In prossimità dell’udienza di Cassazione, si è appreso che Sallusti era stato condannato a 14 mesi di reclusione. Sennonché, subito dopo la conferma della sentenza della Corte di Appello di Milano, si è addirittura annunciata la morte della libertà di opinione: un bavaglio imposto dai giudici, e anche dal legislatore, che se ne fregano dell’art. 21 della Costituzione, nei confronti dei giornalisti che hanno il dovere e il diritto di informarci.

Io che sono per la libertà di stampa e che mi arrabbio quando la giustizia resa in nome del popolo italiano condanna innocenti e assolve delinquenti, ho cercato di capire cosa c’è nell’aria.

E con pazienza, e ci vuole pazienza, ho ascoltato il coro dei giornalisti.


Feltri: «La responsabilità oggettiva è un assurdo, il diffamato deve essere risarcito dal punto di vista economico, non mandando in galera la gente. Non me la prendo con i giudici, perché applicano la legge e la legge dà loro strumenti importanti, che vanno dal temperino al mitra».

Mauro: « Non si può andare in galera per un’opinione anzi per il mancato controllo su un’opinione altrui. E’ una decisione che deve suscitare scandalo».

De Bortoli: «E’ davvero molto grave che si arrivi ad ipotizzare il carcere per un collega su un cosiddetto reato d’opinione, è un momento molto basso della nostra civiltà giuridica».

Mentana: «Sarebbe clamoroso se Sallusti, dopo tutti i pronunciamenti che ci sono stati, dal Quirinale in giù, andasse in carcere. Spero e credo che non ci vada».

Mimun: «Si trovano sempre codicilli per evitare la galera a mafiosi conclamati, pusher, pirati della strada che provocano stragi sotto l’effetto di droghe, assassini e stupratori. Ma quando si tratta di mettere in galera un giornalista che non fa parte del coro, non c’è alcuna remora».

Un tantino fuori dal coro, Travaglio: «Ci vorrebbe una legge che aiuti a distinguere tra quelli che raccontano balle, mentendo sapendo di mentire e quelli che esprimono opinioni sgradite, che oggi purtroppo sono nello stesso calderone».

Napoletano: «Per la civiltà giuridica del nostro paese è gravissimo che sia possibile condannare al carcere chi esprime una opinione. Simili decisioni non appartengono alla cultura di questo paese».

Dello stesso tenore la federazione nazionale della stampa italiana, che si appella a colleghi e colleghi direttori perché accanto ai loro editoriali compaiano spazi bianchi in prima pagina come segni tangibili di protesta, per la cancellazione di una norma illiberale che punisce con la galera le opinioni.

Infine l’ordine dei giornalisti: «Un’intimidazione a mezzo sentenza, un’intimidazione a tutti i giornalisti… Ogni organo di informazione vivra’ questa decisione come una intimidazione. E il costo maggiore lo pagheranno i cittadini che avranno una informazione ancora meno libera».

Ho ascoltato anche un piccolo coro di politici.

Santanchè: «Questo Paese fa schifo e spero che gli italiani se ne rendano conto, aprano gli occhi e scendano in piazza perché abbiamo davvero raschiato il fondo».

La Russa: «lascia di stucco la decisione della Cassazione che ha disatteso anche le stesse conclusioni del procuratore generale e ha confermato l’incredibile condanna».

Storace: «Sallusti in galera è una notizia spaventosa. E’ da auspicare che il Quirinale e il ministero della Giustizia istituiscano e concludano con immediatezza nelle prossime ore una pratica per la grazia».

Ghedini: «la condanna definitiva al carcere di un giornalista per un reato di opinione dimostra in modo incontrovertibile lo stato della giustizia italiana e riconferma l’urgente necessità di una riforma globale che eviti il ripetersi di accadimenti siffatti. E’ auspicabile che governo e parlamento intervengano in tempi rapidissimi sulla materia».

Ho ascoltato l’offeso e l’offensore e la Cassazione.

Cocilovo: «Prendo atto della decisione della Cassazione… A me interessava che fosse ristabilita la verità e non credo saremmo arrivati a questo punto se il quotidiano avesse pubblicato anche solo un trafilietto in cui riconosceva che si trattava di una notizia infondata, cosa che in sei anni non ha fatto».

Sallusti: «Non chiederò la pena alternativa dell’affidamento ai servizi sociali per sottopormi a un piano di rieducazione. Perché sono certo che mio padre e mia madre…sarebbero orgogliosi di me e di loro». Il santo Sallusti non accetta compromessi!

Cassazione: «è opportuno precisare aspetti della questione che non sono stati esattamente evidenziati dalla stampa nei giorni scorsi. In particolare emerge dalle sentenze dei giudici di merito che: a) la notizia pubblicata dal quotidiano diretto dal dott. Sallusti era falsa (la giovane non era stata affatto costretta ad abortire, risalendo cio’ ad una sua autonoma decisione, e l’intervento del giudice si era reso necessario solo perché, presente il consenso della mamma, mancava il consenso del padre della ragazza, la quale non aveva buoni rapporti con il genitore e non aveva inteso comunicare a quest’ultimo la decisione presa; b) la non corrispondenza al vero della notizia (pubblicata da ‘La Stampa’, il 17 febbraio 2007) era gia’ stata accertata e dichiarata lo stesso giorno 17 febbraio 2007 (il giorno prima della pubblicazione degli articoli incriminati sul quotidiano ‘Libero’) da quattro dispacci dell’agenzia Ansa… e da quanto trasmesso dal TG3 regionale e dal radiogiornale (tant’e’ che il 18 febbraio 2007, tutti i principali quotidiani tranne ‘Libero’ ricostruivano la vicenda nei suoi esatti termini)”; c) la non identificabilità dello pseudonimo ‘Dreyfus’ e, quindi, la diretta riferibilita’ del medesimo al direttore del quotidiano».

