Guardare nel passato non è operazione per soli nostalgici ma per tutti coloro che, provvisti di senno, intendono imparare dai loro errori o semplicemente dalle lezioni apprese per migliorare il proprio presente e, di conseguenza, il proprio futuro. Questo assunto, piuttosto elementare di per sé, rischia di sfuggire al nostro ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, salito alle luci della ribalta per aver proposto il miracoloso maxi concorso che immetterà 11.892 nuovi insegnanti nella scuola.

Se c’è una cosa che la storia insegna è che miracoli, i politici, non ne fanno, al massimo, concedete il gioco di parole, ne regalano il profumo a chi aspetta quei provvedimenti, quelle leggi, pensate per migliorare la condizione di chi, come i lavoratori precari, per troppo tempo hanno vissuto la propria vita sospesa ad un filo teso da altri.

A ben guardare, infatti, la sospirata sparizione, neanche si trattasse di illusionismo, delle graduatorie in cui, per anni, migliaia di docenti (180.000 ad oggi) hanno sudato per entrare non è certamente la panacea a tutti i mali che affliggono la scuola italiana; certamente ci sarà un ricambio generazionale, ma bisogna chiedersi, a che prezzo? E, soprattutto, chi lo pagherà quel prezzo?


Ci sono categorie di docenti, neo laureati freschi di abilitazione o in corso di abilitazione, che rischiano di trovarsi semplicemente al posto sbagliato nel momento sbagliato perché, se è vero che l’intenzione ministeriale è quella di sostituire le graduatorie con concorsi a frequenza biennale, è anche vero che ogni due anni il numero di “aspiranti docenti” aumenterà e chi non riesce a superare i concorsi, pur essendo in graduatoria e quindi vincitore di un precedente concorso, rischia di vedersi superato in corsia “preferenziale”.

Dicono che per sottrarsi al mulinello generato dall’onda bisogna non opporsi perché la corrente, prima o poi, riporta in superficie ma qui, migliaia di docenti non ancora in ruolo, da anni dediti alle supplenze, rischiano di naufragare in questo confusionario mare di promesse e miraggi di paradisi “lavorativi”.

Altro elemento su cui è opportuno riflettere sono i parametri secondo cui è necessario, per il ministro, scegliere i futuri docenti; il prototipo del futuro insegnante deve essere un esperto di logica, informatica e di lingue straniere, inutile dire le perplessità che circolano in merito al fatto che saranno questi gli argomenti su cui tutti, indistintamente, verranno esaminati. La forza principale della scuola è stata da sempre l’eterogeneità, la diversificazione fra i vari insegnanti e le varie materie, cos’è allora questa necessità di automi, di puri tecnici programmati, peggio tarati, sugli stessi requisiti?

Le competenze specifiche, per cui tanto si studia e si spende in università, le beneamate lauree specialistiche che senso hanno, come si inseriscono in quadro di richieste del genere? E’ davvero utile che un insegnante di lettere sappia risolvere equazioni e funzioni, che un professore di matematica parli perfettamente l’inglese o lo spagnolo o che un informatico sappia la critica dei promessi sposi? Queste perplessità, sfuggite al ministro Profumo, sono ciò che non metterà al riparo i docenti da un Tfa bis, cioè da un concorso quiz, da domande astruse e decontestualizzate che non avranno la capacità di distinguere i meritevoli ma i furbi, coloro che sapranno sopravvivere a quella tempesta di quesiti surreali a cui verranno sottoposti.

Nonostante gli scandali recenti del Tfa, per cui fra l’altro il Tar del Lazio ha recentemente accolto i ricorsi degli studenti, della domanda di ammissione a Medicina con quesiti tutt’altro che legati alla sfera medica, si continua a percorrere una via generalista che mortifica gli ingegni, favorisce la fuga di cervelli, perché chi vuole tutelare e valorizzare la propria cultura va, giustamente, all’estero, e spiana la strada al nozionismo e ad un freddo razionalismo che smorza ogni sorriso per il futuro della scuola dei nostri figli. E’ davvero questo che vogliamo?


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3 COMMENTI

  1. […] risposta giusta. Si tratta di un lasso di tempo di gran lunga inferiore alle 3 ore concesse per il Tfa, del resto se la prova preselettiva è apparentemente simile, è altrettanto vero che la natura dei […]

  2. Sono Angela, vincitrice di due concorsi per la scuola primaria. Dopo anni di precariato, si era accesa la speranza che al max tra due anni avrei potuto avere finalmente il ruolo!
    Col nuovo concorso, invece, mi vedrò superare nuovamente dai nuovi vincitori che arriveranno per primi nella nuova graduatoria. Di certo non ci arriverò io tra i primi posti, anche se il caro ministro profumo, col suo sottile sarcasmo ci incoraggia dicendo che avremo una possibilità in più! Ma con chio cede di parlare? Chi gli dà il dirtitto di pensare che i precari siano dei perfetti imbecilli che si lasciano abbindolare dalle sue parole??? Crede forse di avere una mente superiore a quella delle povere vittime di queste manovre immorali?
    Spero soltanto che chi possiede più voce in capitolo di me, porti avanti una giusta battaglia e che tutti i precari come me, che si sentono OFFESI, non si tirino indietro nel momento in cui sarà necessaria la nostra partecipazione. Attendo con ansia che qualcuno si muova per poter anch’io fare la mia parte!

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