Con un emendamento al decreto sul taglio dei costi della politica nelle regioni, presentato dal deputato PdL Giuseppe Marinello e approvato il 2 novembre in Commissione bilancio alla Camera, la scadenza per rendere la dichiarazione Imu guadagna tre mesi in più di tempo a partire dalla pubblicazione del modello e delle istruzioni del Ministero dell’economia sulla Gazzetta Ufficiale.

Il decreto ed il relativo modello sono stati approvati e resi noti dal Mef mercoledì scorso 31 ottobre, assieme alle istruzioni per la compilazione. In quella stessa occasione, il Tesoro aveva confermato al 30 novembre la data per presentare la dichiarazione, ma l’emendamento approvato cambia le cose. Al momento, infatti, manca ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Questo significa che, se l’emendamento supererà anche lo scoglio dell’esame in Senato, si può ipotizzare una proroga almeno a metà febbraio 2013, se non addirittura oltre.

Il termine precedente per la dichiarazione, che riguarda solo alcune categorie di proprietari di immobili ed è obbligatorio solo in caso di variazioni rispetto alle dichiarazioni Ici già presentate, era fissato al 30 novembre 2012. A quanto si apprende dal Bollettino parlamentare, “le parole: ‘30 novembre’ sono sostituite dalle seguenti: ‘entro 90 giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto di approvazione del modello di dichiarazione Imu e delle relative istruzioni”.


La presentazione del modello Imu, ad ogni buon conto, non sposta gettito. Da questo punto di vista la scadenza principale è e rimane saldamente – così almeno nelle intenzioni del Governo, nonostante il recente allarme lanciato dai Caf – quella del 17 dicembre 2012, quando i proprietari di immobili dovranno recarsi a completare il pagamento dell’imposta dopo la prima rata di giugno (ed eventualmente la seconda versata a settembre).

È importante precisare che le abitazioni principali non devono mai essere dichiarate ai fini Imu, anche per quelle acquistate nell’anno in corso. Unica eccezione è quella costituita dai coniugi non separati che hanno residenze diverse nello stesso Comune. In questo caso, gli sgravi per l’abitazione principale sono possibili solo per una delle due case ed è necessario presentare un’unica dichiarazione per la sola abitazione agevolabile.

L’obbligo di dichiarazione, come viene spiegato nel modello (predisposto dal Governo ma di cui è ancora attesa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), “sorge nei casi in cui sono intervenute variazioni rispetto a quanto risulta dalle dichiarazioni Ici già presentate, nonché nei casi in cui si sono verificate variazioni che non sono, comunque, conoscibili dal Comune”. È il caso, ad esempio, di quando gli immobili beneficiano di riduzioni d’imposta: fabbricati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati; fabbricati di interesse storico o artistico; immobili per i quali il Comune ha deliberato la riduzione dell’aliquota; i fabbricati che l’impresa costruttrice ha destinato alla vendita; i terreni agricoli. L’obbligo di dichiarazione vige anche per tutti quei casi nei quali il Comune non è in possesso delle informazioni necessarie per verificare il corretto adempimento dell’obbligo tributario.


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  1. […] decisioni che erano già state prese in Parlamento ai primi di novembre con l’accoglimento di un emendamento presentato in tal senso dal relatore PdL Giuseppe […]

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