e di buongoverno. Alla stregua dei Comuni vanno considerate le aziende e le mille associazioni e realtà del terzo settore poiché, secondo Renzi, sono loro a tenere coese ed unite le nostre comunità e rendono l’Italia un Paese sul quale vale la pena investire.

L’istruzione è da sempre un tema caro ai governi, soprattutto in fase propositiva, perché quando si tratta di tagli è uno dei primi ambiti che ne risente, il programma di Bersani non trascura questo settore; “istruzione e Ricerca sono gli strumenti più importanti per assicurare dignità al lavoro e combattere le disuguaglianze“. L’intenzione di rilanciare la formazione e l’università avviene per mezzo di misure finalizzate a combattere la dispersione scolastica, a tutelare il diritto allo studio e a reperire quei fondi necessari per la ricerca e l’innovazione.

Renzi, dal canto suo, sostiene che c’è bisogno di “ un grande progetto per gli asili pubblici, migliorare l’istruzione riportando il merito nella scuola e nell’università, restituire potere d’acquisto alle famiglie con un intervento immediato per i redditi più bassi e un’azione decisa sulle tariffe che crescono da noi molto più che altrove, incentivare l’occupazione dei giovani, delle donne e degli over 55 con politiche mirate, introdurre un welfare biografico, che segua il percorso di ognuno e permetta a tutti di sviluppare appieno il proprio potenziale”.

Per Bersani lo sviluppo deve essere sostenibile in quanto è certo che per “vincere la sfida della globalizzazione è tornare a puntare sull’ eccellenza del made in Italy”. Il rilancio del paese però deve avvenire mediante una politica industriale che abbia come priorità il rispetto dell’ambiente e che coinvolga nel processo di sviluppo anche l’agricoltura e i servizi.

Renzi, invece, parte dal territorio come centro della crescita, , un territorio valorizzato dalla bellezza ma soprattutto dalla sostenibilità, altra parola chiave supportata dalla provocazione del sindaco che afferma di voler smentire Longanesi che parlava dell’Italia come di un Paese buono solo per le inaugurazioni. Le inaugurazioni al massimo devono servire per dare luogo a quel grande programma di interventi di recupero ambientale e messa in sicurezza fatto di investimenti sulla viabilità, sul trasporto pubblico locale, sull’ efficienza energetica per il rilancio tricolore.

Sanità, formazione e sicurezza rientrano sotto la più generica dicitura beni comuni, nel programma di Bersani devono “essere accessibili a tutti”. E’ fondamentale preservare “l’energia, l’acqua, il nostro patrimonio paesaggistico e culturale, il welfare come la formazione”, in ragione di ciò bisogna introdurre normative che definiscano i parametri della gestione pubblica o, in alternativa, i compiti delle autorità di controllo tutela  delle finalità pubbliche dei servizi. “Sono essenziali maggior razionalità valorizzazione del tessuto degli enti locali” i quali possono rivelarsi rimedio efficace contro la crisi piuttosto che una malattia da curare.

Il sindaco di Firenze, ancora una volta, cala concetti simili nella realtà territoriale dei comuni; infatti ritiene che sia necessario poi rivedere il patto di stabilità per permettere ai Comuni meritevoli di investire sul loro futuro, coinvolgere i cittadini nel welfare, nella sicurezza e nella protezione civile rafforzando le autonomie dei Comuni in questi settori. Lo strumento più importante, secondo il programma di Renzi, per il rilancio della nostra economia è la semplificazione.

Il lavoro, forse anche per storia personale, è sicuramente uno dei temi più cari a Bersani che ne parla come di quel parametro “di tutte le politiche. Metteremo la creazione di nuovi posti di lavoro e la dignità del lavoratore al centro dell’azione del governo italiano ed europeo”. Gli intenti sono quelli di ridisegnare ilsistema fiscale e contestualmente combattere la precarietà sovvertendo le politiche messe in atto dal governo di centro destra. La competitività non deve essere frutto dell’abbassamento delle condizioni dei lavoratori ma della loro capacità produttiva adeguatamente premiata ed incentivata.

Renzi non parla direttamente del lavoro ma ritiene che il fisco deve essere semplice, la dichiarazione dei redditi deve essere precompilata per i singoli come per le aziende. La semplificazione deve essere la prassi a tutti i livelli, ridurre la burocrazia è una priorità, oltre che una necessità, bisogna ridare centralità all’ utente. Tutto questo è possibile, secondo Renzi, poiché in Italia ci sono già esempi di buona amministrazione che è possibile seguire.

Questi, in sostanza, sono i principali punti su cui i due contendenti si confrontano maggiormente, poi ognuno, nel proprio programma, vanta peculiarità distinte meno delineate nell’ altro e viceversa. Il 2 dicembre sapremo quale dei due programmi avrà convinto maggiormente gli elettori.


CONDIVIDI
Articolo precedenteIlva, il Consiglio dei Ministri approva il decreto
Articolo successivoLotta al terrorismo, la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna la Svizzera

4 COMMENTI

  1. lo dico con molto dispiacere perchè si spera sempre che prima o poi ci rappresenti qualcuno diverso o comunque all’altezza della situazione
    La sensazione del cittadino medio ( io) è la solita non siamo ancora in grado di dare una ” trasparenza” ad una pubblica elezione e a mantenere le ultime promesse di lealtà fatte da 2 rappresentanti della stessa fazione non ci è servito neanche prendere spunto della recenti elezioni americane. Che vinca uno o l’altro a questo punto non credo che cambi molto tecnicamente ( io non sono un esperto ma forse proprio per ciò riesco a dare un parere tecnico più freddo) Bersani ha ( come era prevedibile) i numeri) Renzi ( a cui i non tecnici del settore come me strizzano l’occhio) ha avuto un grosso consenso ma non la leadership completa
    hanno avuto l’opportunità ( grazie anche all’impegno che hanno dimostrato in campagna elettorale) di riportare i cittadini al voto ( se capissimo che lo stato siamo noi e ci impegnassimo singolarmente e relativamente alle nostre possibilità e competenze per la società in cui viviamo i problemi si affronterebbero nella giusta direzione) ma sembra da quello che sta succedendo non riescano a governare insieme ( ciascuno vuole imporre la sua supremazia ) di questo chiaramente si avvantaggiano solo gli altri competitor ( Vendola )
    Voglio ancora sottolineare che io non ho niente contro Bersani , Renzi o Vendola e che ( anche se non sembrerebbe) dobrebbero essere della stessa corrente politica

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here