I cani non hanno un’anima, non hanno un inferno, non hanno un paradiso, non hanno angeli custodi che li proteggono…  sono solo “cose”…

E’ così che la pensano in molti, anche cattolici. Nonostante S. Antonio sia protettore degli animali domestici. Nonostante San Francesco d’Assisi sia protettore dei volontari della protezione animali. Nonostante la leggenda parli di Grigio, il cane di Don Bosco, come di un vero e proprio angelo custode.

Di certo, le cose non avrebbero alcun diritto. Non sulla carta. Le cose sembrerebbero destinate a rimanere in balia dell’uomo.
Ma, a volte la storia inverte il suo corso; cielo e terra, inferno e paradiso, si scambiano i ruoli e invertono le parti; e, come per incanto, migliaia di angeli custodi iniziano a darsi da fare per aiutare le presunte cose senza anima …


E’ quello che è successo realmente – non in un sogno, né in una fiaba a lieto fine raccontata ai bambini in una notte di luna piena – in quell’inferno chiamato Green Hill che ancora oggi pare riecheggiare le lordure dei suoi padroni “animati”.

Quasi analogamente a quanto accade per i disabili – cui la natura concede una sorta di potenziamento delle forme di difesa endogena, una specie di riparazione giustiziale alle loro debolezze – qualcuno si è dato peso, lassù o quaggiù pur sempre angeli custodi, di aiutare la razza canina. Ed ha capito che loro non possono parlare, non possono ribellarsi, non possono prendere a ceffoni chi li maltratta, non possono fuggire, non possono denunciare i loro aguzzini, non possono gridare al mondo intero le crudeltà che gli vengono inflitte, non possono costituirsi parte civile nei processi che li vedono persone offese, non possono pagare alcun avvocato. Non possono fare nulla, se non subire. E spesso devono farlo anche in silenzio, le corde vocali tagliate per non farli guaire.

In testa all’esercito delle cose, il prescelto per antonomasia di Green Hill,quel cane di razza beagle considerato scientificamente una vittima perfetta per la sperimentazione: dolce, mansueto, remissivo a qualsiasi violenza proveniente dall’uomo, fisicamente inerte. Pelo corto e ispido che facilita le operazioni di iniezioni e prelievi sul suo corpo, cuore particolarmente forte che permette la sopravvivenza di fronte alle sperimentazioni più cruente, remissione al punto da lasciarsi spaccare il cranio per studiarne i neuroni. Lo si butta in una piscina senza appigli e lui continua a nuotare sino alla morte …
Il beagle è così, si lascia martirizzare senza battere ciglio. Una cavia impagabile.

Green Hill, situato nel Comune di Montichiari ed aperto nel 2001, nasce come allevamento di cani beagle destinati alla vivisezione. Cani nati ed allevati per soffrire.
Un carcere di capanni chiusi, senza spazi all’aperto, senza aria, senza luce naturale. File e file di gabbie con luci artificiali con un solo corridoio destinato al caricamento degli animali da condurre nell’inferno dei laboratori.
Torture ai massimi livelli, mancanza di qualsiasi controllo, totale assenza di sensibilità e di compassione: è questo il pane quotidiano di Green Hill e dei suoi poveri malcapitati.

Il guaio è che Green Hill non è solo uno dei tanti lager gestiti da ominicchi senza cuore, meno che mai una struttura di provincia gestita da locali. E’ un allevamento acquistato dall’ azienda americana
Marshall Farm Inc., che guarda caso è anche la più grande “fabbrica” di cani da laboratorio che esista. Il beagle Marshall è considerato tra i più prestigiosi cani DOC per la vivisezione. Ed è anche pronto il progetto di ampliamento della struttura che dovrebbe portare all’ “accoglienza” di circa 5.000 cani.

Ad oggi gli angeli custodi dei cani hanno avuto la meglio.
Una telefonata per sbaglio – un operaio di Green Hill che si è fatto scappare di soppressioni clandestine di cani – e si è accesa la miccia esplosiva:

– il blitz di Montichiaro del 28 aprile;
– la prima liberazione di Vegan, la cagnetta diventata simbolo di Grenn Hill, accolta tra le mani dei suoi salvatori dietro i cancelli della prigione;
– l’arresto di 12 attivisti e la loro immediata rimessione in libertà;
– la manifestazione internazionale dell’8 maggio, con in piazza 20 paesi di 4 continenti;
– la messa in salvo di tutti, uno per uno, i meravigliosi 2639 beagle;
– il loro affidamento a schiere di adottandi in fila per accoglierli. 

Mesi di felicità vera e scoppiettante: dalle migliaia di giovani e amici degli animali, agli attivisti della LAV e del ComitatoFermare Green Hill, alle centinaia di veterinari accorsi in aiuto, al Corpo Forestale impegnato nelle operazioni di sgombero, a Michela Brambilla e persino a quel “simpaticone” di Schifani in rappresentanza delle forze politiche.