Che confusione!

Ho cercato di ricostruire la vicenda attraverso i fatti e le sentenze evitando, per quanto possibile, le metafonti.

Gli articoli sono due, comparsi il 18 febbraio 2007 sul quotidiano “Libero”, uno firmato dal giornalista Monticone, l’altro con lo pseudonimo Dreyfus, attribuito a Sallusti. Due i reati, diffamazione e omesso controllo. E due le sentenze, tribunale monocratico di Milano 5611/2008 del 26 gennaio 2008 e Corte di Appello di Milano, sezione prima penale, 2516 del 17 giugno 2011.

Dall’articolo a firma di Dreyfus «… Un magistrato ha allora ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! Decretando l’aborto coattivo. Salomone non uccise il bimbo, dinnanzi a due che se lo contendevano; scelse la vita, ma deve essere roba superata, da antico testamento” “Si sentiva la mamma. Era mamma. Niente Kaput. Per ordine di padre, madre, medico e giudice per una volta alleati e concordi. Stato e famiglia uniti nella lotta. Ci sono ferite che esigerebbero una cura che non c’è. Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice. Quattro adulti contro due bambini. Uno assassinato, l’altro (l’altra in realtà) costretto alla follia”… “Qui ci si erge a far fuori un piccolino e a straziare una ragazzina in nome della legge e del bene … “Questa racconto tenebroso è specchio dei poteri che ci dominano. Lasciamo perdere i genitori, che riescono ormai a pesare come ingranaggi inerti. Ma che la magistratura e la medicina siano complici, ci lascia sgomenti».

Dalla sentenza della Corte di Appello: « affermazioni contrarie al vero, in quanto l’interruzione della gravidanza, autorizzata dal giudice, fu decisa autonomamente dalla minore nel rispetto dell’art. 12 l. 194/78, e pertanto affermazioni idonee a ledere la reputazione della parte lesa; con l’aggravante di aver attribuito un fatto determinato. Con riferimento alla posizione di Sallusti, va riaffermata non solo la natura diffamatoria dell’articolo a firma di Dreyfus, che contiene espressioni ben più pesanti del precedente, ma anche la falsità della ricostruzione dei fatti. Non possono agli appellanti essere concesse le attenuanti generiche. Secondo la prevalente e più corretta giurisprudenza, le suindicate attenuanti vanno concesse non tanto in assenza di elementi negativi quanto in presenza di elementi positivi che non trovano puntuale collocazione all’interno di quelle categorie espressamente previste dall’art. 62 c.p. o in altre disposizioni di legge, quali ad esempio, la giovane età, una condotta processuale improntata a particolare lealtà o qualunque altra condizione personale o sociale meritevole di attenzione ai fini di un’attenuazione del trattamento sanzionatorio. Nel caso di specie non si ravvisa alcuna circostanza, che possa essere in tal modo valutata. Non vanno inoltre trascurate le modalità di commissione dei fatti, caratterizzate da particolare negatività, come già posto in risalto dal Giudice di primo grado».

E le istituzioni alte?

Stando alle affermazioni dei mass media Napolitano ha avuto due incontri: uno con la ministra Severino, per affrontare il caso Sallusti e il problema della legge sulla diffamazione, l’altro con i firmatari di una lettera aperta sul sovraffollamento delle carceri, guidati dal prof. Pugiotto.

Due temi differenti? No, lo stesso tema, Sallusti, in due salse distinte.

Ma ci voleva Sallusti per svuotare le carceri?

Ma sì, in Italia per cambiare una legge ci vuole un personaggio illustre che si trova nei guai e a cui il cambiamento ritorna utile.

Il problema di Napolitano e della Ministra è un giusto problema e il momento è buono per pensare ad una amnistia o a un indulto quali rimedi per frenare l’accanimento dei giudici verso chi ha santi in paradiso. E le vittime della giustizia ingiusta? E i carcerati in attesa di giudizio?

Ma in carcere non ci vanno i sallusti illustri e perciò non fanno sovraffollamento. In carcere ci va il povero disgraziato senza nome e senza voce. Ci va il bersaglio facile che il magistrato può colpire perché non ha quei “bordelli di pensiero che si chiamano giornali”.

Diritto di critica? No e no e no.

Il diritto di critica ha il proprio limite nel principio del neminem laedere. La critica deve mantenersi entro il limite della correttezza del linguaggio e rispettare la reputazione e il decoro e l’ onorabilità di ogni persona fisica o giuridica.

Diritto di cronaca? No e no e no.

Il diritto di cronaca può essere esercitato se la notizia pubblicata sia vera, se esista un interesse pubblico alla conoscenza dei fatti, in relazione alla rilevanza degli stessi per la collettività e per la formazione della pubblica opinione, e siano rispettati i limiti dell’obiettività e della continenza, senza che si travalichi da un’esposizione improntata a leale chiarezza e da una critica civile.

