Che fine farà la legge di stabilità? Dalle parti di Montecitorio, se lo chiedono un po’ tutti, dopo che sul capo della legge contabile è piovuto un diluvio di ben 1600 emendamenti.

I partiti, infatti, sono stati chiari: niente sconti sulla legge di stabilità, già troppo peso fiscale è stato messo sulle spalle delle famiglie nei mesi scorsi e un nuovo salasso. Strategia pre-elettorale o primi,veri distinguo dal governo Monti, sicuramente lo storcere il naso della politica ha fatto tornare il governo sui suoi passi.

Resta ben poco, infatti, dell’originario patto di stabilità presentato in Consiglio dei ministri, dove si prevedeva l’innalzamento delle aliquote Iva per luglio 2013 e il contestuale adeguamento delle omologhe Irpef.


Ora, il governo ha assicurato che la strategia è cambiata: molte delle risorse inizialmente previste a questo “interscambio” tra fasce tributarie, verranno destinate, a quanto pare, alla riduzione del cuneo fiscale.

Oltre all’alleggerimento della tassazione sul lavoro, poi, sembra già scongiurato l’incremento dell’Iva, così come previsto, e poi rinviato, in seguito alla spending review.

Trovare la quadra, infatti, non sarà facile, di fronte a scenari finanziari che premono per una linea di austerità, conforme alle manovre già adottate dal governo, e un malcontento popolare – e politico – crescente verso le misure più rigide, di cui i partiti cercano di farsi portavoce.

Manca ancora una settimana all’arrivo in aula del nuovo testo, previsto per martedì 13 novembre, ma il calendario del parlamento è già imperniato attorno alla riscrittura della legge più contestata – almeno da parte degli emicicli – del governo Monti.

A fronte di un numero monster di emendamenti, infatti, bisognerà svolgere un’opera certosina per accontentare tutte le parti in causa, in primis quelle che dovranno dare il via libera al nuovo testo di legge, ossia i partiti.

Già da questi primi giorni di lavoro alla Camera, dovrebbe incominciarsi a intuire quale sarà la linea della maggioranza, se tentare un nuovo braccio di ferro con il governo, o se adottare un profilo più basso rispetto ai recenti “mal di pancia”.

Una volta che Montecitorio avrà approvato la legge, toccherà al Senato dire la sua, tutto ciò mentre restano in ballo, tra le due Camere, altri provvedimenti di importanza capitale, a partire dal decreto sui tagli alle rappresentanze locali dei partiti nelle Regioni, più le quote rosa negli organi amministrativi degli enti decentrati.

Tutto ciò, mentre alcuni strumenti molto pubblicizzati dal governo hanno sempre meno margine prima della conversione definitiva: stiamo parlando del decreto 179 sulla crescita e anche del 185, cioè le nuove previsioni sul Tfr del personale pubblico. In mezzo a tutto ciò, traccheggia la legge di stabilità, che andrà necessariamente posta in essere entro fine anno.

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