Terre e rocce da scavo non sono da considerarsi più rifiuto speciale ma “sottoprodotto” e, in quanto tali, potranno essere riutilizzate seguendo precise direttive. E’ scaduto il tempo per la direzione generale delle imprese dell’Unione europea e, siccome nessun rilievo è stato mosso dall’ente comunitario, la norma contenuta nel decreto 1/2012, altrimenti noto come decreto liberalizzazioni, è da considerarsi valida e verrà presumibilmente pubblicata a stretto giro sulle pagine della Gazzetta Ufficiale.

In realtà, quello sottoposto al vaglio della direzione europea è la traccia di decreto che dovrebbe porre in essere la misura contenuta nell’articolo 49 del provvedimento, al fine di ritenere i prodotti dal terreno sassoso risultanti di un attività di scavo come materiali riutilizzabili. Una novità molto importante per i professionisti dell’edilizia, date le tante difficoltà di smaltimento degli scarti da scavo e le pochissime aree esistenti adibite a discarica.

Insomma, una piccola rivoluzione che, però, dovrà attenersi a precise indicazioni per poter essere messa effettivamente in pratica. Il materiale, infatti, potrà essere riciclato solo se non sarà stato sottoposto a trattamenti o manipolazioni in grado di alterarne l’impatto ambientale, così come prevede la normativa vigente. Inoltre, secondo la nuova discilpina rocce e pietre derivanti da scavi potranno rientrare nel ciclo produttivo a patto di non uscire dal cantiere di provenienza, venendo destinate alla medesima opera da cui sono state generate o a un intervento attiguo.


Resta una possibilità per il trasporto fuori cantiere, che il decreto governativo lega comunque alla compilazione di adeguati documenti per la traslazione dei materiali. Le informazioni ivi richieste, non differiscono significativamente dalle bolle di accompagnamento dei rifiuti, con necessità di chiarire le generalità del materiale caricato e del veicolo che lo trasporta. Dati che dovranno essere integrati con le specifiche sulle imprese esecutrici e appaltatrici dei lavori oltre che, naturalmente, l’identificazione del ricevente.

Per i professionisti, comunque, nulla andrà lasciato al caso: già tre mesi prima dell’avvio dei lavori, infatti, dovrà essere inoltrata comunicazione agli uffici competenti di un programma di cantiere per il riutilizzo dei materiali prodotti da opere di escavazione, la loro destinazione e le condizioni di estrazione, di trasporto, nonché, naturalmente, di riciclo.


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2 COMMENTI

  1. Pubblicato!
    MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE DECRETO 10 agosto 2012 , n. 161
    Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo.

    G.U. n. 221 del 21.9.2012 Entrata in vigore 6.10.2012

    Resta questo dubbio:

    DL 1/2012
    Art. 49
    Utilizzo terre e rocce da scavo
    1. L’utilizzo delle terre e rocce da scavo e’ regolamentato con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
    del mare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti da adottarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto.

    DL 2/2012
    Art. 3

    Materiali di riporto

    2. All’articolo 39, comma 4, del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, dopo il primo periodo e’ aggiunto il seguente: «Con il medesimo decreto sono stabilite le condizioni alle quali le matrici materiali di riporto, di cui all’articolo 185, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, possono essere considerati sottoprodotti.».

    Il DL 01/2012 è entrato in vigore il 24/01/2012, il termine entro cui doveva essere adottato il decreto, a occhio e croce era il 24/03/2012. Certo, in mezzo c’è stata l’acquisizione del parere del Consiglio di Stato e la notifica di cui alla direttiva 98/34/CE, ma ora non è che se qualcuno fa ricorso al TAR entro i termini di legge si rischia la cancellazione del DM 161/2012 perchè adottato circa 6 mesi dopo la scadenza del termine previsto dalla norma di legge che lo regge?

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