Nel primo semestre del prossimo anno saranno circa 6 mila le eccedenze fra gli impiegati della pubblica amministrazione: infatti verranno attivate tutte le procedure di mobilità collettiva come prepensionamenti, part – time, trasferimenti volontari che la legge consente e prevede. Questo è il quadro dell’immediato futuro che riguarda ministeri, enti di ricerca, enti previdenziali secondo una ricognizione fatta sulle dotazioni organiche in virtù dei tagli contemplati dalla spending review (dl 95/2012; articolo 2).

A fine ottobre è scaduto il termine dei previsti decreti del presidente del Consiglio con la decurtazione degli uffici dirigenziali del 20% e di quelli di funzionari e addetti del 10%, al ministero della Pa, ormai, il quadro sugli esuberi che dovrebbero crearsi dopo i bilanciamenti tra le varie amministrazioni è praticamente completo. Gli ultimi dati che mancano all’ appello sono quelli di Farnesina, Viminale e ministero della Giustizia, il ministro Filippo Patroni Griffi si appresta ad incontrare i sindacati la settimana prossima per chiarire tutti i dettagli dell’operazione.

Secondo i dati rilevati da palazzo Vidoni le eccedenze che risulterebbero, anche dopo le compensazioni fra ministeri, sarebbero di 3.100 unità nei ministeri a cui si sommano 58 dirigenti di 1° e 2° fascia, intanto negli enti di ricerca i dipendenti in eccesso sarebbero almeno 140. L’80% delle eccedenze di questi due comparti centrali della Pa si calcola che potrà essere gestito con gli strumenti più leggeri, ossia quelli dei pensionamenti e prepensionamenti o dei trasferimenti volontari prima di giungere all’ attuazione della cosiddetta “messa in disponibilità” che spiana la strada alla mobilità collettiva.


Sono numeri molto ridimensionati rispetto a quelli preventivati al momento del varo della spending review, nel mese di luglio, la cui relazione tecnica prevedeva 11mila eccedenze nella Pa centrale oltre alle 13mila distribuite fra gli enti territoriali. La riduzione degli esuberi è dovuta alle molteplici compensazioni che sarebbero avvenute con la disponibilità di alcune amministrazioni ( vedi il ministero dell’Istruzione, l’Università e la Ricerca) di praticare tagli su organici maggiori e scoperti per “salvare” altre amministrazioni nelle quali invece il personale in servizio era omogeneo nel numero a quello previsto.

Situazione più complicata, invece, per i due grandi enti previdenziali: Inail e Inps. L’Inail, che ha già attuato il taglio del 10% contemplato dalla legge 148 del 2011, i nuovi addetti in surplus sarebbero 900, 259 dei quali effettivi, ossia da gestire nell’ ambito della mobilità. Per quanto riguarda l’Inps, che invece ha avuto la possibilità di bloccare il taglio del 10% previsto dalla legge dell’anno scorso in ragione dell’integrazione in atto di Inpdap ed Enpals, gli esuberi provocati dalla sola spending review sarebbero 2000, salgono al doppio sommando gli atri tagli da effettuare alla fine del piano di integrazione.

Anche in quest’ultima circostanza si ipotizza che una larga parte dei coinvolti possa uscire illesa dal taglio grazie ai prepensionamenti o trasferimenti volontari. Il problema, tuttavia, persiste per i due grandi enti che, dal 2014, dovranno garantire gli attuali servizi sul territorio nonostante la dotazione organica ridotta, di un quinto per i dirigenti e di un decimo per la parte restante dei dipendenti. Un nodo ben presente ai parlamentari impegnati nell’analisi della legge di stabilità e che, in merito, hanno già preparato un emendamento specifico.


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  1. Eliminare gli statali. Sembra quasi che si voglia utilizzare un sinonimo di sopprimere, uccidere… Che sono degli scarafaggi?

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