Alla fine l’intesa sull’accorpamento del voto per le elezioni regionali di Lazio, Lombardia e Molise e le elezioni politiche sembra essere molto vicina. A seguito dell’incontro tenutosi nella serata del 16 novembre tra il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con i Presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani, ed il Premier Mario Monti, una nota del Quirinale comunica che il Capo dello Stato ritiene, sulla base di “valutazioni d’interesse generale (…)appropriata la data del 10 marzo 2013” per rinnovare la guida delle tre Regioni di Lazio, Lombardia e Molise (che insieme fanno circa un quarto del corpo elettorale italiano). Al tempo stesso, continua la nota, “una costruttiva conclusione della Legislatura – dettata anche dalla serietà dei problemi che il Paese ha di fronte e dall’acutezza di fenomeni di disagio sociale che si vanno manifestando – sconsiglia un affannoso succedersi di prove elettorali”. Ecco dunque che l’accordo tra Quirinale, Governo e partiti a favore dell’Election Day (regionali + politiche) sembra essere quanto mai a portata di mano.

Il comunicato del Quirinale prosegue tenendo conto anche dei recenti sviluppi giurisprudenziali: “La convocazione, che comunque non spetta al Presidente della Repubblica, di elezioni per il rinnovo dei Consigli regionali scioltisi in Lazio e Lombardia per crisi politiche e in Molise per giudizio di illegittimità, è regolata da diverse normative regionali, pur dovendosi considerare i principi generali posti dalla sentenza n. 196/2003 della Corte Costituzionale e rispecchiatisi nella recente sentenza del Tar Lazio”. Una sentenza, quest’ultima, che potrebbe far slittare in avanti la data per elezioni nella Regione del Centro.

Per quanto attiene alle elezioni politiche, Giorgio Napolitano ritiene “adempimenti prioritari e ineludibili” l’approvazione della Legge di Stabilità per il 2013 e della legge di bilancio. Segue, poco meno importante di queste ultime per il Capo dello Stato, l’accordo (“altamente auspicabile”) per una nuova legge elettorale. A questo riguardo, “l’esigenza di regole più soddisfacenti per lo svolgimento della competizione politica e a garanzia della stabilità di Governo, e le aspettative dei cittadini per un loro effettivo coinvolgimento nella scelta degli eletti in Parlamento, rendono altresì altamente auspicabile la conclusione – invano a più riprese sollecitata dal Presidente della Repubblica – del confronto in atto da molti mesi per una riforma della legge elettorale”. Nel corso dell’incontro tra le massime cariche dello Stato, il Presidente della Repubblica ha infatti richiamato “l’orientamento e l’impegno a concordare tale riforma che erano risultati già dagli incontri da lui tenuti alla fine dello scorso mese di gennaio con gli esponenti dei cinque partiti rappresentati in Parlamento”.


Un tira e molla, quello sulla legge elettorale, a cui, stando agli ultimi paletti piantati da Giorgio Napolitano per rendere possibile l’Election Day, diventa assolutamente necessario porre termine una volta per tutte. Il Presidente ha ricordato il suo stop all’accorpamento di elezioni politiche e regionali del 3 novembre scorso, spiegando che esso era dovuto proprio alla “carenza, fino a quel momento, di condizioni oggettive e di ‘motivazioni plausibili’ per un’anticipazione sia pur lieve della convocazione delle elezioni politiche. Si attende dunque il verificarsi delle condizioni opportune per la decisione che la Costituzione riserva al capo dello Stato”. Il che significa, ancora una volta, un accordo per una legge elettorale (fosse anche solo puramente transitoria) sostitutiva dell’attuale Porcellum.

Non si sono fatte attendere le reazioni del mondo politico all’incontro al Quirinale tra le massime cariche dello Stato. Il Segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, in piena campagna elettorale per le primarie del Centro-Sinistra del 25 novembre 2012, si è dichiarato, almeno a parole, d’accordo in tutto e per tutto con il Capo dello Stato: “Per quanto riguarda noi, siamo pronti a lavorare per creare i presupposti di cui parla il Presidente della Repubblica: Legge di Stabilità e legge elettorale. Quindi, noi siamo assolutamente disponibili a dare il nostro contributo in questa direzione”. È probabile che la frecciata di Napolitano all’inconcludenza con cui le forze politiche stanno tirando in lungo l’approvazione di una nuova legge elettorale sia rivolta, specie in quest’ultima fase, principalmente al Partito Democratico, contrario alla soglia del 42,5% (di fatto irraggiungibile per tutti, data la grande frammentazione del panorama politico) per ottenere il premio di maggioranza, soglia su cui si trova invece sostanzialmente d’accordo la vecchia maggioranza di Centro-Destra (Popolo della Libertà, Unione di Centro e Lega Nord). L’obiettivo di una soglia così elevata è sbarrare la strada al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, almeno secondo la linea ufficiale. Ma, di fatto, anche al Partito Democratico, che nei sondaggi è in questo momento (e ormai dai quattro referendum del giugno 2011) la prima forza politica del Paese.

Esulta infatti apertamente il Segretario del PdL Angelino Alfano, che affida a Twitter il proprio commento al vertice del Quirinale: “Ok il comunicato del Quirinale. Si va verso l’Election Day: prevale il buonsenso, prevalgono le nostre buone ragioni”, aggiungendo che in questo modo verrebbero (il condizionale è ancora d’obbligo) “risparmiati 100 milioni”.

Soddisfatto anche il Segretario federale della Lega Nord Roberto Maroni, che affida invece a Facebook la propria soddisfazione: “Sarà Election Day allora, proprio come chiedeva la Lega. Alla fine arrivano tutti a darci ragione”.

Dietro le quintecontinuano intanto le grandi manovre per la preparazione, in una forma o in un’altra, del Monti-bis, anche senza un’aperta discesa in campo del Professore. Monti-bis che sarebbe, di fatto, una realtà nel caso in cui dalle elezioni per il rinnovo delle Camere non uscisse una maggioranza chiara per governare il Paese. Mentre è molto probabile, in caso di accordo sull’Election Day, anche una chiusura anticipata del settennato di Giorgio Napolitano al Quirinale. Il Presidente potrebbe infatti verosimilmente di farsi da parte subito dopo il voto, per far sì che sia il suo successore a gestire la transizione verso il futuro Governo.


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  1. […] infatti al di la di tutti i provvedimenti presi, e prima ancora dei numerosi solleciti del Presidente della Repubblica Napolitano, la squadra di Monti era al lavoro per riformare il “porcellum” della discordia, ossia […]

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