Resta la questione della misura.

Va mantenuta la responsabilità del direttore? Ci deve essere la reclusione per la stampa? Per quali casi?

Io proporrei di mantenere la reclusione solo per il caso di articoli anonimi. Là dove sia identificato l’autore non possiamo gravare il direttore di un carico di lavoro eccessivo.

Essendo contraria a qualsiasi compressione del diritto di esprimere il proprio pensiero, per non ingannare i cittadini che a sua volta hanno il diritto di non ascoltare menzogne per esprimere il proprio pensiero su notizie vere, punirei pesantemente chi racconta fatti menzogneri e offensivi.

Come colpire i giornalisti falsari? Il risarcimento del danno in sede civile è sufficiente? Bisogna vedere come sta a soldi l’editore. La condanna civile turba la libertà di stampa di chi soldi non ha.


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34 COMMENTI

  1. salve a tutti …. da quel poco che ho letto ho potuto capire che le leggi italiano sono sempre piu’ a difesa dei criminali detto in senso ampio … scusatemima io ho avuto sempre una mia teoria perche’ secondo me teoria rimarra’ … se una legge non va o un giudice sbaglia gravemente o un politico ruba i soldi de contribuenti … il popolo ha una sola e grande forza e cioe’ egli stesso e soltanto il popolo potrebbe far cambire la mentalita’ di un governante di un giudice o di una legge ingiusta ed applicata ancora piu’ ingiustamente … non dovrebbero essere “potenti” a fare paura al popolo ma viceversa … a buon intenditor poche parole……….

  2. Complimenti all’autrice. per la completezza ed il rigore espositivo.
    Da giurista (per quel che vale) lo condivido in pieno: qui il diritto di cronaca non c’entra NULLA!
    Ciò che mi ha indignato di più, in questa vicenda è stata la presa di posizione dell’Ordine dei giornalisti che tace in tutti, troppi, i casi di manifestazioni della sfacciata faziosità di giornalisti prezzolati.

  3. cara Angela, è stupefacente essere elevati a tante altezze stilistiche e concettuali, per non dir concettose, dopo un tuo articolo così puntuale e preciso ed ancorato alla terra, e riascoltare in parvenza Giovambattista Vico parlare numinosamente negli scorci prospettici del tardo barocco, solo per ascoltare il fragoroso rumore che può fare un dire e non dire, o soltanto accennare, o meglio suggerire, per non dir suggestionare, ed avere una soffocante sensazione dell’allusivo linguaggio mafioso?

    possiamo restare al dove eravamo, cioè al prepotente che consapevolmente diffama chi applica la legge perché odia la legge ed usa il potere per farsi passare per vittima e fare della vittima un colpevole, ben sostenuto dalla stampa sodale, perché la difesa del privilegio di mentire è il cemento che unisce la corporazione dei giornalisti?

    che non avrebbero bisogno d’altri difensori, potendo usare le corazzate Potemkin deile rotative.

    sono un cittadino probabilmente male educato in anni lontani che vede ancora nella legge uno strumento di difesa del debole contro il forte, e non un più sofisticato congegno a disposizione del forte per tormentare il debole.

    comprendo bene che la mia mente è deviata nei sentieri del dover essere.

    però penso che chi si commuove a favore del violento abbia un fondo di violenza in se stesso, e considerando il clima civile di questo paese non faccio fatica a pensare che la mia ipotesi sia vera.

  4. @ per l’Omino di media cultura antropologica

    Omino caro non giurista e neanche filosofo e nemmeno affaticato dall’ ascolto dei “si dice” che scorrono con prosa fluviale per travolgere qualche volenteroso in traversata

    Ho anch’io sentito i “si dice” e ho visto i “non si fa” e mi sono fatta bagnare dal sangue e aceto uscito dalle feritoie e mi sono fatta baciare dalle talpe che hanno scavato cunicoli senza trovare gemme

    E mi sono arrampicata sulle vertiginose altezze della giustizia brigante e sulle vette dei precipizi da dove cadono i princìpi che annottano negli abissi

    E mi sono stancata di ascoltare leggi polifoniche che coprono il lamento del disgraziato
    E mi sono stancata dell’accusa irosa ma anche della mala fede ciarlatana

    Ma tu Omino non sei stanco di ascoltare tutti i giorni di tutti i mesi di tutti gli anni i “si dice” e i canti stonati che impiastricciano le orecchie?

    Ma tu Omino non sei stanco di essere stanco di aspettare l’Omone di alta cultura che spieghi le vele sull’immenso mare per dare nuove leggi ai venti?

  5. L’articolo era palesemente diffamatorio e se consideriamo che il fenomeno della diffamazione a mezzo stampa è pane quotidiano in questo Paese, in cui abbondano notizie fabbricate su misura per aggredire avversari politici, trovo assolutamente corretto, in linea di principio, che i giornalisti debbano rispondere per ciò che scrivono.
    Il problema, piuttosto, riguarda le sanzioni da applicare che, comunque, devono tener conto del grado di lesività dell’atto diffamatorio.

