Il Presidente dell’A.G.C.M., Pitruzzella, ha presentato ai Presidenti del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati, del Consiglio dei Ministri ed al Ministro per lo Sviluppo Economico e Infrastrutture e Trasporti, una segnalazione (AS 988 del 2 ottobre 2012), riguardante: “Proposte di riforma concorrenziale ai fini della Legge annuale per il mercato e la concorrenza anno 2013.”

Lasciando ad altri considerazioni sulle singole “proposte” per i diversi settori economici richiamati, l’introduzione della segnalazione presenta elementi di per sé già significativi, a partire dalla precisazione che tale iniziativa viene data “nel pieno rispetto dell’autonomia del Governo e del Parlamento”, una sorta di excusatio non petita che appare quasi un segnale d’insofferenza (oltretutto “inventando” l’istituto della “autonomia del Governo” … ).

La segnalazione lamenta infatti una ripartizione di competenze tra i diversi livelli di governo che comporterebbe una sorta di “disseminazione” dei poteri di veto, in un contesto confusionario ed irresponsabile, proprio a causa della presenza di “troppi attoricon competenze sovrapposte e reciprocamente interferenti.


A ciò si aggiunge la constatazione secondo cui la tendenza all’espansione della sfera pubblica a livello regionale e locale avvenga a scapito del mercato: ci si riferisce all’intervento pubblico in economia, all’assunzione diretta di attività economiche, al rallentamento dei processi di apertura dei mercati. La preferenza per l’attribuzione delle funzioni all’ente più vicino al cittadino non sempre determina effetti positivi, e talvolta esigenze di adeguatezza richiedono l’attribuzione a livello centrale di determinate funzioni, come ha anche riconosciuto più volte la Corte costituzionale, nel proporre un maggiore utilizzo del principio di sussidiarietà orizzontale, promuovendo l’iniziativa privata in settori finora dominati dall’intervento pubblico e limitando quest’ultimo ai casi in cui i privati non siano in grado di soddisfare interessi e esigenze meritevoli di tutela.

Nella segnalazione si afferma anche come sia necessario una semplificazione del quadro dei livelli di governo (con una chiara impostazione accentratrice e di ingerenza) , magari “suggerendo” sommessamente (ma poi non tanto) una qualche modifica costituzionale che si inserisca nel fascio degli interventi recenti fatti dal Governo, ma si ammette altresì (altra excusatio non petita?)  che vi sono regioni ed enti locali “virtuosi” (o “ubbidienti” ?) e si sottolinea l’esigenza di ricorsi a poteri sostitutivi, magari correlati a disincentivi (sanzioni) economici.

Un intervento, quello dell’Antitrust, che pare essere senza dubbio un attacco ai diversi livelli di governo, alle autonomie, intrisa di una logica anti-costituzionale, che sottintende un evidente, e neppure isolato, attacco alle istituzioni locali rappresentative. Insomma, un atteggiamento, da parte dell’Antitrust, che esprime una visione generale negativa delle Autonomie Locali  (e non basta dire che qualcuno è anche “virtuoso”, per sottrarsi alle generalizzazioni). Dunque, se si dovesse aderire alla posizione dell’Antitrust, i  comuni  dovrebbero rinunciare al loro ruolo esponenziale di esigenze e bisogni dei cittadini in nome delle accademiche concezioni attorno ad un astratto mercato. Con buona pace delle soddisfazioni  dei bisogni delle comunità locali…


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2 COMMENTI

  1. Sono d’accordo con Raffaele, mi pare che l’obiettivo principale dell’intevento effettuato dall’AGCOM, sia quello di incentivare per il futuro una migliore organizzazione di taluni servizi in ambito locale. Aprendo settori al libero mercato, sottraendoli all’inefficenza e alla burocratizzazione delle autorità locali. Spesso inefficenza e farraginosità, si accompagnano poi a corruzione ed abuso. Penso quindi che l’AGCOM abbia sollecitato opportunamente Governo e Parlamento, al fine di revisionare la materia dei servizi locali. Complimenti alla redazione e buon lavoro.
    Rodolfo Ranzani

  2. Questa argomentazione non mi convince.
    Sebbene sia molto critico nei confronti delle Authority che, spesso e volentieri, fanno il bello ed il cattivo tempo, condivido le preoccupazioni di Pitruzzella.
    Autonomia e decentramento non significa che gli amministratori locali possono continuare a fare quello che gli pare.
    Stiamo vivendo, nell’ultimo periodo, scandali continui degli enti locali. Enti in cui chi rappresenta il popolo immagina di poter intascare denari non suoi (vedi le ultime cronache nel Lazio, Lombardia, Piemonte, Campania) ovvero investirlo in improbabili ed incontrollate operazioni finanziarie. Non mi dilungo sulle annose vicende, polpettoni di clientele e sprechi, che riguardano le municipalizzate e le partecipate ad ogni livello di governo.
    Gli enti virtuosi non mancano ma, la penuria di controlli, l’appetito in salsa elettoralistica che la libertà di sentirsi autonomi e, quindi, costantemente in grado di autodeterminarsi, stanno via via torcendo il concetto di autonomia. Con questo non sto preconizzando un ritorno all’accentramento ma il principio dei pesi e contrappesi che caratterizza il nostro ordinamento impone che anche l’autonomia ed il decrentramento incontrino, prima o poi, limiti concreti.

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