Il Consiglio dell’Unione europea il 4 ottobre scorso ha approvato la nuova direttiva sull’efficienza energetica, che aveva già ricevuto, l’11 settembre 2012, l’approvazione da parte del Parlamento europeo. Il prossimo passo prevede ora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che dovrebbe quindi avvenire entro novembre 2012 e la sua successiva entrata in vigore (20 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta). Gli Stati membri dovranno poi recepirla entro 18 mesi (cioè fino a maggio / giugno 2014). Alcune delle sue disposizioni, tuttavia, devono essere attuate prima, mentre per altre gli Stati membri dispongano di un termine supplementare.

La direttiva si inserisce nell’ambito del pacchetto Clima-Energia 20-20-20 che prevede, come noto, di raggiungere entro il 2020: la riduzione delle emissioni di gas serra del 20% rispetto al 1990, il soddisfacimento del 20% del fabbisogno di energia da fonti rinnovabili e l’aumento del 20% dell’efficienza energetica.

Dall’analisi svolta dalla Commissione Ue emerge che per i primi due obbiettivi si sta procedendo nella giusta direzione mentre sul fronte dell’efficienza energetica, con le politiche sinora adottate, l’Ue potrà raggiungere solo la metà dell’obiettivo prefissato.


La Direttiva cerca quindi di rispondere al costante problematica della questione energetica. L’Europa attualmente dipende dalle importazioni di energia per oltre la metà del suo consumo di energia. Se nel 1999 i Paesi della UE spendevano poco più di 84 miliardi di euro per le importazioni energetiche (circa l’1% del Pil), nel 2011 questa cifra è aumentata di sei volte: oltre 488 miliardi di euro, pari al 3,9% del Pil dell’Unione. A questo si aggiunge la scarsità di risorse, la crisi economica e la minaccia dei cambiamenti climatici.

Le istituzioni comunitarie sono convinte che l’efficienza energetica costituisca una risposta efficace a queste sfide, poiché consente di migliorare la sicurezza di approvvigionamento dell’Ue riducendo il consumo di energia primaria e la diminuzione delle importazioni, la riduzione delle emissioni di gas serra e incoraggia il passaggio ad un’economia verde che può stimolare soluzioni tecnologiche che migliorano la competitività e danno impulso alla crescita economica con la conseguente creazione di posti di lavoro.

La direttiva in realtà costituisce, come spesso avviene in Europa, un compromesso tra gli Stati membri che si sono sempre opposti dal prevedere il raggiungimento di un obiettivo vincolante. Si prevede infatti un target indicativo del 20% di risparmio energetico da integrare con specifiche misure obbligatorie. La direttiva dovrebbe consentire un miglioramento dell’efficienza energetica del 15% entro il 2020, al di sotto dell’obiettivo prefissato dalla strategia Europa 2020, che dovrà essere integrato, arrivando al 17%, attraverso l’adozione di due ulteriori provvedimenti comunitari: un regolamento sull’efficienza dei carburanti per le auto e la definizione di nuovi standard di prodotto collegati alla Direttiva europea Ecodesign. Verrà poi deciso come colmare il restante 3% in base alla valutazione dei singoli programmi nazionali di efficienza che gli Stati sono obbligati a presentare entro il 30 aprile 2013. Se la Commissione dovesse ritenere che i piani nazionali per l’efficienza energetica non siano in linea con l’obiettivo del 20% si impegnerà ad aggiungere ulteriori misure vincolanti in modo da coprire il divario. Se gli Stati membri non adotteranno le misure addizionali previste dalla Commissione, questa proporrà specifici obiettivi vincolanti. Gli effettivi risparmi saranno calcolati a partire dal 2014 e ci sarà una nuova revisione nel 2016.

Ciascuno Stato membro, in particolare, è tenuto a notificare alla Commissione un obiettivo nazionale indicativo di efficienza energetica, basato sul consumo di energia primaria o finale, sul risparmio di energia primaria o finale o sull’intensità energetica.

La direttiva, tuttavia, prevede che a prescindere dalle azioni concrete che verranno intraprese dai singoli Stati, l’Unione europea nel 2020 non dovrà comunque superare consumi pari a 1.474 Mtep (un milione di tonnellata equivalente di petrolio) di energia primaria o 1.078 Mtep se si considerano i consumi finali; dunque una riduzione del 20% sulle proiezioni di consumo.

Molti dubbi tuttavia sorgono sull’effettiva attuazione da parte degli Stati membri. Vi sono forti preoccupazioni infatti che gli Stati membri tenteranno di abbassare gli obiettivi nella fase di implementazione della Direttiva. Già in fase di approvazione si sono opposti diversi Stati membri. La Germania e l’Austria in fase di stesura del testo si sono opposti a tutti i termini che potessero prevedere vincoli. Il Portogallo e Spagna, che hanno votato contro in sede di Consiglio e Finlandia che si è astenuta, hanno espresso le loro preoccupazioni per il costo che l’adozione della Direttiva comporterà.

Si stima, infatti, che gli investimenti necessari per raggiungere i target siano compresi tra i 40 e 50 miliardi di euro in media per ciascuno Stato.

Non ha nascosto le sue preoccupazioni, neanche, il Commissario europeo all’Energia, Günther Oettinger, che sebbene ritenga la direttiva pragmatica e innovativa, spera che essa non crei danni all’economia e che sia resa operativa senza particolari lungaggini e nel confermare il suo impegno a sostenere il processo di attuazione, ha invitato gli Stati membri e le parti interessate ad un impegno supplementare per portare le nuove disposizioni nella vita degli europei.

