Il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, ha decretato l’istituzione di una cabina di regia per fluidificare e potenziare l’azione statale sui beni sequestrati e confiscati alle cosche mafiose; un obiettivo vecchio ma perseguito da soggetti totalmente nuovi. Ieri pomeriggio, al Viminale, c’è stata una riunione che ha visto protagonisti 13 associazioni di imprenditori e di tutti coloro che sono coinvolti nel mondo del lavoro e hanno deciso di schierarsi pubblicamente e fermamente contro i sistemi mafiosi.

L’esito dell’assemblea è stato comune, tutti hanno concordato nell’intensificare  l’aggressione alla mafia mediante una crescente rapidità ed efficacia nei confronti delle diverse criticità sulle aziende e i patrimoni requisiti ai mafiosi; infatti capita spesso che questi beni si arenino nelle sabbie mobili della lenta e macchinosa burocrazia italiana.Tutte le associazioni hanno manifestato una volontà comune di impegnarsi nella lotta per la legalità e si sono dette pronte per dare il via ad un intervento statale ritenuto ancora troppo lento.

Il ministro Cancellieri, del resto, si è dichiarato molto favorevole alle proposte ricevute dall’assemblea, ha infatti sostenuto “siamo pronti ad accogliere le richieste. Nell’utlimo Consiglio dei Ministri ho sostenuto  l’impegno a rivedere le norme per rendere più efficace ed efficiente l’attività dell’Agenzia e mettere subito  a disposizione della collettività i beni sottratti alle mafie”. Uno dei principali fautori di questa “alleanza”, oltre al ministro naturalmente, è Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia e delegato nazionale per la legalità.


Questo movimento, infatti, mette insieme sigle eterogenee fra loro come Libera, all’ANM (l’associazione nazionale magistrati), il centro studi Pio La Torre, la Cigl; ed è proprio Montante ad evidenziare “il ruolo di audit” che la cabina di regia dovrà avere nei riguadi dell’agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. La nuova struttura sarà, allora, guidata dal prefetto Giuseppe Caruso e sotto la supervisione del Viminale; ne faranno inoltre parte i rappresentanti delle associazioni presenti  e sarà stabilita fra poco dal Viminale stesso.

Le sigle, il 18 luglio scorso, hanno firmato un documento nel quale si propone che la cabina ideata “unitariamente agevoli il lavoro dell’Agenzia, individui le criticità, elabori le linee di massima dei piani di utilizzo delle aziende e dei beni confiscati, aiuti a instaurare una sostanziale concertazione tra Agenzia, enti territoriali, associazioni antimafia e sociali d’impresa e del lavoro sia a livello nazionale che periferico”. L’accordo stipulato ieri fra le parti in causa è un punto di contatto politico non irrilevante tra diverse anime dell’antimafia ed è, quindi, base vitale  per l’intervento tecnico proclamato, che risulta essere più delicato del previsto.

Molto felice di questa iniziativa Caterina Chinnici che ha espresso così la sua soddisfazione “è la prima volta che soggetti anche molto distanti si sono trovati attorno a un tavolo”, dunque di pari passo dovrebbero essere varate una serie di nuove norme, alcune già al vaglio del Parlamento e le restanti che il Ministro Cancellieri, insieme alla collaborazione del guardasigilli Severino, sta portando avanti con grande determinazione.

Sarà obiettivo del governo di ricondurre i beni confiscati, se si tratta di aziende, in contesti di legalità e di vantaggio per il mercato e l’attività stessa visto che la gestione mafiosa tende solitamente a narcotizzare le imprese che scivolano fuori dal mercato.  Quindi si sta valutando anche la vendita dei beni confiscati per quanto rimanga uno dei temi più caldi e delicati e affinché ciò divenga possibile l’obiettivo resta sempre uno e uno solo, snellire il processo burocratico. 


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