La notizia dello scontro fra il noto attore Bruce Willis e la Apple per l’impossibilità dell’interprete di “Die Hard” di lasciare in eredità alle figlie la sua collezione di iTunes rappresenta molto più di un semplice gossip ed affronta una problematica  seria che investe la stessa concezione del diritto d’autore nell’attuale era tecnologica.

Con l’avvento del digitale, difatti, stanno venendo meno quelle prerogative che in genere possedeva il titolare di una licenza d’uso con una conseguente limitazione dei diritti di un’acquirente al fine di favorire il business delle imprese. Questa politica non è nuova ad Apple che deve le sue grandi fortune non solo all’indubbia qualità dei suoi prodotti ad alta tecnologia, ma anche e principalmente per un’accorta gestione dei propri diritti.

Se vogliamo Jobs è stato estremamente abile non solo nel blindare le sue “creazioni”, ma nel creare una serie di servizi “obbligati” intorno ai suoi prodotti che hanno lasciato ben poco spazio e quindi ben poca libertà agli utenti. Il messaggio di Jobs è stato chiaro “se vuoi entrare nel mio mondo, sei benvenuto ma per rimanerci dovrai per sempre accettare le mie imposizioni”.


Nel caso specifico il rapporto con l’utente si basa infatti su un account personale che non può essere trasferito a nessun altro. C’è dunque una differenza non trascurabile fra supporto fisico e digitale: uno si tramanda di generazione in generazione, l’altro no. Infatti mentre i Cd e Dvd possono essere prestati, venduti o regalati senza il permesso del detentore del copyright, i download di musica digitale non funzionano così. In questo caso l’uso concesso in licenza è strettamente personale senza alcuna eccezione.

E’ giusto tutto ciò? Proprio adesso che si parla di testamento digitale?

Indubbiamente qualcosa deve cambiare e bisogna finalmente comprendere che con l’avvento di Internet, anche il diritto d’autore deve adeguarsi e vanno ridefiniti i contenuti dello stesso, senza ancorarsi a posizione ataviche che fanno solo male alla società che in questo periodo di recessione economica ha invece bisogno di nuovi stimoli. In questo Richard Stallman con le sue idee è stato un precursore e non a caso non amava particolarmente Steve Jobs.


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3 COMMENTI

  1. Secondo me il vero problema nasce dal fatto che è lo stesso diritto di prorpietà ad essere annullato. Su supporto reale, una volta che io ho acquistato un libro o un cd questo diventa mio e io posso lasciarlo in eredità. Se io invece scarico un e-book o un file di musica, questo mi viene concesso solo in uso, quindi io non ne posso disporre. Peccato che questo aspetto non viene chiaramente esplicitato, se lo immagine un avviso del genere “lei non sta acquistando un diritto di proprietà ma un semplice diritto d’uso personale” su tutti i siti dove si vendono e book e file mp3? E questa sarebbe la rivoluzione digitale? In effetti lo è, abolisce la prorpietà privata meglio del Comunismo!

  2. Peccato che la storia di Bruce Willis contro Apple sia una bufala in cui sono caduti in molti.

    http://attivissimo.blogspot.it/2012/09/bruce-willis-non-sta-facendo-causa-ad.html

    Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “alessandro.du*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

    L’ANSA e varie testate (Corriere della Sera; News.com.au; IBTimes; Rockit; America24) stanno riportando la notizia che l’attore Bruce Willis stia facendo causa, o pensando di farla, contro Apple per i diritti della propria collezione di musica acquistata da iTunes, perché ha scoperto che non la può legalmente tramandare agli eredi come si fa con i dischi normali.

    La notizia è una bufala partorita, a quanto pare, dal Sunday Times e ripresa dal Daily Mail qui; è stata seccamente smentita dalla moglie di Willis via Twitter. Però la questione dei diritti sulla musica lucchettata e acquistata da iTunes e simili è reale. Maggiori dettagli sul Guardian, TechCrunch, CNN.

    È interessante notare che ancora una volta il giornalismo “professionale” ha preso una storia e l’ha ripubblicata senza alcuna verifica, semplicemente perché era ghiotta e vendibile.

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