Il primo consiglio dei Ministri di novembre sarà una assemblea storica perché all’ ordine del giorno avrà il decreto legge che ridisegna la geografia politica italiana; se il decreto passa diremo addio alle province per come le conosciamo e ci ritroveremo in un territorio completamente riformato.

Sono molte le sparizioni illustri, Benevento non è riuscita a far valere la propria “storia sannita”, come del resto non ha convinto la “peculiarità del Polesine” di cui si faceva forte Rovigo, Treviso, meno pittorescamente, si era attaccata al fatto che fossero “solo” 23 kmq quelli a mancare nel parametro previsto dalla legge per la superficie minima di estensione, problema patito anche da Terni che aveva addirittura cercato di attirare nella sua giurisdizione comuni di Perugia per ingrandirsi di quanto necessario.

Dunque non c’è spazio a deroghe o permissivismi vari, le norme verranno applicate senza sconti, le regole imposte dalla spending review verranno rispettate ferreamente; le Province che hanno un numero di abitanti inferiore a 350 mila o una estensione minore ai 2.500 kmq dovranno essere fuse con quelle limitrofe.


A questa riforma territoriale partecipano solo le regioni a statuto ordinario, le province passeranno da 86 a 50, 10 delle quali saranno le famigerate città metropolitane. Alle 36 province “tagliate” si aggiungeranno poi un’altra decina provenienti dalle regioni a statuto speciale che però decideranno in autonomia come gestire il taglio e avranno 6 mesi di tempo per farlo; solo Sondrio e Belluno hanno qualche possibilità di ripescaggio allo stato attuale delle cose.

“Non possiamo pensare che una riforma importante come questa – dice il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi – possa venir meno solo per delle resistenza localistiche”. Affinché non ci siano ripensamenti, il Governo ha previsto un percorso costituito di tappe forzate che non dovrebbe permettere esitazioni; dalla fine di giugno del 2013 tutte le Province verranno commissariate. Sarà la figura del commissario, dunque, a coordinare le operazioni che porteranno al nuovo ordine territoriale.

E’ stata applicata una accelerazione notevole visto che la legge sulla spending review lasciava intuire che le province sarebbero andate a scadenza naturale e che, addirittura, nel 2014 sarebbero andate le Città Metropolitane. L’unico dettaglio da decidere al momento è stabilire se il commissario sia una figura interna, semplice riconversione del ruolo di presidente della provincia uscente, o sia una figura nominata dalla prefettura e provenga da una realtà esterna al territorio.

E’ più facile che il commissario sia l’ex presidente della provincia perché l’obiettivo è quello di andare incontro alle richieste del territorio nel miglior modo possibile, come in Basilicata, ad esempio, dove è stata fatta espressa richiesta per spostare la sede a Matera lasciando, tuttavia, gli uffici a Potenza. C’è grande disponibilità per questo, anche da parte degli uffici periferici dello Stato, come le questure o le prefetture. Il decreto stabilisce che si terrà “ una consultazione del governo con il territorio” di modo che sia possibile spalmare la presenza dello Stato.

Le strutture statali verranno equamente divise fra i vecchi nuclei provinciali, se in una provincia va la sede, nell’ altra potrebbero andare motorizzazione e questura e così via. Per quanto riguarda il personale “nell’ immediato – dice il ministro – non ci sarà una contrazione del personale ma ci potrebbe essere uno spostamento fisico. Naturalmente i criteri di quest’operazione andranno studiati con un esame congiunto insieme ai sindacati”.

Ci saranno cambiamenti anche per il sistema elettorale, i consiglieri, infatti, verranno eletti dai consiglieri comunali se ci sarà l’ok della Corte Costituzionale. La pratica non cambia ma i voti saranno ponderati affinché, all’ interno dei nuovi consigli provinciali, i comuni piccoli non abbiano egual peso a quelli grandi. “Qualche intoppo può sempre arrivare – dice Patroni Griffi – ma faremo di tutto per superarlo”. C’è di più, secondo il ministro “bisognerà andare avanti riflettendo sia sulle dimensioni delle Regioni sia sul numero dei Comuni: sono 8 mila, troppi, e la metà ha meno di 5 mila abitanti”, ma questo è affare di chi governerà nella prossima legislatura.


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3 COMMENTI

  1. Il 6 novembre la Corte Costituzionale deciderà sul ricorso presentato dalle Regioni contro la norma di “revisione” delle Province. Se Carlo Alberto Capotosti, presidente emerito della Corte Costituzionale, ci ha visto giusto sarà un’ulteriore dimostrazione di quanto arrogante si stia dimostrando il cosiddetto governo dei tecnici.

  2. Beh….sondrio e belluno….allora anche isernia etc… tutte hanno una specificita’
    la specificita’ la deve gestire localmente la regione con i servizi che servono non con l’assistenzialismo

  3. Sicuramente vanno riformate ma non dimentichiamoci che le provincie costano dai 3 (nord) ai 30 (sud) euro l’anno per abitante!!! un nulla!! gli sprechi sono altri!

    Se c’è da eliminare qualcosa quel qualcosa è l’ita(G)lia… vieniafirmare.com

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