Saranno dodicimila gli esuberi nelle Province per effetto del taglio degli enti contenuto nella spending review, che ha ridotto il numero degli enti di “secondo livello” da 86 a 51.

E’ questo uno degli effetti più temuti dopo il riordino cui il Consiglio dei ministri ha detto sì, tra non poche polemiche e ricorsi già annunciati, prima di alcuni enti disparati poi, a nome di tutte, dell’Upi, che ha suonato la grancassa degli oppositori con proclami anche drammatici, come la minaccia di spegnere il riscaldamento negli edifici scolastici.

Sin dalle prime battute, infatti, uno dei punti più unanimemente criticati della riforma riguardava i destini dei dipendenti nelle Province accorpate secondo i criteri, lo ricordiamo, dei 250mila abitanti, o, in alternativa, di 3500 kilometri quadrati. Tutte quelle al di sotto di questi parametri, sono sparite dalla cartina geografica.


Purtroppo , cancellare nominalmente le Province sta già portando alla creazione del nodo dipendenti: e le eccedenze calcolate nei 35 enti cancellati arrivano a ben 12mila unità, il doppio degli esuberi nell’amministrazione centrale.

Per effetto della spending review, infatti, Ministeri e istituti governativi stanno tagliando posti per circa 6mila dipendenti, anche se, va specificato, non tutti costoro saranno obbligati a raccogliere i propri effetti personali e lasciare il posto di lavoro.

In prima analisi, è previsto, come da origine della revisione di spesa, un ponte biennale per tutti coloro che, entro 24 mesi maturino i requisiti per accedere alla pensione. Questo intervallo sarà svolto in stato di mobilità, all’80% della retribuzione non effettiva, circa al 60% della busta paga reale.

Per i non pensionabili, invece, si dovrà verificare se sussistano le condizioni per il loro spostamento in uffici attigui o, ancora, la riscrittura del contratto con modalità part time.

Quello che è certo, è che, anche a livello di enti locali, le assunzioni subiranno una nuova, forte limitazione. Comuni e Province residue, infatti, dovranno svolgere dei veri e propri censimenti interni per scoprire se, numericamente, i propri dipendenti superano le previsioni di legge.

Saranno svolti dei bilanciamenti tra popolazione e organici degli enti e, secondo la procedura, verrà svolta una distinzione in classi a seconda della densità abitativa in cui l’ufficio svolge le sue funzioni. Chiunque oltrepassi la soglia del 20% della media nazionale, sarà chiamato a annullare del tutto le pratiche di assunzione.

Ancora, laddove, tra i Comuni, non resterà sotto quota 40% di questo rapporto dipendenti-cittadini si applicheranno le stesse misure della spending review sulle amministrazioni centrali.

Non passeranno indenni le forche degli esuberi anche le società partecipate, che, dal prossimo anno, conosceranno da vicino la forbice del ministro Patroni Griffi.

Sotto la lente, prime tra tutte, le cosiddette società strumentali, ossia quelle partecipate che svolgono quasi integralmente le proprie mansioni sotto l’amministrazione che ne detiene le quote in via maggioritaria.

Per queste, dal 2013 scatterà sia il blocco delle assunzioni nei termini di squilibrio popolazione-dipendenti, sia l’obbligo di vendita al mercato aperto, che, nel qual caso non venga portata a termine, condurrà necessariamente alla liquidazione della società entro fine anno.

 


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