Il governo ha deciso, le province scenderanno da 86 a 51, si può essere favorevoli o contrari a questo provvedimento, quello che però è certo è che questa scelta genererà risparmi, nell’ ipotesi più rosea possibile, fino a 500 milioni di euro l’anno, praticamente un quarto di quello che sarebbe possibile risparmiare con l’abolizione totale degli enti locali che frutterebbe un risparmio di 2 miliardi l’anno.

Questo però forse è un calcolo troppo semplice, infatti non la pensa allo stesso modo uno dei grandi artefici di questo provvedimento, Patroni Griffi, il ministro della funzione pubblica ha dichiarato al Corriere “ probabilmente avremmo risparmiato meno. Un solo caso: se avessimo dovuto trasferire parte del personale alle Regioni ed equiparare i contratti, avremmo avuto un costo del 23 % in piu’. Se le Regioni non avessero assorbito il personale ma solo le funzioni, avrebbero probabilmente costituito un’agenzia o una societa’ pubblica, con i costi che e’ facile immaginare”.

Lo studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Bruno Leoni, dunque, sottolinea come la riforma Monti potrebbe garantire risparmi fino a 469 milioni, in questa cifra vengono contemplati risparmi sovrastimati e non viene calcolata un’eventuale riduzione del personale, ma è proprio questo, di fatto, il tasto dolente della vicenda. Non è tutto oro quel che luccica; infatti  Federico Bozzanca, segretario nazionale dell’Fp – Cgil, lancia l’allarme sul riordino delle provinceil dibattito sul riordino delle Province parla di un’Italia campanilista e priva di coesione, ma dimentica di occuparsi delle funzioni di quegli enti e di che fine faranno, dei servizi che offrono e di come e se saremo ancora in grado di garantirli. Totalmente assente, anche nelle dichiarazioni del Ministro Patroni Griffi, e’ poi il futuro dei 60mila lavoratori delle Province”.


Fanno eco alle parole di Bozzanca le dichiarazioni del segretario generale Cgil Roma e Lazio Claudio Di Berardino, il segretario generale Cisl Lazio, Tommaso Ausili e il segretario generale Uil Roma e Lazio, Luigi Scardaonela decisione del Consiglio dei ministri relativa al riordino delle province, che nel Lazio prevede l’accorpamento di Viterbo e Rieti, Frosinone e Latina, e l’istituzione della citta’ metropolitana apre uno scenario nuovo che deve essere necessariamente oggetto di una seria discussione fra gli attori istituzionali, politici e sociali”.

“Un ragionamento – hanno concluso Di Berardino, Ausili e Scardaone – che non riguardi soltanto le funzioni pubbliche e la quantita’ e qualita’ dei servizi offerti, ma anche la riorganizzazione del lavoro, l’impiego del personale, la tutela dei suoi diritti. Il tema centrale e’ la crescita e lo sviluppo dei territori tenuto conto che si parla anche di riorganizzazione delle prefetture, delle questure, delle camere commercio e di altri enti”.

Dunque la verità non si capisce bene dove stia, ognuno, ovviamente, tira l’acqua al proprio mulino e per le perplessità delle province ci sono le certezze di Patroni Griffi secondo cui si potranno risparmiare “alcune centinaia di milioni. Il ministro Giarda fornira’ conti precisi a fine della settimana. Di sicuro si spendera’ meno per immobili e oneri collegati. E si ridurranno le sedi dello Stato.
Esempio: la Prefettura di una citta’ piccola come Isernia costa 12 volte quella di Milano e 7 volte quella di Napoli’‘.

Solo il tempo dirà se la scelta è stata quella giusta, e speriamo allora che sia galantuomo come si suol dire.


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