Ieri, non si sono tenute solo le primarie per il candidato premier del centrosinistra. In Valsamoggia, provincia di Bologna gli aventi diritto al voto di cinque Comuni sono stati chiamati per una votazione inedita: l’ipotesi di fusione in un unico ente municipale.

Il risultato del referendum consultivo è stata una vittoria dei sì, seppure non nettissima, con il 51,47% dei consensi, pari a 5.731 preferenze, contro i 5.404 pareri negativi, per un’affluenza di poco al di sotto del 50%.

Le località interessate erano quelle di  Bazzano, Crespellano, Savigno, Castello di Serravalle e Monteveglio, che coprono una superficie pari a 178 chilometri quadrati per poco meno di 30mila abitanti complessivi.


Si tratta di una consultazione, nel suo piccolo, storica, perché per la prima volta alcuni enti limitrofi votano per unirsi e non per dividersi. Nel periodo attuale, con la difficoltà che sta incontrando il riordino delle Province ad andare in porto, siamo di fronte, indubbiamente, a una novità di respiro nazionale.

Mentre, infatti, alcuni enti fanno le barricate contro i tagli, magari minacciando la chiusura del riscaldamento negli edifici scolastici, o, più banalmente, facendo ricorso al solito, immancabile campanile, alcuni piccoli, semi-sconosciuti Comuni vanno controcorrente e decidono di mettere insieme le proprie forze.

I sì hanno prevalso a Monteveglio (59,03% contro 40,97%), Crespellano (57% contro 43%) e Castello di Serravalle (51,74% contro 48,26%). Non tutti, però, hanno mostrato piena concordia nella proposta: il no alla fusione è infatti arrivato da Bazzano (58,52%) e Savigno (56,75%).

Il referendum della Valsamoggia fungerà anche da laboratorio per quei piccoli uffici che vengono spesso tirati nel calderone dell’accorpamento dei servizi. In particolar modo, spesso si dibatte sulla reale efficienza delle Comunità Montane ancora esistenti, o, ancora, se Comuni periferici, soprattutto di zone collinari o montuose, non debbano accorparsi per spendere meglio le poche risorse di cui si trovano a disporre.

Sul tema delle funzioni associate, infatti, il dibattito si fa sempre più caldo a fronte della scarsità di ossigeno che rimane agli enti locali. Il coraggio dei cittadini della Valsamoggia, d’ora in avanti, farà da banco di prova: se migliorerà l’efficienza dei servizi e i cittadini ne avranno beneficio, allora, potrebbe innescarsi un effetto domino per altre situazioni analoghe, tutt’altro che rare nel nostro Paese.

Ora, a ratificare l’annessione dei cinque enti, toccherà però all’Assemblea regionale: quello di ieri era, infatti, un referendum consultivo, il cui parere è da intendersi non vincolante e, per questa ragione, non esigente del quorum.

Indubbiamente, i cittadini hanno espresso una volontà chiara, di cui ora la Regione non potrà che tenere conto, istituendo, dunque, il nuovo super-Comune, al confine tra le attuali province di Bologna e Modena.


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1 COOMENTO

  1. Magari fosse di spinta per molte altre unificazioni amministrative di “valle”, che chi conosce la montagna sa costituire un’unica entità naturale (anche con forti campanilismi fra valli contigue) prima che amministrativa… proprio di quelle entità preesistenti alla costituzione che l’art. 5 valorizza.

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