Per una recente collana giuridica il quotidiano “Il SOLE 24 ore” ha scelto uno slogan sintetico ed efficace “la conoscenza è la miglior difesa”.

L’esigenza di migliorarsi e di migliorare la propria amministrazione di appartenenza dovrebbe essere annoverato non solo tra i diritti ma anche tra i doveri del pubblico funzionario. Molto spesso nel lavoro quotidiano si ricorre a metodi consuetudinari che non contemplano quelli innovativi cosicché la visione dell’azione amministrativa ne risulta limitata e limitante. Ecco perché è necessaria una crescita professionale che consenta di affrontare “le nuove mete del diritto amministrativo” con una volontà di specializzazione nella più ampia materia del new public management nel quale le politiche pubbliche devono essere il punto di partenza per l’agire dinamico e concreto da parte di chi opera con serietà e impegno nella “moderna” pubblica amministrazione.

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare afferma Seneca.


E allora, la formazione diventa la base e la motivazione fondamentale per avere il giusto orientamento al fine di compiere quelle scelte che, in una fase così delicata per il nostro Paese, sono essenziali e necessarie. Sono scelte anzitutto ispirate ai principali valori etici che consentono al pubblico funzionario di agire per il bene pubblico, il bene comune, da vero servitore dello Stato nelle sue diverse articolazioni. Gli enti locali, ad esempio, nella concezione generale sono da sempre considerati di secondo piano rispetto alle amministrazioni statali. Ma nella realtà dei fatti è vero il contrario. Essi sono territorialmente più vicini ai cittadini e debbono dare le risposte più immediate per garantire servizi specie in questo momento di crisi. E allora il principio di sussidiarietà diventa la pietra angolare sulla quale fondare il dialogo tra Pubblica Amministrazione e Cittadino. Ma proprio nell’Ente locale è necessaria una preparazione che possa dare una visione allargata del Sistema Italia.

Essere Locali non significa essere parziali; ma occorre avere contezza degli strumenti del new public management per essere capaci di gestire l’amministrazione in cammino e, alle prese con le nuove esigenze in tempi di crisi economica, sociale e morale. Dice bene George Bernard Shaw quando afferma “Diffida della falsa conoscenza, è molto peggiore dell’ignoranza”. E’ chiaro dunque che la conoscenza è davvero la chiave di volta per essere un civil servant degno di questo termine e al passo con i tempi per un reale ammodernamento di questa nuova pubblica amministrazione dove ciascuno deve fare la sua parte per renderla immune da critiche e da facili bersagli.

Il Merito diviene allora la stella polare e l’unico criterio da applicare per una P.A. giusta nella quale la crescita professionale deve assolutamente passare da una formazione di alto livello da affrontare con sacrificio e impegno non già per alimentare le pagine di un curriculum, ma per strutturare una personalità che si ispiri al concetto di buon governo, quasi ad essere dei personaggi raffigurati da un Lorenzetti che riesca anche oggi, malgrado tutte le brutte pratiche, a rappresentare un quadro di virtuosità in un sistema che deve cambiare nell’anima e nell’animo. Solo cosi con la conoscenza è possibile difendere la nuova P.A. e difendersi da tutte le sue negazioni. Conoscenza, formazione, impegno, sacrificio, volontà di cambiare e di partecipare attivamente al cambiamento.

La P.A. è formata da uomini e oggi più che mai vi è necessità di veri uomini. E di una vera motivazione, concreta, sostanziale al fine di attuare ciò che si apprende nel lavoro quotidiano per essere dei Pubblici Amministratori preparati e in grado di risolvere i problemi poiché questa è la Missione che si deve sempre tenere presente. Ogni giorno.

Ecco perché, per dirla con Luc de Clapiers de Vauvenargues non bisogna giudicare gli uomini da ciò che ignorano ma da ciò che sanno, e dal modo come lo sanno.


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6 COMMENTI

  1. #voyager6 : qui la cosa è più complessa, perché le norme sono contradditorie e spesso la misurazione del merito comporta una serie di decisioni “a pioggia” e davvero ci si sente di lottare contro i mulini a vento…

  2. # Elena: capisco la Tua amarezza. Il lavoro quotidiano è fonte di delusioni, ma il merito, lo studio, l’approfondimento, la serietà anche se non paga all’esterno, paga all’interno della nostra coscienza. Gli “altri” con le loro furbizie e il loro arrivismo hanno l’handicap…di non farcela mai da soli e se arrivano non è per “merito” loro

  3. io cerco di migliorare la PA in cui lavoro, ma ogni tanto lascio perdere.. perchè è più importante far numero per raggiungere gli obbiettivi che lavorare per bene e “perdere tempo” a trovare modi migliori di fare il lavoro… quindi sono d’accordo che il merito è importante, ma spesso il merito viene confuso con la produttività… e non è la stessa cosa. E poi il difetto del merito è che si riesce difficilmente a misurare. Comuqne provo sempre a migliorare le cose… ma ogni tanto mi sento don chisciotte!!

  4. Conosco molto bene la PA dove lavoro da molti anni e il merito, l’onestà e la competenza sono un handicap da tenere nascosti altrimenti è impossibile vivere, contano solo obbedienza e menefreghismo cioè una cieca tolleranza per l’inefficienza e il clientelismo. E i più giovani sono i peggiori, arrivisti e spietati.

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