Mentre tutti i partiti si affannano a cercare nuovi ritocchi alla legge di stabilità, il testo continua il suo iter parlamentare e si appresta a ricevere l’investitura da Montecitorio.

E’ prevista per la settimana, infatti, la votazione alla legge finanziaria dello Stato alla Camera, proprio nei momenti in cui si cerca di trovare la quadra ad alcuni spinosi capitoli della nuova “manovra”.

Nonostante alcuni punti come gli esodati o, da ultimo, anche il drastico taglio della pubblica illuminazione, la legge potrebbe dunque ottenere il via libera dai gruppi parlamentari e marciare spedita verso la sua approvazione a colpi di fiducia.


Entro fine anno, infatti, al legge andrà giocoforza convertita, essendo al suo interno contenute le linee guida di programmazione economico-finanziaria per il biennio a venire.

L’arrivo in Aula del disegno di legge è previsto per domani, termine entro il quale le forze politiche farebbero meglio a trovare un accordo per evitare il protrarsi della legge da un ramo all’altro del Parlamento. In ogni caso, la legge di stabilità è già fonte di ampi e diversificati dissidi che non è difficile prevedere il ricorso, da parte del governo, al voto di fiducia, strumento di cui l’esecutivo Monti ha dimostrato in più occasioni – circa 40 finora – di apprezzare l’utilizzo.

A trattenere le misure proposte dal governo sulla legge di stabilità, sarebbe la Commissione Bilancio, che starebbe verificando la disponibilità di risorse anche sulle nuove misure fiscali in programma.

Se, in un primo momento, era infatti previsto un innalzamento delle aliquote Iva e un relativo abbassamento dell’Irpef, ora sembra che il comparto tributario venga lasciato immutato.

In questo modo, i fondi già stanziati per sopperire al calo Irpef andrebbero a finire per alleviare il peso del cuneo fiscale, ossia la tassazione su lavoro dipendente, di cui le imprese chiedono da tempo un taglio convinto.

Dunque, una legge ancora tutta da scrivere, mentre altri importanti provvedimenti si affacciano alle porte del Parlamento e il tempo della legislatura si assottiglia sempre più.

Non ultimo, tra i documenti in attesa di votazione, il decreto taglia-province, approvato dal Consiglio dei ministri e già fonte di infinite discussioni, con tanto class-action delle province capeggiata dall’Upi nazionale.

Non mancano all’appello dei testi ancora da convertire in legge anche la legge elettorale, che dovrebbe finalmente vedere la bozza di un accordo tra le varie parti in causa nei prossimi giorni, più il decreto sviluppo-bis e tutti gli accorgimenti in programma per trarre in porto la delega fiscale. Insomma, il tempo del governo è agli sgoccioli, ma c’è ancora un mare di provvedimenti da approvare.

 


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