Mediazione civile, anche i commercialisti dicono la loro. Dopo il colpo di scena che ha visto prima affondare, poi risorgere l’emendamento salva obbligatorietà, ora anche il Consiglio nazionale dei contabili interviene nel dibattito che continua a suscitare forti divisioni, specialmente nel mondo forense.

Come noto, dalla sua istituzione la mediazione ha generato un esercito di nuove specializzazioni professionali e nuovi occupati che, a seguito della sentenza di bocciatura emanata dalla Corte costituzionale, vede improvvisamente i propri orizzonti improvvisamente ristretti.

A questo proposito, i commercialisti spiegano in una nota informativa ad hoc quelli che, secondo loro, devono essere i tratti fondamentali di un buon mediatore, formato e pronto a incidere fattivamente nelle controversie, fin dai primi casi esaminati.


Secondo la nota del Consiglio, i commercialisti devono intanto possedere precisi requisiti: laurea triennale o iscrizione ad albo professionale, aggiornamento quantomeno biennale e casellario giudiziale immacolato.

E proprio sul lato dell’aggiornamento si concentra il documento dei commercialisti, che notano come il minimo sindacale di 50 ore enunciato in normativa vada aggiustato secondo obiettivi specifici.

Il legislatore, infatti, scrivono i commercialisti, aveva indicato una duplice funzione del cammino di crescita previsto per i mediatori: da una parte la classica gestione dei conflitti, dall’altra la divulgazione di un vero e proprio “Bignami” della mediazione, cui attingere per risolvere i casi di varia natura di volta in volta esaminati.

Innanzitutto, i mediatori vanno incentivati all’aggiornamento e alle esperienze di “anticamera” della professione tout court, per mezzo in special modo di un tirocinio in grado di dare una panoramica completa delle fattispecie di casi che i futuri conciliatori si troverebbero ad affrontare.

L’iter di aggiornamento si evolve nel canonico piano formativo di non meno di 18 ore, da un lato, e dall’altro nella presa in parte a un minimo di 20 casi di mediazione, con la tipologia dello stage e di un tutor al seguito.

La normativa in vigore, infatti, identifica ben venti tipologie di possibili vertenze, un insieme decisamente troppo vasto per una categoria professionale ancora in nuce.

A questo proposito, i commercialisti propongono che avvenga un’apertura capillare di sedi di formazione e di affinamento per i mediatori, al fine di fornire ai candidati un parco più vasto possibile di casistica.

Quello che i commercialisti fanno notare, però, è che il ricorso a queste tipologie di formazione professionale può rivelarsi problematico dal ristretto numero di mediazioni, che preclude, per molti aspiranti mediatori, il completamento di un adeguato percorso formativo.

La soluzione, secondo il CndCec, è quella di aprire un numero più ampio di aule didattiche, al fine di includere tutti i futuri mediatori in un percorso generalizzato di tirocinio, dove teoria e pratica possano incontrarsi produttivamente e costruire, così, professionisti con un bagaglio di conoscenze e di esperienze già solido.

Leggi la nota informativa del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti

 

 


CONDIVIDI
Articolo precedenteNapolitano apre all’Election Day, possibile convergenza sul 10 marzo
Articolo successivoPrimarie Centro Sinistra 2012: il programma di Renzi

1 COOMENTO

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here