Il ministro dell’Istruzione lo aveva detto, anzi, lo aveva promesso, ci sarebbe stato un nuovo concorso a Giugno e tutto fa pensare che si stia muovendo proprio in quella direzione e che dunque voglia mantenere fede a ciò che ha detto. Ad ogni modo, nemmeno questa nuova creatura rispecchierà in pieno le volontà del ministro e con ogni probabilità non sarà né aperto ai giovani né con una quota di assunzioni preponderante rispetto a quelle fatte con le graduatorie ad esaurimento.

Rimarranno delusi allora quelli che si aspettavano l’ennesima riforma a 360°, anche perché per avere una rifondazione del genere occorrerebbe una legge, con tutto l’iter burocratico e il relativo dispendio di tempo, al momento è possibile solo la via della mini riforma che, seppur è un inizio,  scontenta un po’ tutti.

Grazie ad una delega aperta dall’ ex ministro dell’Istruzione Fioroni (legge 244 del 2007), a breve, è attesa la firma del regolamento che riscrive i parametri di ingresso a una futura selezione di docenti. Il regolamento stabilisce che la durata delle graduatorie del concorso sia biennale, ciò vuol dire che chi non riesce ad ottenere il contratto d’assunzione a tempo indeterminato non ha nessuna possibilità di finire nella lista ad esaurimento dal momento che resta chiusa.


Il 50% delle assunzioni disponibili avviene tramite le graduatorie ad esaurimento e chi ne rimane escluso, nonostante abbia superato il concorso dovrà ridarlo allo scoccare dei due anni, proprio come succede in altre amministrazioni, quindi si rischia il famoso motto “oltre il danno anche la beffa”. La cadenza biennale rappresenta certamente la novità più forte introdotta; questo continuo ricambio, almeno nell’idea del ministro, dovrebbe permettere quel ricambio e una certa periodicità di accesso ai ruoli di insegnamento.

L’idea è che tramite la frequenza dei concorsi si possa arginare il precariato, evitando quel sistema di stop and go fatto di supplenze in giro per le scuole, incarichi che non hanno mai la certezza di essere rinnovati con continuità nonostante magari possano essere annuali.

L’abilitazione resta lo spartiacque imprescindibile, averla è il requisito che spalanca le porte del concorso, però le iscrizioni saranno aperte anche a quei precari presenti nelle graduatorie ad esaurimento, i laureati di scienze della formazione primaria, quelli che avranno concluso positivamente il Tfa e coloro che risulteranno abilitati dai Tfa speciali ( non ancora autorizzati a dire il vero), cioè quei corsi di formazione iniziale per docenti che possono vantare requisiti di servizio dall’anno scolastico 1999/2000 fino al 2011/12.

Il fatto che la mini riforma è un decreto legge è già positivo, questo farà risparmiare tempo e step burocratici tuttavia prima che venga approvata necessita di acquisire i pareri delle commissioni di camera e senato, dell’ok del Cnpi e la registrazione del Consiglio di stato. Per breve che possa essere la strada del decreto non si chiuderebbe prima di gennaio, oltre naufragherebbe visto che a febbraio si scioglieranno le camere vista l’imminenza delle elezioni.

Profumo, come sempre, l’ha pensata bene però, la patata bollente della biennalità e del prossimo concorso l’ha lasciata al prossimo ministro che dovrà gestire qualcosa che non ha voluto e che porta con sé parecchie critiche. Le preoccupazioni, sollevate già ora per altro, sono inerenti al fatto che con la gara di concorso molti precari abilitati troveranno ingiusto dover sostenere una nuova selezione quando sono già iscritti nelle graduatorie ad esaurimento.

E’ proprio per questo motivo che se non c’è concorso alle graduatorie resta la totalità di posti autorizzati , ma c’è di più; infatti i posti che si libereranno in futuro grazie ai pensionamenti saranno pochissimi a causa della Riforma Fornero, l’unica soluzione sarebbe un piano, straordinario, di immissioni in ruolo.


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