Giacomo Bellavia e Vittorio Bertone: sono due amici, due colleghi, due persone perbene, due colori diversi, due partiti contrapposti, due giovani uomini (classe 82 l’uno e classe 81 l’altro!), due anime libere, due modi diversi di guardare il mondo.

Ho voluto intervistarli alla vigilia delle Elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana, che vede Giacomo Bellavia candidato nelle lista “Pdl”, accanto a Nello Musumeci Presidente e Vittorio Bertone nella lista “Claudio Fava Presidente” con Giovanna Marano Presidente, per carpirne valori e principi che sostengono il loro agire politico…

Due parole su quella che viene definita “Questione morale”…


GIACOMO BELLAVIA: ritengo che sia necessaria ed imprescindibile l’introduzione della assoluta incadidabilità dei soggetti indagati, imputati o addirittura condannati. La politica è passione per il territorio, è propensione verso la cosa comune, è impegno quotidiano, non può mai essere un mero affare privato o becero clientelismo: solo sulla base di questi principi i cittadini potranno tornare ad avere fiducia nella classe dirigente. E poi, la politica non è un mestiere o una professione, è interesse e passione : è inconcepibile che alcuni personaggi occupino per moltissimi anni una poltrona scambiandola per posto di lavoro fisso! Il consenso elettorale non è merce barattabile, non è un bene in vendita; ogni singolo voto è un atto di fiducia di un uomo-cittadino: bisogna meritarlo, giorno dopo giorno, sul campo. Ho sempre fatto politica attiva, a Scuola, all’Università, negli enti territoriali e ho sempre cercato di fare della “moralità” il baluardo del mio cammino.

VITTORIO BERTONE: in un’intervista del 1981 Enrico Berlinguer affermava – cito testualmente – «che la questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano […] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude». Sono passati trent’anni e poco o quasi nulla è cambiato: il Paese continua ad essere ciclicamente avvolto dagli scandali, sullo sfondo di una sempre più dilagante indifferenza collettiva. Oggi basta semplicemente dichiararsi “onesto” per sanare qualsivoglia problema, morale così come politico. L’onestà non può essere intesa come elemento aggiuntivo o speciale. L’onestà è, e deve essere, la componente essenziale e costitutiva di tutti coloro che ambiscono a rappresentare la collettività. A ciò va aggiunto che non è sufficiente essere onesti, bisogna anche circondarsi di persone altrettanto oneste. La Sicilia necessità, ora più che mai, di soggetti capaci e preparati, mossi da un profondo senso di fedeltà e rispetto nei confronti della Cosa pubblica e, quindi, di quelle Istituzioni che si è chiamati a rappresentare.

…e se domani l’assemblea Regionale Siciliana fosse piena di “Grillini”?!

GIACOMO BELLAVIA: I Grillini hanno la forza trascinante e dirompente dell’anti-politica, delle masse sulla piazza, accaparrano consensi perché promettono- forse!-un accenno di rivoluzione. Ma suscitano “paura” perché sono “caldi”, non hanno programmi veri e innovativi, non hanno retroterra valoriale e ideologico, sono privi di qualsiasi esperienza sul campo politico.

Certo, un po’ spaventano. Ma una cosa è certa: sicuramente molto meglio un’ Assemblea Regionale piena di Grillini, che di gente corrotta e delinquente!

VITTORIO BERTONE: L’assioma del Movimento Cinque Stelle è assai preciso: “tutti gli altri sono uguali”. Da qui l’enunciazione del loro teorema: “Noi siamo il popolo”. Fin qui tutto ok. Il problema, però, sorge quando si pongono delle domande legittime: che cosa succede se tale teorema non trova applicazione nei confronti della forze politiche non istituzionalmente rappresentate e di chi – come il sottoscritto – non ha mai avuto una tessera di partito ed ha accettato di candidarsi da semplice cittadino, in nome di ideali in cui crede? E costoro per chi hanno votato finora? Sono solo diciottenni per la prima volta alle urne? Che soluzioni propongono, ad esempio, per arginare la situazione economica della Sicilia, il cui bilancio è sempre più rosso? È vero, le piazze sono piene, ma sarebbe lo stesso anche se non ci fosse un ex comico ad animarle? Dove finisce lo spettacolo ed incomincia il comizio?

Un’opinione sul Manifesto di provocazione “Crocchè: il candidato unico di Lombardo” (che si riferisce ironicamente all’idea che ci siano candidati del presidente uscente Lombardo “infiltrati” nelle liste sia di Miccichè che di Crocetta n.b.)

GIACOMO BELLAVIA:il dubbio c’è. E se così fosse, sarebbe l’ennesimo inganno perpetrato alle spalle dei cittadini siciliani!

VITTORIO BERTONE: Guardo con interesse alle proposte e alle soluzioni delle altre compagini politiche. Un po’ meno quando si punzecchiano a distanza tra di loro, non curanti dei veri problemi che affliggono la Sicilia. In questi casi mi piace suggerire agli elettori una lettura accurata di certi dati oggettivi: elenco dei partiti presenti nella scorsa legislatura; le coalizioni iniziali e quelle createsi nel corso degli ultimi quattro anni. La conclusione a cui si può giungere è una sola: voltare definitivamente pagina.

… un’ultima curiosità! Un’opinione, oggi, su Franco Battiato?

GIACOMO BELLAVIA: lo trovo un artista straordinario, e sono contento che abbia ricevuto la laurea, perché è un esempio lampante della cultura e delle eccellenze che questa nostra Terra produce da sempre.

Qualche anno fa mi opposi, da senatore accademico, al fatto che gli venisse conferita la laurea ad honorem, a causa di alcune sue “cattive” affermazioni sulla città Catania! Ho infatti sempre ritenuto che bisogna sempre andar fieri delle proprie origini e della propria terra, sia nella buona che nella cattiva sorte! Il fatto che sia un poeta no è in discussione.

VITTORIO BERTONE: Franco Battiato è un artista che stimo moltissimo, nonostante sia molto lontano dai generi musicali da me frequentati. A lui si deve uno dei passi più intensi della storia cantautorale italiana, quando in “Povera Patria” canta: « Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! Questo paese è devastato dal dolore… ma non vi danno un po’ di dispiacere quei corpi in terra senza più calore?». Ma credo che il senso della domanda evada dalla filologia musicale, no? Non voglio commentare politicamente la spiacevole circostanza che lo ha visto protagonista del mancato riconoscimento della laurea a titolo d’onore. Permettetemi, però, di lanciare una provocazione: la stagione delle destre – non è il titolo di una canzone – quante persone ha portato ad allontanarsi dal capoluogo etneo?  Più di una a mio avviso.


CONDIVIDI
Articolo precedenteRiforma Fornero: Pensioni difesa e sicurezza, aumentano i criteri
Articolo successivoElezioni Sicilia 2012. Ecco i programmi… come voteranno i siciliani?

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here