E’ iniziato il conto alla rovescia, tra qualche ora si saprà ufficialmente il successore di Raffaele Lombardo alla carica di governatore della Regione Sicilia. Nonostante sia ancora presto per trarre conclusioni, dai primi exit polls diramati ieri in tarda serata è già possibile trarre i primi possibili scenari.

Innanzitutto, il dato più eclatante è quello dell’affluenza: solo il 47,42% degli aventi diritto si è recato alle urne, meno della metà degli aventi diritto. A non prendere parte al voto sono stati, dunque, oltre due milioni di siciliani. Un grande passo indietro rispetto alle regionali del 2008, dove la percentuale dei votanti a chiusura dei seggi raggiunse il 66,68.

Insomma, stando a questi dati – già ufficiali – non ci sono dubbi: il primo partito, in Sicilia, è quello dell’astensione. Segno evidente del malumore verso una classe politica che ha portato il bilancio della Regione a un buco record, trascinandola a una passo dal default.


Ma di fronte a questi dati senza precedenti, ce n’è uno, che se prenderà corpo, sarà altrettanto eclatante: l’exploit del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che, sempre secondo gli exit poll, avrebbe ottime possibilità di vedere il suo candidato Giovanni Carlo Cancelleri salire alla carica di governatore.

Stando alle prime rilevazioni, infatti, il volto del MoVimento 5 Stelle sarebbe in testa con il 27,46%, seguito dal candidato di Pdl e La Destra Nello Musumeci con il 23,35%. Segue a ruota il volto che riassume l’alleanza Pd-Udc Rosario Crocetta con il 21,40%. Più staccati gli altri, Gianfranco Micciché (Fli-Mpa) al 14,24% e Giovanna Marano (Idv-Sel) con il 9,76%. I restanti candidati, non supererebbero l’1%.

Si profila, insomma, un testa a testa tra Cancelleri e Musumeci, per una partita che, comunque, allo stato attuale è ancora tutta da giocare, trattandosi di dati statistici.

Giovanni Carlo Cancelleri, è un  geometra 37enne che lavora nella stessa ditta dove ha iniziato come magazziniere. Impegnato con i MeetUp e il MoVimento 5 Stelle da alcuni anni, è uno dei pionieri della rete grillina in Sicilia.

Nello Musumeci, invece, cui, a questo punto, spetta la palma di primo sfidante, è un politico di lungo corso 57enne, già amministratore e parlamentare europeo. Durante l’ultimo governo di Silvio Berlusconi, ha svolto l’incarico di consigliere a palazzo Chigi. Sotto al suo nome si sono riunite le sigle di Pdl,  Cantiere Popolare, Nello Musumeci Presidente, Alleanza di Centro.

Che per Beppe Grillo l’aria fosse di quelle propizie lo si era inteso già dalle ultime battute della campagna elettorale, con i comizi del fondatore del MoVimento 5 Stelle che hanno riempito le piazze un po’ ovunque in tutta l’isola. Addirittura, alcune rilevazioni locali stabilirebbero la lista grillina come quella più votata a Palermo.

D’altra parte, la presenza di Musumeci tra i più vicini ad aggiudicarsi lo scrutinio non sorprende tropo gli osservatori, poiché la tendenza politica della Sicilia, nelle ultime tornate elettorali, era stata pressoché monocolore in direzione del centrodestra.

Ma alcuni recenti risultati, come la rielezione di Leoluca Orlando a sindaco di Palermo, e gli exit poll di questa notte, lasciano intendere che, stavolta, Berlusconi e i suoi la vittoria dovranno sudarsela, contro avversari quantomai agguerriti.


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  1. Nel corso dello spoglio in Sicilia, quest’oggi “giorno magico che io interpreto come la primavera d’Italia. Con emozione, ripercorro gli eventi di vent’anni fa sottolineandone “l’impressionante analogia, anche se il sistema politico appare ancor più logoro e sfibrato e le leadership meno adeguate di allora. Il ‘ventennio’ si chiude con il voto miracolo Siciliano è un sonora condanna della classe Politica. Oggi come allora più debole e fragile della magistratura e della finanza e delle strutture Comunali che guida, orienta e decide. Solo un profondo rinnovamento”, “può allontanarci dai miasmi del passato. Il Movimento 5 Stelle sostiene e ama il proprio Paese e le proprie Città, si tratta di Cittadini in movimento e non della sottomissione”, “bensì dell’orgoglio di partecipare. La realtà è che la colonia Italia, che dal 1945 ha perso la sua sovranità ed è amministrata direttamente o indirettamente da Paesi e potentati economici stranieri, ha anche la sfortuna di essere rappresentata da una oligarchia partitocratica (cosa diversa dalla democrazia) che si nutre per sopravvivere, non solo di mediocrità e disonestà, ma anche di squallide manovre. Non si saprebbe definire in altri termini una classe politica (di destra, di centro e di sinistra) che sostiene, tutti o quasi d’accordo e con l’avallo del Presidente della Repubblica, un “ras” nominato dai poteri forti finanziari che ha detronizzato un Presidente del Consiglio comunque nominato dal popolo con libere elezioni. Ha poi dell’incredibile il fatto che il popolo, la gente, i cittadini – pur rendendosi conto sulla loro pelle della tragedia che stiamo vivendo – non reagiscano adeguatamente per cacciare dal tempio mercanti e falsi profeti al servizio di oscuri potentati, dando forza alle antiche convinzioni aristoteliche: “Ogni popolo ha il governo che si merita”. I partiti, per essere chiari, non sono delle aziende dove si va continuamente alla ricerca di persone valide che apportino sempre nuovi contributi di professionalità e competenza. I partiti hanno bisogno di mediocri, di imbecilli, di ladri ricattabili disposti a servire fedelmente e silenziosamente il capo di turno; in cambio, quando sarà il momento, essi potranno prendere il suo posto. Se andate a ripercorrere le storie di molti personaggi che cavalcano la scena politica italiana troverete molti esempi del genere, di stallieri-autisti-porta borse“ squali” diventati ministri o sottosegretari. E molte altre storie di personaggi illustri “fatti fuori” per aver espresso le loro opinioni in dissonanza con i diktat dei padroni del vapore. Che fare dunque per impedire a queste associazioni prive di personalità giuridica di delinquere attraverso l’operato di molti suoi membri. E se qualcuno obietterà che così si apre la strada alla dittatura, rispondetegli che non vi è nulla di più falso e che comunque non vi può essere nulla di peggiore di questa dittatura dei partiti, ora alleati della feccia usuraia mondialista, che ci sta portando giorno dopo giorno verso il baratro. La Regione Lombardia e il Comune di Brescia gestiti dal centrodestra chiude un ciclo amministrativo nel segno del malaffare e del degrado istituzionale”. “Dopo la Sicilia, primavera d’Italia, ora spetta alla Lombardia, alle Sue Citta e al Suo Paese.
    Celso Vassalini.

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