Lo sapevate che al Senato nevica? No, non è la neve intesa come la perturbazione metereologica, ma come quella sociale; in realtà  non ci si dovrebbe stupire così tanto visto che qualche anno fa le iene, programma di italia uno, avevano fatto una video – inchiesta che aveva appurato come nei bagni del senato e della camera fossero state rilevate palesi tracce di cocaina, a testimonianza di un uso abitudinario degli avventori di quei servizi igienici, ossia i politici italiani. 

Come recita il proverbio, il lupo perde il pelo ma non il vizio, quella che però era solo una video – inchiesta, fra l’altro messa bruscamente a tacere dal garante della privacy perché ritenuta lesiva della libertà personale, si è, ad oggi, trasformata in una operazione di polizia vera e propria dal momento che è finito in manette, per spaccio di cocaina appunto, Orlando Ranaldi, direttore delle Poste di Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica. L’indagine è molto più ampia di così, Ranaldi non è che la punta del “monte bianco”, concedete l’ironia del gioco di parole, l’indagine infatti riguarda molti altri sospetti e ha condotto martedì 25 settembre a 10 misure cautelari: 6 in carcere e 4 ai domiciliari (compreso Ranaldi). Fra gli arrestati sei sono albanesi e quattro italiani.

L’inchiesta è partita dalle indagini dei carabinieri della stazione di Valmontone che hanno rilevato un’intesa italo-albanese per la fornitura e lo spaccio di cocaina nel territorio della provincia a sud di Roma. Nella prima mattinata di martedì sono state rese note le misure cautelari, tra gli arrestati ci sono anche un autista del Cotral (autobus di linea) e un vigile urbano; questi, utilizzando anche con le loro auto di servizio,  consegnavano la droga per conto dell’organizzazione. Attualmente sono ancora in corso decine di perquisizioni nei confronti di altri soggetti legati alle attività illegali della banda.


E dire che è emerso da un controllo del profilo di twitter di Ranaldi come si professasse un uomo di sani principi, pronto a contestare quella cattiva politica che però di fatto era la sua datrice di lavoro. Spesso sono gli insospettabili ad essere quell’anello di congiunzione invisibile tra malavita e potere o semplicemente spazi pubblici che dovrebbero essere incontaminati, soprattutto quelli dove si amministra la vita del paese. L’inchiesta è appena iniziata e, come detto, le perquisizioni sono appena cominciate, gli sviluppi rischiano di avere risvolti clamorosi vista la posizione del Ranaldi.


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