  6. Verrebbe da dire “l’insostenibile leggerezza…” dei giornalisti.
    Offre molti spunti di riflessione l’analisi a scandaglio di Angela Bruno. Ogni giorno assistiamo inerti alla propalazione di notizie false o distorsive della verità, che ci vengono propinate non solo da giornali cosiddetti “spazzatura”, ma anche da grandi testate giornalistiche. La sola indignazione non basta. Per approdare a qualcosa che ci avvicini alla verità possiamo solo sentire più voci, ragionare e dissentire.
    Lo sciacallaggio, la notizia a qualsiasi costo non si può e non si deve accettare.
    Fatti così gravi che offendono la rispettabilità e la dignità delle persone, segnandole, a volte, per tutta la vita, non dovrebbero accadere.
    Ricordiamoci il caso Tortora.
    Quando, poi, “l’errore”, anche se commesso in buona fede, proviene da giornalisti di grosso calibro, ci si aspetta, quantomeno, la correzione e l’obbligo morale delle pubbliche scuse.
    Sull’entità della pena, non sento di potermi esprimere. Spesso mi sono scandalizzata per pene, a mio modo di vedere, troppo leggere, nei confronti di chi si è reso responsabile di reati più gravi.
    Intanto questa sentenza ci sta facendo discutere e certamente sarà argomento di confronto e di riflessione per giuristi, legislatori e magistrati.
    Chissà che da tutto questo vespaio non nasca qualcosa di buono.

  7. Come omino di media cultura antropologica e filosofo non essendo né giurista ho sentito dire da qualcuno e da chi non ricordo che le leggi sono come le parole di un dizionario e come le parole di un dizionario che lettera morta stanno nel dizionario finché non le si usa nella lingua parlata e scritta anche le leggi lettera morta stanno finché esperienza giuridica non diventano e ancora ho sentito dire da qualcuno e da chi non ricordo che il diritto altro non è se non esperienza giuridica nel senso che leggi costituiscono forme trascendentali e non trascendenti che da sole insecchiscono nel nebuloso cielo dei concetti e per non insecchire in questo cielo hanno bisogno di mescolarsi con la fertile bassura del mondo da cui realtà spesso contraddittorie zampillano e così hanno bisogno di percorrere la scala di Wittgenstein a ritroso e cioè non salendo su per la scala ma giù dalla scala scendendo in modo che il loro ponente porre almeno per un momento arresti la sua corsa in quel che è posto e il loro volente volere almeno per un momento arresti la sua corsa in quel che è voluto e ancora ho sentito dire da qualcuno e da chi non ricordo che il magistrato per applicare le leggi ha prima da interpretarle e l’interpretazione comporta giudizi di valore e congetture e confutazioni sopporta ma non prove dimostrative del vero e del falso e ancora ho sentito dire da qualcuno e da chi non ricordo che per i processi ingiusti e per le ingiuste sentenze ai magistrati nessuna responsabilità è imputabile ed è invece imputabile allo Stato che guarda un po’ ripagherà l’ingiustizia con i soldi dei contribuenti e in democrazia non è ammissibile un potere senza responsabilità giacché un potere senza responsabilità potere non è e arbitrio è e mea culpa non so se le miserevoli condizioni delle carceri siano cosa del tutto diversa dalla sanzione della pena carceraria in quanto pena da scontarsi nelle carceri in quelle miserevoli condizioni e c’è chi scrisse «Le mie prigioni» e chi «Le nostre prigioni» e chi un giorno scriverà «Le loro prigioni» e non sarà certo un Sallusti di turno a scriverle e penso sarà un povero semianalfabeta a scriverle e a scriverle con il sangue gocciolante dalla feritoia del torto ricevuto e gocciolerà il sangue perché il suo diritto alla pena lo hanno mortificato con una tortura che della morte è sorella non gemella eppur sorella è e sorella invocante il suicidio che è morte per carcere e non morte in carcere e qui cara avvocata Angela Bruno dal post con merito super commentato non ho usato punti fermi né altri segni d’interpunzione per il semplice fatto che con il diritto quale esperienza giuridica i punti fermi e gli altri segni d’interpunzione mal si conciliano e cause che sembravano perse si vincono e cause che sembravano vinte si perdono per alchemica fantasmagoria forse decifrabile consultando gli oroscopi giornalieri o settimanali o mensili o annuali nella bottega di rigattiere che ciascuno di noi ha in sue segrete stanze e tanto segrete che nessuno di noi ne parla temendo di non possedere la maschera adatta per nascondere la vampata di rossore che rapida attraverserebbe il viso suo

  8. @ per Franzina Bilardo

    Grazie per i complimenti. Ma non li merito. Credo abbia ragione Santo Grasso, un commentatore di questo post, quando dice “Complimenti e grazie, Angela, per quello che ha scritto; se fosse più decisa ed esplicita rafforzerei complimenti e ringraziamenti”.
    Alle tue parole do comunque il significato di coccole.

