La Germania ha dato un segnale forte per l’Europa”. È stato il primo commento rilasciato dal Cancelliere Angela Merkel dopo l’atteso pronunciamento, nella mattinata del 12 settembre, della Corte Costituzionale tedesca, che fa tirare un sospiro di sollievo sulle sorti della moneta unica.

La sentenza  della Corte di Karlsruhe, infatti, ha stabilito che non vi è incompatibilità tra il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, e la Carta fondamentale della Germania. Contemporaneamente, arriva anche l’avallo per il Fiscal Compact. Il sì conferma le previsioni della vigilia, che davano un via libera della Corte quasi per certo. Confermate anche le attese che ritenevano che l’approvazione sarebbe stata condizionata: in tal senso, infatti, la partecipazione della Germania al Fondo è limitata ad una soglia massima di 190 miliardi di euro. Contributi superiori sono possibili, ma richiedono in via preliminare l’approvazione del Bundestag, il Parlamento tedesco. Infine, Berlino beneficerà di una clausola di esenzione qualora i suoi interessi nazionali non fossero tenuti nel dovuto conto (formula di garanzia).

Nonostante questo freno, come si diceva ampiamente previsto e già digerito dai mercati, gli otto giudici della Corte hanno deciso di non vincolare ogni singolo utilizzo del Mes al varo parlamentare, decisione, questa, che ne avrebbe appesantito le procedure al punto tale da rendere il Fondo un’arma inservibile, per quanto potente. Tale rischio, invece, è stato scongiurato.


Si rasserena l’orizzonte dell’Eurozona. Il rischio di una sua disintegrazione dovuta alla “febbre degli spread” appare sempre più lontana. Un’eventuale bocciatura della Corte, infatti, avrebbe significato al tempo stesso anche uno stop al cosiddetto Piano Draghi, dato che l’intervento della Bce a sostegno dei Paesi richiedenti esposti ad attacchi speculativi passa proprio attraverso il ricorso al Meccanismo europeo di stabilità. L’irreversibilità della moneta unica è, a questo punto, ormai sancita nei fatti.

La Germania, con il 27,1% delle quote, è di fatto l’azionista di maggioranza del nuovo Fondo Salva Stati (seguono la Francia, con il 20,4%, e l’Italia, con il 17,9%), la cui riunione inaugurale è stata convocata dal Presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, per l’8 ottobre prossimo a Lussemburgo. L’operatività del Mes scatterà quando le ratifiche da parte degli Stati aderenti avranno coperto almeno il 90% degli stanziamenti complessivi. Tale raggiungimento è previsto tra fine 2012 ed inizio 2013.

Oggi, infine, la Corte Costituzionale tedesca si è anche riservata di verificare se la Banca centrale europea abbia superato le proprie competenze, nonostante il rigetto del ricorso del deputato bavarese Peter Gauweiler, che chiedeva di fermare il Mes. La Corte dunque stabilirà se le misure di acquisto dei bond sovrani da parte dell’Eurotower di Francoforte forzano la delega della legge di adesione con cui la Germania partecipa ai trattati europei. Ipotesi ritenuta improbabile sia da Angela Merkel che dal suo Ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, che assicurano che la Bce si sta muovendo in maniera esemplare nell’ambito del proprio mandato.


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6 COMMENTI

  1. […] ad una piena operatività. Il Meccanismo, superato vittoriosamente lo scoglio rappresentato dal giudizio della Corte Costituzionale tedesca, che il 12 settembre scorso ne ha sancito la compatibilità con […]

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