Ed anche il Tribunale di Brescia ha aperto le porte agli indegni gestori e ai complici di tali vergogne: tra quest’ultimi, il Sindaco di Montichiaro, il Comandante della Polizia locale, un Dirigente della Regione Lombardia (iscritti nel registro degli indagati per i reati di abuso e falso). Disposto anche il sequestro preventivo della struttura, in aggiunta a quello probatorio dei primi giorni.

Ad oggi è stata vinta una grande, grandissima battaglia. E’ stata espugnata la fortezza di Montichiari. Ma la guerra – purtroppo – è ancora aperta.
Green Hill potrebbe riaprire i battenti e rinchiudere altri cani. E potrebbero sorgere altre Green Hill, con altri nomi, in altri luoghi, formalmente inattaccabili.

Il processo penale è solo all’inizio, e il nemico è ricco, e potente.
Molto ricco. Molto potente …


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7 COMMENTI

  1. bene bravi bis. ma qualcuno ha in mano le schede di affido dei 2639 beagle di greenhill che avrebbero trovato casa? perchè si sono susseguiti allarmi e domande a cui mai nessuno ha voluto rispondere. su canili molto discutibili (già prima) che hanno ritirato cani di greenhill e li davano al primo che passava, cani che avrebbero bisogno di un percorso di recupero psico-fisico e che sono stati dati via così. possibile che sul destino dei cani non vi sia nessuna trasparenza? nessuno sà niente o è meglio che nessuno sà niente?? chi si assume la responsabilità di gestire il post-adozione di 2639 beagles piazzati in meno di un mese??????!!!!!! mai chiarita anche i beagle ceduti all’arcicaccia!!!

    bello sentirsi angeli custodi, ma non basta averli tolti di lì per dire che sono salvi perchè se un minimo siete dentro al delirio di canili e adozioni in italia bisogna avere 1000 occhi e avere un minimo di trasparenza, cosa che è totalmente mancata da parte di chi ha gestito le adozioni.

    quando adottati? quanto ancora cercano casa? quante adozioni non a buon fine? quanti ritorni? destinazioni dei ritorni?

    scendete sulla terra angeli custodi e invece di bearvi dei tempi che furono, cominciate a dare seguito a quanto è stato fatto DICENDO E PROVANDO DOVE SONO FINITI 2639 BEAGLES, per cui per altro si sono anche chiesti soldi. e date qualche risposta sul futuro dei beagles di greenhill perchè se alla massa basta sapere se che sono fuori dal lager, c’è anche gente che vuole sapere dove sono finiti e come stanno.

  2. Come omino di media cultura antropologica, esultai, e non ho niente da rimproverarmi, per la coraggiosa azione compiuta sabato pomeriggio 28 aprile 2012 dai dodici militanti animalisti, otto donne e quattro uomini, che liberarono venti o trenta delicati cuccioli di beagle dalle grinfie di Green Hill: «Vim vi repellere licet».

    Come omino di media cultura antropologica, esultai, e non ho niente da rimproverarmi, per «Occupy Green Hill»: «Vogliamo mandare un forte messaggio di solidarietà agli arrestati e a tutti coloro che si battono per dare voce a chi non ce l’ha. Ci scagliamo contro l’industria della vivisezione: pratica barbara, arretrata e sanguinaria finalizzata alla sofferenza e al profitto delle avide Lobbies». Ancora una volta: «Vim vi repellere licet».

    Come omino di media cultura antropologica, mi sembra che la Brambilla, qui non importa chiedersi per quali meriti sia stata giovanissima proposta da Berlusconi e nominata da Napolitano ministra del Turismo l’8 maggio 2009, la sua parte la fece: il 31 ottobre 2011, se ben ricordo, inoltrò un esposto alla procura della Repubblica e al comando dei Carabinieri e al nucleo dei Nas di Brescia, ipotizzando per Green Hill «violazioni della normativa statale e regionale in materia di tutela del benessere degli animali di affezione» e «violazioni della disciplina igienico sanitaria nonché di quella concernente il decreto legislativo n. 116 del 1992», anche allo scopo d’«adottare idonei provvedimenti di natura cautelare», non escluso il «sequestro degli animali detenuti nella struttura».

    Come omino di media cultura antropologica, penso che contro la «rossa salmonata», così è chiamata a volte la Brambilla per via dei suoi capelli tinti e per via del commercio di salmoni e gamberi di cui pare si occupi, mille critiche è consentito muovere. Ma non di non aver fatto niente a tutela degli animali quando era ministra.

    Come omino di media cultura antropologica, la partigianeria, nel senso di cui parlava Gramsci richiamando Hebbel, mi sta bene. La faziosità mi lascia perplesso. Mi lasciano perplesso le simpatie e le antipatie personali, se costituiscono il cardine di un giudizio o di un’opinione. L’ho ripetuto fino alla noia: i berlusconiani non mi sono simpatici, ma se un berlusconiano dice che l’acqua è bagnata o che i corpi sono estesi, perché dargli torto?