  9. @ per il Professor Corradini H.Broussard

    Caro Professore, bella l’idea di far fare per sette giorni la vita di galera ai novelli magistrati.
    Ancora più bello sarebbe farla fare al legislatore, ma almeno per un mese.
    Io lo prescriverei quale requisito di eleggibilità. Perché dico questo?
    Il magistrato applica le leggi, non le fa. Da lui possiamo pretendere un giusto processo e una giusta sentenza. Punto e basta. I legislatore invece ha il compito di fare le leggi e di controllare la politica. Cosa diversa è lo stato delle carceri, a tale proposito ho parlato di delitto senza castigo. Sulla funzione della pena a livello etico dovremmo chiederci se è giusto rispondere al torto con il torto. E ancora se esiste un diritto alla pena da parte di chi ha commesso un torto.
    Per quanto riguarda Sallusti, dovremmo ricordare il principio di buona fede. Un principio debole che si fa sorpassare dalla prepotenza tutte le volte che la prostituta della politica ci mette il dito. Sono domande che ci poniamo tutti i giorni, ma è compito del filosofo rispondere. :-)
    Grazie per il Suo intervento e per aver ricordato un Grande sicilano.

  10. “E se vuoi la verita’ nuda e cruda, lo so che la diffamazione e’ una merce che va a ruba
    tu la usi a mo’ di bazooka ma ti e’ andata buca, (…)”
    L’articolo dell’avv. Bruno mi fa riflettere sulle abilità dei “potenti protetti” di somministrare verità “col ghigno e l’ ignoranza dei primi della classe.(…)”
    Mi dispiace. Ma, io: “All’ amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco! (cfr. Cirano, F.Guccini)”.
    I giornalisti e, a fortiori, il direttore di un organo di stampa è titolare di una posizione di garanzia, protesa a tutelare l’interesse diffuso prevenendo la lesione dell’altrui reputazione e garantendo l’aderenza alla realtà. Pertanto, se egli pubblica una vicenda non vera e lesiva della reputazione altrui- diritto anch’esso costituzionalmente protetto
    dagli artt. 2 e 3 della Costituzione – è responsabile dei danni derivanti dal reato a meno che non provi l’esimente di cui all’art. 59, ultimo comma, c. p. e cioè la c.d. verità putativa del fatto, in altri termini, la sua buona fede. Per far ciò è necessario che egli dimostri i fatti e le circostanze che hanno reso involontario l’errore al fine di
    vincere ogni dubbio ed incertezza in ordine alla verità dei fatti narrati.
    A mio parere: Si… a punire e deprecare la falsità, la menzogna ma con la giusta e doverosa attenzione rivolta alla pena da infliggere. Temo che una pena carceraria esemplare ad un personaggio noto faccia innescare meccanismi, forse, più gravi: trasformarlo in eroe!

  11. Celiando, e però non era una celia sciocca, propose una volta Leonardo Sciascia che ogni magistrato, finito il corso di uditore giudiziario, dovesse completare la sua formazione trascorrendo dai tre ai sette giorni in carcere come detenuto, su una brandina da detenuto ventidue ore circa su ventiquattro e alla mensa dei detenuti e utilizzando i servizi igienici dei detenuti tra scarafaggi e pareti umide acqua grondanti e malsane, e voleva dire Sciascia che è facile per un pubblico ministero chiedere la condanna al carcere ed è facile per un giudicante condannare al carcere quando non sanno cosa il carcere è.

  12. Conosco l’avv. Bruno da oltre quindici anni e collaboro con lei da altrettanto tempo; tempo in cui grazie alla sua passione per il diritto è riuscita a farmi entrare in un mondo che, sicuramente, non era il mio e che, invece, ho imparato ad amare e a cucirmi addosso.
    Il suo acume e il suo intuito giuridico vanno oltre e nel suo fare emerge sempre un chiodo fisso come monito per tutti: “per esprimersi e per scegliere bisogna sapere le cose come stanno. E siccome non ce le dicono, dobbiamo ricercarle nei fatti con l’umiltà di una talpa che scava gemme”

  13. Grande è la capacità dell’avv. Angela Bruno nel saper tirare fuori riflessioni che spesso passano inosservati, per le montagne di notizie che ogni giorno invadono le nostre menti, si ha così la possibilità di attenzionarle ed esprimere un’opinione con più elementi obiettivi. Grande è Giorgio Gaber che con poche parole riesce a sintetizzare quello che, alcune volte, non si riesce ad esprimere con mille parole: …

    E c’è un gusto morboso
    nel mestiere di informare
    uno sfoggio di pensieri
    E c’è un gusto morboso
    nel mestiere di informare
    uno sfoggio di pensieri
    senza mai l’ombra di un dolore
    e le miserie umane
    raccontate come film gialli
    sono tragedie oscene
    che soddisfano la fame
    di certi avidi sciacalli.
    C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
    che manca l’aria.
    Lasciateci almeno l’ignoranza
    che è molto meglio
    della vostra idea di conoscenza
    che quasi fatalmente
    chi ama troppo l’informazione
    oltre a non sapere niente
    è anche più coglione.

