Arena ancora una volta il ddl sulla diffamazione. Stamattina, il testo altrimenti noto come “salva-Sallusti” ha conosciuto un nuovo stop in Senato, che ne mette ulteriormente in pericolo l’approvazione definitiva.

Addirittura, a prendere le distanze dal nuovo provvedimento sui reati a mezzo stampa, è stata la relatrice in persona, Silvia Della Monica, rappresentante del Pd. Una decisione improvvisa che ha sortito l’effetto di rispedire dritto in Commissione il ddl, a questo punto tra i più ostici della fine legislatura di Mario Monti.

A suscitare le ire dell’esponente democratica, la nuova stesura dell’articolo 1 del ddl, dopo che, in Commissione, erano state avanzate importanti modifiche dopo un primo rinvio, avvenuto già la scorsa settimana.


Al centro della contesa parlamentare, allora come oggi, dunque, è sempre l’articolo iniziale del disegno di legge, al quale la dimissionaria Della Monica ha annunciato di voler esprimere voto contrario, spiegando le ragioni del suo ritiro.

La norma incriminata riguarda le sanzioni che i responsabili di aver offeso l’onorabilità altrui saranno tenuti a corrispondere. In procinto, si era parlato di 100mila euro, poi ridotti a 50mila.

Quello che aveva spinto a proporre un nuovo testo sulla diffamazione in fretta e furia, era il conclamato intento di evitare il carcere per i giornalisti, con obbligo di rettifica e, per l’appunto, risarcimento in liquido.

Una partenza che, però, aveva tutt’altro che soddisfatto gli addetti ai lavori e operatori della comunicazione, che avevano scorto il rischio che dai quotidiani le notizie lasciassero via via sempre più spazio alle rettifiche.

Tutto ciò, tralasciando una norma che prevedeva i medesimi vincoli anche per le case editrici, di modo che, è stato scritto, “ogni persona presente nell’indice dei nomi di un qualsiasi testo è un potenziale diffamato”. E, quindi, potenziale querelante.

A quanto pare, però, anche questa versione del documento legislativo non soddisfa i gruppi parlamentari, al punto da mettere in serio pericolo la conversione finale del ddl.

La legge Sallusti, insomma, viene sconfessata dai suoi stessi promotori e, adesso, sembra sempre più difficile trovare un’intesa tra le parti politiche in tempo utile per evitare il carcere al direttore del Giornale e, soprattutto, ridefinire la disciplina dei reati a mezzo stampa, ancora legata al Codice Rocco.

Ora, al Senato sono stati convocati i capigruppo: se davvero la volontà della politica è quella di evitare la cella a Sallusti e a tutti i giornalisti, allora la fumata bianca dovrà avvenire rapidamente. In caso contrario, la classe dirigente avrà fatto l’ennesima, brutta figura di fronte ai cittadini.

Vai al testo originario del ddl diffamazione


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