Mai come questa volta, è proprio il caso di dire “si salvi chi può”, o meglio, i pochi che possono. Sull’infinita questione degli esodati, ora parte la caccia ai nuovi fortunati. Dopo l’approvazione della copertura in legge di stabilità, l’inghippo più stretto in cui è stretto il governo Monti finalmente inizia pian piano a sciogliersi.

Tutto risolto, dunque? Neanche per idea. Basta scorrere le cifre dedicate al rientro nei canoni del welfare tutti i lavoratori che hanno abbandonato il posto di lavoro senza garanzie per la riscossione della pensione, per scoprire che le risorse stanziate non saranno affatto sufficienti per assicurare a tutti gli esodati un approdo sicuro.

Intanto, secondo quanto previsto nell’emendamento inserito in nel provvedimento finanziario, che ha ottenuto l’imprimatur da parte della Ragioneria dello Stato, la nuova copertura pro esodati arriverebbe dalla sovrapposizione di due differenti “riserve”.


Una prima lenzuolata  arriverà per effetto delle risorse eccedenti rispetto a quelle messe a consuntivo per il salvataggio dei primi 120mila ex lavoratori, inseriti in due decreti emanati la scorsa estate. Persone che stanno facendo domanda proprio in queste settimane per uscire dall’oblio della mancata salvaguardia.

Difficile stimare fin da ora a quanto questo millantato risparmio ammonterà. Con ogni probabilità, se il monitoraggio previdenziale già in programma per l’estate prossima darà responso positivo, si tratterà non più di qualche decina di milioni di euro, i quali, dunque, verranno destinati a tutelare quegli esodati ancora esposti all’incertezza.

A queste eccedenze, secondo quanto aggiunto in legge di stabilità, si dovrà sommare, in caso le risorse si rivelino insufficienti per la tutela dei fuoriusciti, il taglio della mancata rivalutazione delle pensioni sopra i tremila euro lordi, pari a sei volte la minima.

Un’ulteriore ammontare che, secondo i primi calcoli, dovrebbe aggirarsi sui 250-300 milioni di euro, anch’essi destinati a salvare il numero più ampio di esodati che il nuovo paracadute possa accogliere.

Eppure, come già l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, promotore di un testo di legge bocciato dalla Ragioneria dello Stato, aveva fato notare, sarebbero necessari, da qui al 2019 oltre cinque miliardi di euro.

Uno stallo giustificato dal fatto che le poche e vaghe stime ufficiali esistenti sugli esodati – sia ereditati dal governo Monti per effetto della riforma Sacconi, che creati dalla legge Fornero – certificano la popolazione dei non tutelati in centinaia di migliaia di soggetti.

Una vera moltitudine, cui sarebbe naturalmente impossibile porre rimedio con semplice un colpo di spugna, ragion per cui la questione esodati continuerà anche nei prossimi mesi  – e anni – a tenere in scacco le possibili modifiche al welfare che i futuri ministri intendessero realizzare.

Ma l’aspetto più interessante, e meno noto, è che le due nuove misure – risparmio dai fondi già esistenti e deindicizzazione delle pensioni ricche – finirebbero per assicurare al piano di salvataggio per gli esodati un non così abbondante “tesoretto” di neanche 500 milioni, sempre ammesso che non vengano commessi errori con la calcolatrice.

Dunque, siamo appena a un decimo, forse meno, sul totale degli esodati: proprio così si spiega come, a fronte dei sensazionalistici titoli da cui pare che la grana sia stata risolta una volta per tutte, i nuovi salvaguardati siano ufficialmen “solo” 10.130. Dunque, insieme a quelli già tratti in salvo, la platea dei fortunati, a oggi, è di poco più di 130mila ex lavoratori, forse neanche la metà della popolazione senza garanzie.

Resta, poi, un’ultima perplessità: perché un governo, che ha ammesso di aver preso una cantonata aprendo a dismisura il girone degli esodati, chiede ad altri pensionati, seppur benestanti, un nuovo sacrificio per risolvere la questione? Buonsenso vorrebbe che chi ha aperto il buco, poi si adoperi per mettere la pezza.

Magari, il governo si sarebbe ricostruito un’immagine su questo dramma sociale, se solo avesse colpito i veri privilegiati delle pensioni, tra coloro che annoverano tre, quattro, cinque assegni mensili per incarichi svolti in passato, o ancora, scegliendo di eliminare qualche vitalizio di troppo, di cui la nostra classe politica abbonda anche in tempi di austerità.

Ma qui siamo in Italia, e la giustizia sociale è un concetto che finisce puntualmente con le campagne elettorali.

Leggi l’emendamento esodati in legge stabilità

 


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