  14. Mi pare che ci siano un paio di equivoci; il primo: riferire di un fatto, quindi fare della cronaca, si può considerare come il manifestare di una opinione? Secondo me, no; fare un’affermazione riferendo che si è verificato un certo episodio e cosa diversa dal commentare qualcosa o dall’esprimere una propria valutazione su qualcosa; quindi con tale sentenza non si conculca affatto la libertà di opinione, bensì si censura un atto diffamatorio; e mi preoccupa la corale, falangistica difesa dei colleghi, alcuni stimabili (ancora?) ;
    il secondo: questo, presunto, pericolo sulla libertà di espressione si verifica poiché è stato inflitto (per favore non si dica “comminato” che è parola di diverso significato) il carcere, ovvero comunque la sentenza di condanna implica che si sia voluto zittire i giornalisti? insomma la condanna è saggia e doverosa, ma eccessiva (prevedendo la legge il carcere), oppure ipotizzare una condanna, qualunque sia, per uno scritto offensivo e diffamatorio è ingiusto e lesivo della libertà di stampa?
    A me le contraddizioni in questo modo di ragionare appaiono lampanti e clamorose e mi sorprende che non accada a tutti.
    Complimenti e grazie, Angela, per quello che ha scritto; se fosse più decisa ed esplicita rafforzerei complimenti e ringraziamenti. Santo Grasso
    8.10.2012

  15. ho apprezzato moltissimo questo pezzo, che fornisce una visione oggettiva ed un punto di vista equilibrato su una vicenda in cui la levata di scudi ideologica in difesa della libertà di espressione ha contribuito a distorcere la realtà dei fatti.
    Mi domando ancora come si possa arginare, in un sistema di comunicazione ormai vastissimo e di fatto quasi incontrollabile, la diffusione di notizie tendenziose da parte di sedicenti giornalisti che creano testate e pagine online solo per sparare a zero su malcapitati bersagli, con articoli fortemente offensivi e non rispettosi del diritto di critica e di cronaca così ben definiti nei loro tratti essenziali in questo pezzo; tali soggetti in realtà hanno solo loro interessi personali da difendere, falsificano scientemente dati e notizie e poi si atteggiano a sallusti della situazione quando le vittime reagiscono per vie legali, attivandosi per far ripristinare la verità.
    Come amministratore di un gruppo di facebook, mi risulta poi sempre difficile anche far comprendere ad alcuni utenti che un conto è la critica e la libertà di espressione, un conto l’offesa personale, l’invettiva, la strumentalizzazione delle vicende…

  16. @ per Marco Di Corrado

    Ciao giovanissimo ingegnere, arrossisci se parlo di te? Ma no. Sono contessima di poterti leggere . Complimenti per il commento e per quello che hai fatto. So che ti sei laureato al Politecnico di Torino con una sessione di anticipo e che sei già abilitato. So anche che hai rifiutato proposte di lavoro al nord per ritornare nella tua terra inospitale. Infine, so che hai superato le diavolerie delle prove per l’abilitazione all’insegnamento. Marco auguri di cuore e buona vita. Spero tanto che la nostra Vittoria ti accolga come meriti.

  17. La stampa paludata e dei professionisti si stringe attorno a Sallusti e tenta, sta tentando, di trasformare la decisione della Cassazione in un attentato alla libertà di espressione.
    E’ chiaro che questa vicenda non ha niente a che fare con la libertà di espressione:
    affermare, capovolgendo i fatti, che il giudice Cocilovo è un omicida è, senza dubbio, diffamazione.
    Se qualcuno si alzasse accusandoci di essere, ad esempio, pedofili, ladri o mafiosi, come reagiremmo? Ci sentiremmo vittime di una violenza terribile e faremmo bene a querelare.
    I giornali sono un’ eco dei partiti, prendono posizione a difesa di quello o di quell’altro gruppo, e lo fanno utilizzando spesso l’arma della diffamazione per far fuori l’avversario. Si capisce, allora, la levata di scudi unanime a favore di Sallusti e a favore della depenalizzazione del reato, che non avrebbe altri effetti che quello di agevolare i giornali piu’ ricchi e influenti nel tentativo di mistificare la realtà.
    Il vero problema è che non siamo in democrazia.

  18. @Rosetta:non sto a discutere sulla colpa,che c’è tutta..sto a discutere sulla pena…trovo scandaloso in Italia che gli esibizionisti,tanto per fare un esempio,non vadano in galera e invece chi pubblica articoli falsi si. Lo sapevi che uno che va ai giardinetti e fa atti osceni in luogo pubblico (mostrarsi o peggio masturbarsi davanti a persone,giovani ,minorenni o vecchie) non va in galera? Viene solo denunciato a piede libero..Cosa è più grave secondo te? Dire falsità o questo?

  19. Sig. Fidilio capisco il suo punto di vista, in un paese libero deve esserci libertà d’opinione e sopratutto diritto di critica. Ma la diffamazione è cosa ben diversa e l’eventuale strumentalizzazione di essa è cosa ben più grave.
    Lei dice che nessuno deve avere paura di parlare e contemporaneamente dice che chi “sbaglia a parlare” deve essere punito solo con una pena economica, ma ciò non dà piena libertà di parola solo a chi non ha paura delle ripercussioni economiche?
    Ovviamente per questo genere di reati bisognerebbe sfociare nel penale solo per pochissimi e gravissimi casi. Si deve dare agli imputati ogni tipo di possibilità di rimediare all’eventuale errore e il buonsenso della magistratura deve evitare di creare un clima di eccessiva tensione mediatica.
    Inoltre vorrei far notare al sig. Gianluca che il caso Sallusti è giunto a questo punto anche perché il direttore ha rifiutato ogni tipo di smentita. Secondo lei, in caso di mancata smentita, come dovrebbe comportarsi il “diffamato”?

