Negli ultimi anni, dottrina e giurisprudenza si sono spinte ad ampliare il concetto di buona fede in ambito di esecuzione contrattuale, definendo in maniera sempre più estesa quelli che sono gli effettivi obblighi delle parti in tutte le fasi dello svolgimento del contratto.

È principio ormai consolidato quello secondo cui la buona fede, cioè la reciproca lealtà di condotta, debba presiedere all’esecuzione del contratto, così come alla sua formazione ed alla sua interpretazione e accompagnarlo in ogni sua fase. Tale obbligo impone, quindi, di considerare gli interessi che non sono oggetto di una tutela specifica e la lealtà del comportamento nell’esecuzione della prestazione stessa.

La buona fede nell’esecuzione del contratto, dunque, “…..si sostanzia in un generale obbligo di solidarietà che impone a ciascuna delle parti di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, a prescindere tanto da specifici obblighi contrattuali, quanto dal , trovando tale impegno solidaristico il suo limite precipuo unicamente nell’interesse proprio del soggetto, tenuto, pertanto, al compimento di tutti gli atti giuridici e/o materiali che si rendano necessari alla salvaguardia dell’interesse della controparte, nella misura in cui essi non comportino un apprezzabile sacrificio a suo carico…..


Si ricorda inoltre che “…..il comportamento secondo buona fede e correttezza del singolo contraente è finalizzato, nel rispetto del contemperamento dei rispettivi interessi, ad una tutela delle posizioni e delle aspettative dell’altra parte; in tale contesto è legittimo configurare quali componenti del rapporto obbligatorio i doveri strumentali al soddisfacimento dei diritti delle parti contraenti, cosicché è stato ritenuto che anche la mera inerzia cosciente e volontaria, che sia di ostacolo al soddisfacimento del diritto della controparte, ripercuotendosi negativamente sul risultato finale avuto di mira nel regolamento contrattuale degli opposti interessi, contrasta con i doveri di correttezza e di buona fede e può quindi configurare inadempimento”.

Quindi, il dovere di buona fede non è solo sinonimo di astensione dal porre in essere atti lesivi degli interessi di controparte, ma deve essere interpretato come un obbligo propositivo di una parte di porre in essere tutte quelle attenzioni volte ad evitare il pregiudizio delle posizioni dell’altro contraente.

Si è visto, infatti, che la giurisprudenza partendo dal presupposto che anche un comportamento inerte di un contraente può recare dei danni all’altra parte, ha ritenuto che un comportamento omissivo può ritenersi contrario a buona fede, qualora non risulti che l’inerzia sia stata dettata solamente dalla necessità del contraente a non ledere i propri interessi.


CONDIVIDI
Articolo precedenteConvenzione di Lanzarote, in Gazzetta la legge di ratifica
Articolo successivoRiforma del Titolo V, ecco le novità. Buonanotte al federalismo

5 COMMENTI

  1. Egregio Dott. Gozzo, facendo riferimento al suo articolo “L’esecuzione del contratto secondo buona fede” e aggiungerei, correttezza, vorrei un suo parere in merito a:

    La società telefonica Wind, mi chiede il risarcimento di oltre due anni di mancato pagamento delle fatture per un’utenza a nome mio ma a casa di mia madre (morta il 30dic11), ritenendosi nel diritto di risolvere il contratto quando vogliono a loro insidacabile giudizio.

    Il problema sta nel fatto che mi sono ritrovato immischiato in questa storia, senza esserne fisicamente parte in causa e senza saperne niente, almeno fino alla telefonata dell’agenzia assunta da Wind per il recupero credito.

    Mio unico errore: quello di non aver dato disdetta dopo la morte di mia madre sapendo che in casa sarebbe rimasto mio fratello; che contemporaneamente, alla morte di mamma, rimase senza lavoro e senza casa.

