Riforma forense, il ministro risponde al Cnf: “Nessuna frenata, rispettata la sovranità del Parlamento”. Emanuela Severino, in un’intervista al quotidiano Italia Oggi, nega che il governo abbia voluto ostacolare l’iter della riforma e, anzi, rilancia con proposte su formazione giovanile e per una task force deputata allo smaltimento dell‘arretrato civile.

Nei giorni scorsi, il governo aveva posto alcuni rilievi sul testo che andrebbe a rinnovare tout court la categoria professionale degli avvocati, le pratiche per l’accesso, il comparto formativo e tutto quanto riguardi lo svolgimento dell’attività lavorativa di difensore legale. I punti sollevati dal governo, però, hanno incontrato le resistenze su più fronti, a cominciare dal Consiglio Nazionale Forense, che di fatto hanno accusato l’esecutivo di voler rallentare lo sbarco della nuova legge.

“Nulla di più sbagliato – esordisce la Severino – potevamo negare il consenso oppure dare parere favorevole chiedendo che su quei limitati punti ci fosse un approfondimento dell’Aula. Non abbiamo voluto bloccare il provvedimento”. E il Guardasigilli entra nello specifico, mettendo in luce come “su 67 articoli composti da 314 commi, il governo ha chiesto che venissero trattati dall’Aula soltanto 5 commi e 2 articoli.”


Tra l’altro, il ministro nota come quello del governo sia un passo che non imprime, comunque, alcun rallentamento, dato che “il provvedimento si sarebbe comunque spezzato in due tra Aula e Commissione: società di profesisonisti e adozione di testo unico, contenendo una delega, sarebbero comunque dovuti andare in Aula”. Dunque, nessuno stop alla riforma, almeno a sentire l’inquilina di via Arenula, che, anzi, spinge per un’approvazione in tempi rapidi: “Si tratta di un’occasione da non sprecare”.

Affrontando il nodo del macigno di sentenze pendenti in sede civile, poi, la Severino nota come “si debba procedere sulla via del dialogo, si tratta di un progetto importante per l’avvocatura e le forze politiche di maggioranza. Continuerò a lavorare affinché questo ddl venga approvato e si renda più efficiente il sistema della giustizia civile”. A questo proposito, poi, il ministro rivela di non aver abbandonato l’idea di “una task force di avvocati e magistrati per aggredire i processi arretrati che ci trasciniamo appresso da anni e che frenano lo sviluppo del Paese”.

Da ultimo, il ministro della Giustizia non dimentica i giovani aspiranti avvocati, sempre in balia di tirocini e percorsi qualificanti, nell’attesa di regole precise per l’agognato approdo alla professione. “Mi piacerebbe molto concordare col ministro Profumo un percorso di formazione, di chi intenda accedere alla professione forense che parta dagli ultimi anni di università, inserendo materie come la tecnica di redazione di atti giudiziari, ovvero le modalità di stesura di un contratto, che consentirebbero allo studente di applicare nella pratica principi studiati in chiave teorica”.

 


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