  20. @ per Marco Fidilio

    Caro Marco, è una sentenza fatta bene che tiene conto, e scupolosamente, di tutti gli elementi della vicenda. E’ stata accertata la falsità della ricostruzione dei fatti e la natura altamente diffamatoria dell’articolo. E’ stata verificata la ricorrenza dell’ipotesi prevista l’articolo 13 della legge sulla stampa ( pena detentiva) e le attenuanti generiche sono state escluse per le ragioni riportate in sentenza ( cfr., post). Il diritto di cronaca e di critica e di satira sono garantiti dall’articolo 21 della Costituzione. Ma questo diritto ha dei limiti a garanzia di altri beni della vita che la stessa Costituzione prevede. Non si può , per il principio di non contraddizione, riconoscere la libertà di pensiero e disconoscere contestualmente la dignità umana. Per questa ragione il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero viene meno se ci si trova di fronte a racconti bugiardi espressi in modo
    maleducato e irriguardoso della persona. L’interesse pubblico non può ravvisarsi nell’apprendere menzogne finalizzate a suscitare scandalo intorno alle persone.

  21. @marco fidilio

    Gentile Marco, è una persona per bene chi da direttore pubblica notizie orribili senza contrallarne la veridicità? E’ per bene chi si rifiuta di rettificare la notizia sapendo della sua falsità ? E’ per bene uno che è stato condannato più volte per lo stesso vizietto? La pena non è esemplare per un recidivo che peraltro non ha neanche diritto alle attenuanti generiche.
    Distruggere una persona con le menzogne non è una cosa da niente, prova a metterti nei panni di Cocilovo e della famiglia della ragazza e forse sarà più facile capire il senso delle mie parole. La verità è che ci hanno impiastrato di menzogne e ci hanno fatto credere ad un limite alla libertà di stampa. Essere liberi di esprimere il proprio
    pensiero non vuol dire insultare e dire menzogne per distruggere le persone.
    Scusami, ma non potevo non dire queste cose.

  22. Per me la gravità di quello che ha fatto Sallusti viene sottovalutata, anche omettendo l’aspetto più grave.
    Una ragazzina di 15 anni che abortisce si trova in una condizione di fragilità, e con lei l’intera famiglia. Ma Sallusti, legittimato dalla sua professione, si permette di sparare a zero, non solo raccontando balle, ma auspicando su un giornale nazionale la morte di ragazzina e genitori, ginecologo e quant’altro.
    Se quelle parole le avessi scritte io su un blog (ovviamente non lo farei mai), sarei già stato condannato per non so bene quali reati. Lui può perché è giornalista.
    Ma perché Sallusti non dovrebbe mentire, diffamare e offendere? Lo fanno tutti i suoi colleghi! Un giornalista legge frettolosamente un’ansa che contiene la parola “romeno”? Scrive subito un articolo di fuoco, salvo poi scoprire il giorno dopo che il romeno era la vittima. Un PM chiama i giornalisti per raccontare di un processo a cui vuol dare visibilità? Non esiste un solo giornalista a cui venga in mente di sentire l’opinione dell’avvocato difensore.
    E così via.
    Allora, se quotidianamente i giornalisti si permettono di diffamare la gente, per sete di vendite, pigrizia, stupidità, rancore o solo per noia, possono forse permettersi di stare a guardare mentre Sallusti viene arrestato? Figuriamoci!

    Segnalo che ho linkato questo articolo qui:
    http://soqquadrissimo.wordpress.com/2012/09/26/sallusti/
    (se la segnalazione non è gradita, cancellate pure quest’ultima parte)

  23. Ho letto quanto riportato nell’articolo a firma di Dreyfus e ho visto che contiene espressioni gravissime, ricostruendo i fatti in modo falso.Risulta dalla sentenza della Corte di Appello
    che Sallusti ha riportato “numerose condanne…per reati della stessa indole” e che allo stesso, come riporta il post, n on potevano essere concesse le attenuanti generiche. Il
    giudice offeso, e questo non è di poca importanza, svolge la funzione di giudice tutelare,
    una funzione a tutela dei minori e comunque di soggetti deboli. Immagino l’effetto che quell’articolo micidiale abbia avuto su di lui, sulla ragazza e della di lei famiglia.
    Inorridisco di fronte a chi ha voluto far passare la decisione della Cassazione come un attentato alla libertà di stampa. Di quale libertà stiamo parlando? Stiamo parlando della libertà di diffamare? Della libertà di distruggere un nome?

  24. Cara Angela Bruno, ti ringrazio per il pensiero e devo dire che l’ho letto con attenzione. La tua esposizione è chiara e la tua opinione tecnico-giuridica è autorevole, come è normale che sia da un bravo avvocato come te. La mia opinione sul caso è quella che ho sempre espresso anche in generale, ovvero: abolizione totale dei reati d’opinione, abolizione tombale dell’Ordine dei giornalisti (come di tutti gli altri Ordini professionali), unico onere a carico di giornali e blog quello di pubblicare l’eventuale smentita del “diffamato”.

