Il giorno del giudizio è arrivato. Oggi, gli americani scelgono il loro nuovo presidente e la corsa si preannuncia quantomai incerta tra Barack Obama, candidato democratico in cerca della conferma, e lo sfidante Mitt Romney, paladino dei Repubblicani che tentano di tornare alla Casa Bianca.

Da una costa all’altra, stanno via via aprendo i seggi, anche se circa 30 milioni di elettori hanno già espresso la propria preferenza grazie alle pratiche – a noi sconosciute – dell‘early vote, cioè l’esercizio del diritto di voto in anticipo rispetto alla data di convocazione alle urne.

Addirittura, da alcune piccole località arrivano già i primi risultati ufficiali: ad Hart’s Location, nella contea di Carroll, stato del New Hampshire, sono stati già conteggiati 23 voti a favore del presidente in carica, contro i 9 di Romney.


Proprio la chiusura non univoca dei seggi, dovuta a procedure diverse da uno Stato federale all’altro, e alle ovvie discrepanze di fuso orario, preannunciano una lunga maratona elettorale.

Come noto, a vincere le elezioni non sarà il candidato che riceverà più voti in senso assoluto, ma colui che riuscirà a raggiungere la soglia fatidica dei 270 grandi elettori su 538, quelli che poi, materialmente, eleggeranno de facto il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.

Ognuno dei due pretendenti ha dei feudi già assicurati dalla tradizione di alcuni Stati, che abitualmente accordano la preferenza allo medesimo colore politico.

Si tratta, nel caso di Obama, degli Stati maggiori delle due coste, inclusi New York e California, mentre per Romney i territori del sud, dal Mississippi al Texas, restano inattaccabili.

Come d’abitudine, dunque, a decidere le sorti della contesa elettorale saranno gli Stati regolarmente più oscillanti, chiamati “Stati chiave”, o nel gergo americano “swing states” che assicurano, in aggiunta, un numero elevato di grandi elettori. Tra questi, occhi puntati in particolare su Ohio, Florida e Virginia.

I grandi elettori – o “delegati” – vengono calcolati sulla base dei rappresentanti che ogni area detiene alle Camere, i quali, a loro volta, si basano sulla popolosità di ogni Stato.

Ecco spiegato, dunque, come Stati territorialmente più estesi, ma meno densi abitativamente, attribuiscano meno delegati di altri territori più ristretti ma molto popolati.

Di seguito l’elenco dei 538 delegati Stato per Stato, più il District of Columbia, area della capitale, in ordine di orario italiano di chiusura dei seggi.

01:00 60 delegati: Georgia 16 – Indiana 11 – Kentucky 8 – South Carolina 9 – Vermont 3 – Virginia 13

01:30 38 delegati: North Carolina 15 – Ohio 18 – West Virginia 5

02:00 172 delegati: Alabama 9 – Connecticut 7 – Delaware 3 – Florida 29 – Illinois 20 – Maine 4 – Maryland 10 – Massachusetts 11 – Mississippi 6 – Missouri 10 – New Hampshire 4 – New Jersey 14 – Oklahoma 7 – Pennsylvania 20 – Rhode Island 4 – Tennessee 11 – Washington, DC 3

02:30 6 delegati: Arkansas 6

03:00  153 delegati: Arizona 11 – Colorado 9 – Kansas 6 – Louisiana 8 – Michigan 16 – Minnesota 10 – Nebraska 5 – New Mexico 5 – New York 29 – South Dakota 3 – Texas 38 – Wisconsin 10 – Wyoming 3

04:00 21 delegati: Iowa 6 – Montana 3 – Nevada 6 – Utah 6

05:00 85 delegati: California 55 – Hawaii 4 – Idaho 4 – North Dakota 3 – Oregon 7 – Washington 12

06:00 3 delegati: Alaska 3

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1 COOMENTO

  1. sono molto contento della rielezione alla casa bianca da parte di barak obama.
    a mio parere è stato un presidente che ha cambiato molto a favore delle persone
    americane.
    con la sua rielezione certamente opererà ancor di più di quello che ha già fatto
    nei primi quattro anni di presidenza a favore del suo popolo.

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