Il ministro dell’economia Grilli cerca la via della diplomazia, “in parlamento siamo aperti alla discussione su tutto”. Quello che non si aspettava, però, è che i partiti lo prendessero così tanto in parola, infatti, stanno preparato una pioggia di emendamenti che, qualora approvati, porterebbero via sotto al proprio diluvio la Legge di Stabilità.

La cosa più sorprendente della moltitudine di emendamenti che stanno per essere presentati e che alcuni saranno presentati da Pdl e PD, dunque destra e sinistra si trovano solidali ed alleate nella contestazione della legge. Ci sono stati degli incontri con protagonisti, da una parte il responsabile economico del Pd, Fassina, dall’altra gli esperti del Pdl in materia Casero e Brunetta.

Gli emendamenti presentati in comune riguarderanno l’ambito della retroattività delle detrazioni; l’obiettivo è eliminarla e perché ciò che avvenga dovrebbe saltare la seconda aliquota della riduzione Irpef (fascia di reddito tra 15 e 18 mila euro). C’è intesa, inoltre, anche sulla richiesta di maggiori fondi da investire nei giovani e nello sviluppo. Concordanza c’è anche sull’ aumento dell’Iva per quanto le controproposte però siano diverse.


Le misure contro l’aumento dell’Iva del Pdl mirano ai tagli della spesa e sull’ inizio delle operazioni di smaltimento del debito (vendita del patrimonio immobiliare). Ripresa anche la proposta, già esposta nel rapporto Giavazzi, di decurtare tasse e contributi alle imprese. Su queste tematiche, almeno al momento, non ci sono stati contatti con il governo per  intavolare un dialogo di confronto.

Il Pd a riguardo, sul mancato confronto, ha avuto toni piuttosto duri: “ho già detto – hanno detto quelli di Bersani – al governo che, non avendo parlato prima, toccherà parlarsi dopo… Non accetto che ai ceti popolari gli metti un euro in tasca e gliene togli due con l’Iva”. La franchigia dei 250 euro non è stata digerita da Fassina perché colpisce le fasce meno abbienti quelle che hanno meno oneri detraibili.

Secondo Bersani e Fassina c’è un’incongruenza tra la Relazione tecnica e il testo del ddl, che sorprendentemente applica il limite dei 3 mila euro di detrazione alla base imponibile, moltiplicando praticamente per cinque volte l’impatto sul contribuente. E’ proprio questa, in soldoni, la critica principale mossa da Bersani e Fassina, l’impatto sulla domanda interna che rischia di avere un effetto regressivo sull’economia.

Il malessere è palpabile nell’aria, Monti ha capito che aria tira, tanto che ieri sera a Bologna raffrontava gli effetti delle riforme benefiche  per il Paese alle politiche economiche “poco responsabili”. I primi, secondo il Premier, si colgono pienamente nel lungo periodo, i secondi, d’altro canto, “si avvertono in un futuro poco lontano”. Il messaggio è stato come dire; attenzione perché al peggio non c’è fine, del resto è un attimo far risalire lo spread da quota 313 su cui si era attestato ieri.

Grilli, che ha preferito la linea morbida, non è entrato nel merito e in una dichiarazione rilasciata al “Sole 24 ore” si è limitato ad esprimere un monito sulla tematica del tetto alle detrazioni Irpef; secondo il ministro dell’Economia cambiare la norma si può ma costa un miliardo e da qualche parte bisogna prenderlo.

Alfano, segretario del Pdl, però, considera l’apertura come un dietrofront “che il governo sia disponibile a revocare l’aumento delle tasse e a tornare indietro sulle detrazioni, è esattamente quanto avevamo chiesto, una bella notizia”.


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