Sicuramente sul fronte dei costi potranno esserci alcune “controindicazioni” sui costi, almeno nella fase iniziale. Le misure previste nella direttiva potrebbero comportare un ulteriore aumento dei costi nelle bollette dei cittadini e delle imprese europee, aumentando il gap con gli altri paesi extra Ue.

Nel lungo termine, tuttavia, secondo le stime della Commissione, l’Ue, grazie all’adozione della direttiva, potrebbe risparmiare 50 miliardi di euro l’anno. Diversi gli interventi previsti, tra cui:

– gli enti pubblici dovranno svolgere un ruolo esemplare, in quanto gli Stati membri dovranno garantire dal 1° gennaio 2014 la riqualificazione ogni anno del 3% della superficie totale degli «edifici riscaldati e/o raffrescati posseduti e occupati dal loro governo centrale» con una «metratura utile totale» superiore a 500 metri quadri (percentuale considerata insufficiente da alcuni osservatori). Dal luglio 2015 l’obbligo si estenderà anche per gli immobili superiori a 250 metri quadri. Gli Stati potranno anche decidere di coinvolgere le amministrazioni di livello inferiore a quello governativo, calcolando il 3% sulla somma delle superfici di tutte le amministrazioni pubbliche. È previsto, inoltre, un obbligo per ciascun Paese membro di elaborare una strategia capace di rendere l’intero parco edilizio pubblico e privato più efficiente entro il 2050;

– le società di distribuzione o di vendita di energia al dettaglio avranno l’obbligo di conseguire risparmi energetici dell’1,5% per anno sul totale dell’energia venduta ai consumatori finali, incoraggiando tra gli stessi interventi di riduzione dei loro utilizzi attraverso, ad esempio, il miglioramento dell’efficienza del sistema di riscaldamento, l’installazione di doppi vetri o l’isolamento dei tetti. Il calcolo del risparmio energetico aggiuntivo va effettuato sulla base della media dei consumi dei 3 anni precedenti l’entrata in vigore di questa direttiva. Possono invece essere escluse le vendite di energia per i trasporti. Ogni Stato membro dovrà istituire un regime nazionale obbligatorio per garantire questo obiettivo. Per raggiungere questo target, però, i Ventisette avranno a disposizione una certa flessibilità d’azione e la possibilità di utilizzare misure alternative equivalenti, come la rateizzazione dell’obiettivo o l’introduzione di misure fiscali ad hoc;

– la trasformazione di energia verrà controllata per verificarne l’efficienza. Se necessario, l’Ue proporrà misure per migliorare le prestazioni e promuovere la cogenerazione di calore ed energia elettrica; Inoltre, sono previste analisi per lo sviluppo della cogenerazione ad alta efficienza;

– le autorità nazionali di regolamentazione dell’energia dovranno tener conto dell’efficienza energetica quando decideranno le modalità e il costo della distribuzione di energia agli utenti finali;

– verranno introdotti sistemi di certificazione per i fornitori di servizi energetici per garantire un elevato livello di competenza tecnica;

– le grandi imprese dovranno sottoporsi ad un audit energetico al massimo ogni quattro anni. L’inizio di questi cicli di audit deve avvenire entro tre anni dall’entrata in vigore di questa direttiva. Sono escluse dall’audit le piccole e medie imprese che, tuttavia, saranno incentivate a farlo e a migliorare la propria consapevolezza delle possibilità e delle opportunità che il  risparmio energetico offre; la gestione dell’energia;

– gli utenti saranno agevolati nella gestione dei consumi di energia grazie a un miglioramento delle informazioni su contatori e fatture.

Gli Stati membri devono impegnarsi a facilitare la costituzione di strumenti di finanziamento volti a favorire l’attuazione delle misure di efficienza energetica.

Sul fronte degli acquisti pubblici, le nazioni dovranno assicurare esclusivamente prodotti, servizi ed immobili ad alta efficienza energetica e incoraggiare gli enti pubblici, in caso di bandi di gara per appalti di servizi con un contenuto energetico significativo, a valutare la possibilità di concludere contratti di rendimento energetico a lungo termine che consentano consistenti risparmi.

Del pacchetto efficienza, come detto, fa parte anche la direttiva Ecodesign (Direttiva 2009/125/CE). L’Ue intende accelerare ed ampliare l’attuazione della direttiva Ecodesign partendo dai prodotti che offrono le maggiori potenzialità di risparmio energetico. Verranno inoltre definiti i nuovi standard di produzione, di consumo massimo e di commercializzazione con le nuove etichette energetiche per una buona metà degli apparecchi che consumano energia in Europa, di cui fino ad ora ne sono stati regolamentati solo cinque tipi: televisori, condizionatori, frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie. Molti degli altri apparecchi, come i boiler, i trasformatori o le macchine per il caffè, dovrebbero vedere una stretta proprio nel 2012, con una riduzione potenziale di un terzo dei consumi elettrici europei. Su questo tema, l’Italia dovrà stare attenta, essendo il secondo produttore europeo Si tratta di una decisione molto delicata per il nostro Paese, visto che l’Italia, dopo la Germania, è il più grande produttore di elettrodomestici d’Europa. Sarà quindi importante che il nostro Paese assuma dia un importante contributo per la definizione degli standard e al tempo stesso l’industria degli elettrodomestici sia capace di cogliere tale opportunità per rilanciare un settore che non vive un momento facile.


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