  25. Ciao Angela Bruno, Salomone non uccise il bimbo, dinnanzi a due che se lo contendevano; scelse la vita, ma deve essere roba superata, da antico testamento” è intanto è il colmo tutto è il contrario contorto di tutto come in una trappola le leggi ad honorem di quale reato per andar in scassacazzione e a Sallusti piace fare il caproespiatorio martire protagonista a difesa o a vantaggio delle vendite dei giornali o del comunque Circo-kaos che ha scatenato nel mentre si tralascia l’essenziale e nessuno vive bene di riflesso possiamo solo supporre di non ritrovarci più angosciati di prima per il libero pensiero____.__.____/

  26. Il commento fa riflettere. La corporazione dei giornalisti in questo caso non merita alcun apprezzamento visto che si ostina a raccontarci di limiti alla libertà di stampa che nascondono bugie diffamatorie. Inventano fatti e li diffondono, certi di rimanere impuniti. E’ questa la libertà di opininione? Per essere liberi secondo loro si deve poter danneggiare l’immagine
    di innocenti in piena libertà e senza limiti. Sono più che delusa. Sono disgustata.

  27. Il titolo del mio articolo ripete il ritornello di “C’è un’aria” del grande Giorgio Gaber, per ricordarlo ne trascrivo alcuni versi:

    E ogni avvenimento di fatto si traduce
    in tanti ‘sembrerebbe’
    ‘si vocifera’, ‘si dice’
    con titoli d’effetto
    che coinvolgono la gente
    in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto
    senza dire niente.
    C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
    che manca l’aria.

    E c’è un gusto morboso
    nel mestiere di informare
    uno sfoggio di pensieri
    senza mai l’ombra di un dolore
    e le miserie umane
    raccontate come film gialli
    sono tragedie oscene
    che soddisfano la fame
    di certi avidi sciacalli.
    C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
    che manca l’aria.

    Lasciateci almeno l’ignoranza
    che è molto meglio
    della vostra idea di conoscenza
    che quasi fatalmente
    chi ama troppo l’informazione
    oltre a non sapere niente
    è anche più coglione.

    Lasciatemi col gusto dell’assenza
    lasciatemi da solo con la mia esistenza
    che se mi raccontate
    la mia vita di ogni giorno
    finisce che non credo neanche
    a ciò che ho intorno.

  28. Scrivere un falso che ha il solo scopo di denigrare credo sia una cosa gravissima.
    Non solo per un giudice che si occupa di minorenni, ma anche per la famiglia che viene messa al pubblico ludibrio.Si può lasciare impunito una simile orchestrazione?
    Goebbels diceva “calunniate, calunniate, calunniate…alla fine qualcosa resterà”.
    Credo che in tanti usino questa logica come vendetta e per scardinare il poco che c’è rimasto. In Italia si sta proprio a terra.

  29. Da James Graver Thurber:

    “Le uniche regole che la commedia può tollerare sono quelle del gusto
    e le sue uniche limitazioni quelle della diffamazione”.

  30. Riassumere i fatti è stato importante per capire cosa è accaduto nella realtà.
    Condivido i principi e le idee espresse. Sono convinto che il diffamato non voleva nè soldi nè galera, gli sarebbe bastata la verità. Ed è proprio verità che Sallusti ha in odio
    come ha in odio l’empatia.Di quale libertà di stampa parlano tanti giornalisti? Parlano forse della libertà di mentire? Intravedo il rischio del “caso” montato ad arte per colpire parte delle istituzioni. E il popolo? Cos’è il popolo? E’ forse un ammasso di cretini
    dedito all’ascolto di menzogne? Dobbiamo rassegnarci alla deriva in cui ci porta l’informazione italiana? A questo punto dubito anche della bontà della democrazia rappresentativa.Noi decidiamo in base a notizie truccate e truccate sono di conseguenza le scelte che facciamo.

  31. Non considerando il singolo caso Sallusti vi invito ad analizzare il peso di un eventuale depenalizzazione del reato di diffamazione.
    Qualche mese fa l’Italia si indignava di fronte alla “macchina del fango”, portata alla ribalta mediatica da Roberto Saviano.
    Adesso abbiamo dimenticato tutto e vediamo tutta la stampa e una parte della compagine politica, che si stringe attorno al proprio collega/amico e vorrebbe cambiare la legge che lo ha condannato.
    Mi chiedo se la delegittimazione della credibilità di un altro individuo è risanabile tramite il pagamento di una semplice multa?
    In un periodo di insistenti bombardamenti mediatici e di disattenzione e disinteresse diffusi, un singolo messaggio pretestuoso rischia di passare come verità assoluta all’orecchio di un uditore distratto. Ciò presta il fianco a una pluralità e sistematicità di tecniche atte a calunniare e denigrare “l’avversario” commerciale, politico o magari sportivo, da parte di chi non avrebbe nessun problema a pagare l’eventuale multa.
    E’ giusto considerare la diffamazione semplicemente come una spesa di marketing aziendale?

  32. Trovo assurdo e scandaloso incarcerare una persona onesta e per bene (nel senso di educazione civica,nel senso che sa vivere civilmente,nel senso che non ha mai truffato,derubato o ucciso nessuno) per un reato di parola. Il reato di diffamazione,di menzogna e quant’altro va punito con una pena economica : Una persona non deve aver paura a parlare..deve stare solo attento a come parla. In questo modo si crea un precedente pericoloso,per cui si instaurerebbe un terrorismo della parola.Neanche durante il fascismo esisteva ciò. A mio parere si è voluto colpire la persona con una pena esemplare.Si è voluto colpire una persona scomoda e antipatica(in effetti lo è),non guardando ai risvolti pericolosissimi che questa sentenza può dare in ciascuno di noi.

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