Il 13 novembre il Consiglio di Stato aveva bocciato per la seconda volta il regolamento del governo sull’ Imu per la Chiesa e gli altri enti “no profit”.Tuttavia ieri a distanza di meno di due settimane è comparso in  Gazzetta Ufficiale il regolamento con lo stesso testo, come se i rilievi dei giudici amministrativi non fossero mai avvenuti, ma nella convinzione di averli assolti.

Il testo del decreto dell’Economia, a cura del ministro Grilli, in pratica presenta una struttura identica a quello che invece era stato respinto, questa decisione rischia di spingere nella più totale confusione chi dovrebbe corrispondere l’imposta nel 2013 e forse continuerà a non pagarla mentre chi la paga non riesce a cogliere la motivazione degli sconti per gli altri, senza contare i Comuni bisognosi di chiarezza sui gettiti e senza escludere la possibilità che si fa sempre più concreta di una pioggia di ricorsi.

Il governo, dal canto suo, ha compiuto una scelta precisa che verte sulla definizione di “non commerciale” e quindi il tutto sta nel rilevare la presenza o meno di profitto. Nel caso in cui l’ente non contragga utili, o non li distribuisca o li rivolga alla solidarietà o anche li investisse nuovamente nelle attività educative, sanitarie, alberghiere, culturali, sportive, non pagherà l’Imu; a patto che, prosegue il Governo, i servizi siano devoluti gratis o ad una cifra simbolica e in qualsiasi caso “non superiore alla metà della media” di mercato o che semplicemente coprano “solamente una frazione del costo effettivo del servizio”.


Questa tipologia di parametri redatta per permettere l’esenzione agli enti “no profit”, chiesa compresa, per due volte ha ottenuto parere negativo dai giudici del Consiglio di Stato in quanto nel loro verdetto hanno riscontrato “profili di criticità” che non li renderebbero attuali, non solo, ma nella fattispecie non sono ritenuti pertinenti alla nozione di impresa come “entità che esercita un’attività economica” (non commerciale) assunta da tempo dall‘Unione Europea. Attività che consiste “nell’offrire beni e servizi in un mercato” indipendentemente dalla capacità di realizzare utili o meno.

Questo perché anche qualora il bilancio dell’impresa fosse in rosso non sarebbe un motivo sufficiente per poter esentare l’azienda dal pagamento della tassa, invece in base al regolamento stilato dal Governo alla fine anche attività che hanno costi e ricavi, dunque che hanno un ruolo paese nel mercato, potranno non corrispondere l’Imu. Una esenzione che non è passata sotto silenzio all’occhio vigile dell’Europa che rivolge molta attenzione all’Italia dal momento che sull’Italia pende l’infrazione per aiuti di Stato illegittimi, quelli elargiti al Vaticano.

Questa situazione potrebbe costare cara al nostro paese , addirittura fino a 3,5 miliardi, se prendiamo in considerazione (come stima il ministero dell’Economia) mancate entrate per 300 – 500 milioni all’anno, da rendere a partire dal 2006 (anno della prima legge in ambito di Imu al no profit). Le posizioni della Chiesa sono state difese da padre Ciccimarra, presidente Agidae (gestori degli istituti cattolici) “tutte le scuole sono già in fallimento, così le chiuderemo in un anno, licenzieremo 200 mila persone”. Nel frattempo il Pd, con la responsabile del welfare Cecilia Carmassi, ricorda l’esigenza di “salvaguardare il patrimonio sociale”. 

 


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