Apprendistato, avanti tutta. Il ministro del Welfare Elsa Fornero si dice più che mai convinta di puntare su questo strumento per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, proprio nel momento in cui vengono chiariti, tramite studi e circolari istituzionali che chiariscono l’attuazione della nuova riforma del lavoro.

La legge 92/2012, da questo punto di vista, è estremamente chiara: stop alla procrastinazione sine die dei contratti simbolo del precariato, come progetti e co.co.co, e largo uso dell’apprendistato come forma di accompagnamento e di formazione ai nuovi ingressi nel mondo lavorativo, tipologia prediletta per la somministrazione di contratti a termine.

A questo proposito, nei giorni scorsi il Ministero ha diramato una circolare che specifica come l’intervallo tra un rapporto e il successivo possa essere ridotto, dai 90 giorni – per i contratti oltre i 6 mesi – o dai 60 – per quelli più brevi – rispettivamente a 30 o 20 giornate, possibilità peraltro già anticipata dal decreto sviluppo 92/2012.


A stabilirlo, secondo il documento, dovrebbe essere la contrattazione collettiva nazionale, che dunque arginerebbe eventuali ingerenze del governo. Il problema, però, è che molte categorie tra i contratti in scadenza a fine anno non godono di una regolamentazione generale di questo genere. Così, circa 400mila contratti prossimi alla conclusione non potranno giovarsi di questa novità: e si tratta, soprattutto, si dipendenti della pubblica amministrazione.

Sull’apprendistato, invece, quello che resta è una convinta incentivazione al ricorso a questa forma di rapporto, soprattutto per mezzo di alcuni sgravi alle aziende che ne aprono di nuovi e che ne confermano, nell’arco di tre anni, una quota superiore a un terzo tramite formalizzazione dell’assunzione definitiva.

In particolare, questi bonus vengono riconosciuti qualora l’azienda investa convintamente nella crescita del giovane lavoratore, sostenendone la formazione e il suo ottenimento di una qualifica riconosciuta.

A questo proposito, il ministro Fornero pare stia pensando a una massiccia campagna di comunicazione istituzionale per diffondere il verbo pro apprendistato contenuto nella riforma.

A suo avviso, infatti, resta l’unica via per non fare schizzare la disoccupazione alle stelle, una scelta obbligata di cui il mercato deve essere consapevole, sia da parte dei lavoratori che da quella delle imprese.

Anche in Europa si starebbero seguendo identiche vie e, per questo, il ministro starebbe pensando ad alcuni spot sulle reti nazionali che sostengano l’adozione di questo genere di contratti anche nel nostro Paese.

I quali contratti, lo ricordiamo, vengono distinti in apprendistato professionalizzante, qualificante e di alta formazione. In primis, quello professionalizzante è incentrato specificamente sul raggiungimento di una riconosciuta qualifica professionale, abilitante per lo svolgimento di una data mansione lavorativa.

Quindi, l’apprendistato qualificante si contraddistingue in qualità di un preciso cammino diretto all’ottenimento di un diploma, che può anche fungere da surrogato per il completamento dell’obbligo d’istruzione.

Infine, l’apprendistato di alta formazione è più incline all’ingresso nel mondo del lavoro per i neolaureati o diplomati, essendo anche affiancabile a un percorso che possa fungere da estinzione del percorso di studi che va dalla scuola superiore fino allo stesso dottorato di ricerca.


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