La Corte Costituzionale ha reso note le motivazioni con le quali ieri ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Quirinale nei confronti della Procura di Palermo.

Deve ritenersi «sussistente, allo stato – salvo il definitivo giudizio all’esito dell’instaurazione del contraddittorio – la materia di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato la cui risoluzione spetta alla competenza di questa Corte», si legge nel testo dell’ordinanza n. 218 (giudici relatori Gaetano Silvestri e Giuseppe Frigo).

Nelle dodici pagine dell’ordinanza i giudici costituzionali  spiegano come il ricorso presentato dal Capo dello Stato «é proposto a salvaguardia di prerogative del presidente della Repubblica che sono prospettate come insite nella garanzia dell’immunità prevista dall’articolo 90 della Costituzione».


Adesso il ricorso e l’ordinanza della Corte Costituzionale di ammissibilità del conflitto dovranno essere «notificati al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Palermo entro il termine di trenta giorni» a cura del ricorrente, dunque dello stesso presidente della Repubblica. Le parti avranno poi altri 15 giorni per presentare eventuali memorie integrative.

 


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  1. […] Ritenuto ammissibile il conflitto, e dopo la decisione della Procura di costituirsi in giudizio, sia l’Avvocatura sia i legali dei pm hanno depositato proprie memorie. Oggi l’udienza pubblica di fronte ai giudici costituzionali. I giudici relatori saranno Silvestri e Frigo. Gli avvocati, per il Presidente della Repubblica: Michele Giuseppe DIPACE, Antonio PALATIELLO, Gabriella PALMIERI; per il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo: Alessandro PACE, Mario SERIO e Giovanni SERGES. […]

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