    Come omino di media cultura antropologica, devo constatare che il governo Monti e la Severino, destinataria di una famosa lettera della Bardot, sono rimasti inerti. Stando alle modeste fonti a cui da non giornalista ho la possibilità d’attingere e stanotte sono riuscito a consultare LaPresse di domenica 29 aprile 2012, a me risulta che la Severino non si recò nelle carceri di Verziano e Canton Mombello per vistare i dodici arrestati, la Brambilla sì, e pure mi risulta che la Severino non invocò una legge contro i vivisezionasti e Green Hill, la Brambilla sì, che sollecitò i suoi colleghi senatori ad approvare al più presto l’art. 14 della legge comunitaria, già allora approvato a larghissima maggioranza dalla Camera, che vieta su tutto il territorio nazionale d’«allevare cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione».

    I dati dell’Eurispes: l’86% degli italiani non è favorevole alla vivisezione, o come la si voglia ribattezzare.

    La voce di alcuni scienziati: oggi le tecniche di laboratorio e le simulazioni e i software permettono d’ottenere risultati migliori rispetto a quelli ottenuti con la vivisezione.

    Come omino di media cultura antropologica, ho alcune domande suggerite dal bel post di Franzina.

    [1.] Si è mossa con tempestività la procura di Brescia dopo l’esposto della Brambilla?

    [2.] Perché la procura di Brescia, invece di arrestare i dodici militanti animalisti con pesanti accuse che non paiono giustificate stante la nobiltà dell’azione compiuta, non si è occupata súbito delle torture praticate a Green Hill e dei torturatori?

    [3.] Quali i nomi del procuratore capo di Brescia e dei suoi sostituti? Quelli che come me stanno dalla parte degli animali e degli animalisti li vorrebbero conoscere in questo blog per pronunciare nei loro confronti da questo blog un’etica disapprovazione.

    [4.] Perché il gip di Brescia ha disposto per uno dei dodici militanti animalisti l’obbligo di dimora e per i rimanenti undici il divieto d’avvicinarsi al territorio di Montichiari, e quale il nome del gip?

    [5.] Perché la procura di Brescia, come da Giornale di Brescia.it di venerdì 30 marzo 2012 ore 15.02, chiese l’archiviazione avendo trovato tutto in regola a Green Hill anche dal punto di vista della vigente legislazione comunitaria?

    [6.] La direttiva Ue 2010 |63, emanata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio il 22 settembre 2010 e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, Serie L n. 276 del 20 ottobre 2010, è stata o non è stata recepita in Italia?

    Come omino di media cultura antropologica, mi scuso per il fatto di possedere solo una media cultura antropologica.

  3. Gentile Stefano,
    hai perfettamente ragione e me ne scuso. La mia non voleva essere affatto l’esclusione di nessuno. Ci mancherebbe …. Peraltro Michela Brambilla è tutt’altro che tra le mie simpatie personali …
    Battaglie così grandi, così importanti – e soprattutto cosi “povere” di mezzi – possono essere vinte solo grazie all’amore e alla collaborazione di tutti.
    Il menzionare l’uno piuttosto che l’altro è solo un modo di dire.
    Ti ringrazio, comunque, per questo tuo – assolutamente meritato – appunto.
    Con l’augurio di rimanere sempre uniti in questa guerra ancora aperta, spero di poterti risentire.
    Ciao, Franzina

  4. Troviamo una destinazione d’uso per la struttura, sfruttando il suo significato anche simbolico che puo’ assumere…che so: un parco-museo attrezzato per gli amanti dei cani, un agriturismo (vegano o anche no) dove andare ad alloggiare nei fine settimana e portare i bambini in mezzo agli animali, un allevamento selezionato inetrnazionale, un laboratorio di ricerca alternativo sovvenzionato da fondi volontari internazionali che non faccia uso di vivisezione…altrimenti prima o poi torna a riprovarci la vecchia proprieta’.

  5. Questa battaglia ha dimostrato che, se vogliamo, possiamo essere anche noi – semplici persone che amano queste creature meravigliose – potenti, basta essere compatti e non arrendersi, difenderli fino all’impossibile. Non è la lotta dell’uno o dell’altro, ma la lotta PER gli animali, i cani…loro hanno solo noi e non possiamo lasciarli soli. Gli angeli custodi non abbandonano i loro protetti.

  6. ringrazio io al posto vostro la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Occupy Green Hill, l’E.N.P.A., Legambiente e gli altri che insieme, tutti, nel pieno spirito della collaborazione, hanno contribuito a portare avanti questa ennesima battaglia. Con il dovuto rispetto, questa non era una battaglia “monopolio” di LAV e del ComitatoFermare Green Hill, o della Brambilla.

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