Chiediamo al Consiglio Nazionale Forense di recedere dalla decisione di ricorrere al TAR contro il DPR di Riforma delle professioni e il DM sui parametri per la valutazione economica delle prestazioni professionali. Gli architetti italiani hanno il massimo rispetto per le posizioni assunte dalle rappresentanze degli avvocati nell’iter della Riforma, così come delle loro richieste di modifiche che riguardano le loro specificità: ciò avvenga, però, senza danno agli altri milioni di professionisti che ritengono, invece, l’iter riformatore concluso in modo sostanzialmente positivo e utile”.

Lo afferma il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, in un comunicato stampa di qualche giorno fa, all’indomani della decisione del Consiglio Nazionale Forense di ricorrere al Tar contro la riforma delle professioni posta in essere dl Governo Monti.

Non vogliamo – si legge nel comunicato stampa – che le posizioni di una singola categoria professionale possano riportarci al “via” di un gioco dell’oca che fa solo male al Paese e ai liberi professionisti e che finirebbe per confermare la tesi secondo la quale i professionisti italiani sono una casta che difende interessi propri a danno dell’ intera comunità. Il ricorso ai Tribunali per bloccare ogni iniziativa riformatrice, usato strumentalmente, ha contribuito, peraltro, a rendere l’Italia immobile, ancorata all’interesse del particolare contro quello generale”.


Il Consiglio Nazionale degli Architetti – dichiara il presidente dell’Ordine Leopoldo Freyrie – qualora il ricorso andasse avanti, valuterà – con altre professioni – di intervenire ad adiuvandum del Governo, nella convinzione che, nei prossimi mesi, il nostro dovere sia quello di concludere la stesura dei regolamenti, attuare la Riforma e soprattutto contribuire a rilanciare, con idee e progetti, un Paese che non deve avere paura del futuro, né ripiegarsi sulla conservazione di ciò che non c’è più”.

Dopo vent’anni di discussioni e proposte – conclude – di posizioni ideologiche e settarie, di disinformazione e di strumentalizzazioni politiche, finalmente siamo giunti ad una Riforma che, pur imperfetta, ha raggiunto un buon equilibrio tra rispetto dell’interesse generale, autonomia professionale e realtà del mercato”.


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