Un milione di euro per il presunto spionaggio ai danni di Christian Vieri, che comunque non saltò i Mondiali per questo motivo. E’ questa la sanzione stabilita dal Tribunale di Milano che Inter e Telecom dovranno corrispondere in solido all’ex nerazzuro, vittima, secondo i giudici, delle attività di pedinamento combinate dalle due società.

Lo spionaggio ai danni dell’ex bomber, sarebbe avvenuto tra il 2000 e il 2001, e poi nel 2004 e, alle attività, avrebbe partecipato, tra gli altri, l’ex capo della security di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, che ha scelto di patteggiare 4 anni e due mesi nel procedimento milanese sui dossier illegali, realizzati proprio in ambiti vicini alla società di telefonia.

La sentenza è arrivata in seguito alla causa civile intentata da Vieri contro la squadra milanese e Telecom, con risarcimento richiesto di 12 milioni all’Inter e poco più di 9 a Telecom. Affidando una perizia psichiatrica e a quella di un medico legale un responso scientifico sullo stato di salute di Vieri, il giudice ha appurato che il supposto spionaggio avrebbe causato un calo delle prestazioni del calciatore e una sua caduta in stato depressivo, con tanto di insonnia.


Secondo Vieri, questo stato gli avrebbe precluso la possibilità di partecipare ai Mondiali del 2006 e di giocare, contestualmente, in club di alta caratura internazionale. Una tesi non riscontrata dal Tribunale: i danni patrimoniali sono stati infatti negati a Vieri in quanto e “non risulta affatto provato il nesso di causalità tra gli illeciti oggetto del presente giudizio e la mancata partecipazione dell’attore ai Campionati del Mondo di calcio. “.

Vieri aveva denunciato di  essere stato ‘controllato’ per 6 o 7 mesi consecutivi, 24 ore su 24, da quattro o cinque persone, in seguito alle indagini sul caso “dossier illegali” . Tavaroli, interrogato, aveva confermato di aver ricevuto una chiamata dalla segreteria di Marco Tronchetti Provera e di aver messo la faccenda nelle mani dell’investigatore privato Emanuele Cipriani, per scoprire le frequentazioni del calciatore. Sempre Tavaroli, in occasione delal sua deposizione del 22 settembre 2006, aveva poi confermato un breve incontro con Massimo Moratti, attuale presidente dell’Inter.

Agli atti del processo è stato anche consegnato un cd-rom contenente tutti i tabulati telefonici di Vieri al 25 giugno 2004. Il disco fu consegnato alla Procura da Adamo Bove, il dirigente della security governance della Telecom morto suicida a Napoli. Ora, è tutt’altro che esclusa un’impugnazione della sentenza – valutata “provvisoriamente esecutiva” – in secondo grado di giudizio.

Di seguito, uno stralcio delle motivazioni del Tribunale di Milano:

Allo stato non risultano danni patrimoniali accertati. Non può, infatti, ritenersi provato che i fatti per cui è causa abbiano determinato per l’attore minori possibilità di guadagno“. Vieri, spiega il giudice, “ha concluso un contratto di ingaggio con la società Atalanta ed ha giocato per la predetta squadra anche in epoca successiva alla diffusione della conoscenza dei fatti per cui è causa a mezzo dei mass media; successivamente, lo stesso ha anche giocato con la società calcistica Fiorentina“.

Per il giudice milanese “proprio l’età del giocatore (33 anni), oltre che il notorio infortunio dallo stesso subito proprio nel 2006, costituiscono eventi che secondo la normalità dei casi nel settore calcistico influenzano negativamente ed in modo determinante le aspettative di carriera di giocatori di calcio professionisti, specie se ingaggiati nel ruolo specifico rivestito dall’attore(attaccante)“. Non risulta quindi “affatto provato il nesso di causalità tra gli illeciti oggetto del presente giudizio e la mancata partecipazione dell’attore ai Campionati del Mondo di calcio“, così come non risultano “provati i danni lamentati dall’attore per la perdita di ingaggi da parte di prestigiose società calcistiche e per la asserita ‘carriera stroncata“. Secondo i magistrati lombardi l’ex bomber dell’Inter “all’epoca dei fatti ma soprattutto all’epoca del grave infortunio che gli ha impedito di svolgere la propria professione per quasi un anno e di partecipare ai Mondiali, aveva 33 anni; tale circostanza ha sicuramente inciso sulle prospettive di ripresa e di carriera dell’attore negli anni successivi alle vicende per cui è causa“.

Le prove testimoniali hanno però comprovato che l’apprendimento della notizia di aver subito una rilevante violazione della propria vita privata ha comportato per l’attore una indubbia sofferenza“, si legge nella sentenza. “Tale circostanza appare del resto verosimile in quanto può ritenersi massima di comune esperienza che un’indebita intromissione nella propria sfera privata da parte di soggetti estranei, tanto più quando viene effettuata in modo subdolo e con modalità illecite, ingenera nella vittima uno stato di sofferenza“.

Per il Tribunale inoltre la consulenza tecnica d’ufficio “ha confermato uno stato di disagio, malessere, ansia e sofferenza psico-fisica che – sebbene inidoneo a comprovare la lesione (temporanea e permanente) del diritto alla salute – integra il danno non patrimoniale in esame“. Non si ravvisa invece nessun “danno non patrimoniale da lesione del bene salute” poiché “non risulta provata l’insorgenza di una malattia psico-fisica in capo all’attore a seguito dei fatti di cui é causa e pertanto nessuna somma può essere liquidata a titolo di danno biologico (permanente e temporaneo)“.


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