    Ho proposto a Wind (tramite conciliazione c/o il Corecom del Lazio) di risarcirli con le prime due… tre bollette in quanto, proprio per il principio di buona fede e correttezza, ritengo che Wind avrebbe dovuto avvisarmi anzitempo (come hanno fatto adesso: fattura di risoluzione contrattuale emessa il 2lug14, il 16lug14 mi hanno contattato al cellulare… facendomi predere un colpo) o risolvere il contratto già dopo la seconda/terza fattura non pagata, in modo da darmi la possibilità, sia di rendermi conto di cosa stava succedendo (mio fratello non mi ha mai detto che non pagava più le bollette), sia di poter affrontare una minor spesa. La ringrazio anticipatamente per la gentile disponibilità.

  2. Egregio Dott. Gozzo,
    ne approfitto, innanzitutto, per porgerLe i complimenti circa il suesteso articolo, che ho trovato estremamente interessante ed efficace nella trattazione.
    Essendo particolarmente interessato a tale materia, avrei curiosità di conoscere le fonti giurisprudenziali e dottrinali alla base del Suo lavoro.
    RingraziandoLa abticipatamente per la preziosa collaborazione, Le porgo i miei migliori saluti.

    Roberto

  3. Caro Francesco,
    puoi stare certo che Ti continuerò a seguire con vivo interesse. L’argomento che hai individuato è centrale nel civil law, visto che dopo i risultati francesi, più vicini di quanto non credano gli spagnoli al loro diritto civile, mancano ancora i tedeschi e noi italiani a rispondere. Noi italiani abbiamo vissuto malissimo l’accelerazione del diritto francese: ho letto cose italiane che erano solo pura invettiva verso i francesi. Invece io credo che non ci possiamo più permettere noi europei di basarci su differenze “nazionali” del diritto, a maggior ragione perché la maggior parte di noi fonda sulla norma e non sulla giurisprudenza il “proprio diritto”.
    Io credo nell’autonomia delle parti, che scelgono se riempire il loro rapporto di garanzie ulteriori rispetto alla buona fede ed alla dpf, e penso che il modello dell’obbligazione di garanzia si presti a condizionare le prestazioni professionali, visto che ciò che l’ordine professionale dà non è solo una indistinta appartenza, ma la garanzia ai potenziali clienti che chi fa parte dell’Ordine abbia perizia tale da seguire con la massima attenzione la prestazione professionale.
    Non ci possiamo più permettere, inoltre, noi italiani di far entrare nella buona fede concetti così romantici da scoraggiare la contrattazione o rendere insicuro il contratto in fieri per la parte più debole.
    Comunque a presto al Tuo prossimo articolo…

  4. Caro Gregorio,
    ti ringrazio per il tuo commento. Sicuramente molto approfondito e di rilevante interesse. La differenza sull’origini delle obbligazioni contrattuali e delle garanzie nei differenti sistemi giuridici è sicuramente importante. Guardare cosa succede nei pasi accanto a noi è sempre una ottima maniera per imparare. Se ti può interessare, il mio prossimo articolo sarà sull’originie storica della responsabilità del contatto sociale, in base alla dottrina tedesca. Magari potrà interessarTi.

  5. Secondo me se riempiamo la buona fede e la dpf di tutto questo peso, faremmo solo male alla microeconomia italiana. Per questo, dopo aver letto l’Avant-Projet Catala, ho scelto di appartenere filosoficamente al diritto civile francese, che, per tramite della giurisprudenza e della dottrina, ha creato il concetto di “obbligazione di garanzia”. Da noi italiani, invece, avviene proprio quello che viene scritto in apertura dell’articolo: si sta riempiendo la correttezza e buona fede, forse per affetto nei confronti delle figure che più hanno prodotto sulla materia (Ugo Natoli in primis) di cose che, se presenti nei concetti di buona fede etc. possono solo scoraggiare la voglia dei consociati di contrarre qualsivoglia obbligazione.

    Per questo i francesi hanno fatto nascere l’obbligazione di garanzia, e per questo grazie ad essa, si riesce a comunicare splendidamente con il common law, che ha compreso benissimo il concetto frwancese

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here