Stop alle diete fai-da-te, basate sugli intrugli dei farmacisti non motivate da alcuna indicazione medica. La Corte di Cassazione ha disposto il sequestro di quasi 100 prodotti per dimagrire a un camice da banco di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) con una sentenza che di fato blocca le terapie “miracolose” promesse da alcuni temerari a clienti sovrappeso.

Le uniche somminstrazioni che i farmacisti sono autorizzati a vendere per la somministrazione, sono state identificate infatti dalla sentenza 3386/2012 come “preparazioni galeniche magistrali”, ossia quei preparati sulla base di una precisa ricetta medica, che indichi per il paziente la precisa terapia da seguire. Insomma, prodotti non destinati alla libera vendita ma specializzati per il singolo individuo in bisogno conclamato di ridurre la propria massa corporea.

Secondo la Suprema Corte, per identificare i corretti preparati dietetici, i flaconi venduti dai farmacisti devono rispondere a rigidi requisiti, “condizioni e limiti precisi” che segnano il perimetro entro è lecita la vendita ai clienti di farmaci finalizzati alla perdita di peso. In primo luogo, i prodotti dovranno possedere la caratteristica di “estemporaneità“, dovendo essere, cioè, realizzati appositamente dal farmacista per il singolo caso indicato nella ricetta medica.


A seguire, il preparato dovrà conoscere una produzione contenuta entro un limite quantitativo, cioè entro specifiche unità di commercializzazione. Scontato, secondo quanto previsto dalla sentenza, il richiamo che ogni farmaco dietetico debba essere composto e ceduto previa ricezione della relativa ricetta medica. Tutte credenziali, queste, che non hanno riscontrato le forze dell’ordine nel sopralluogo realizzato nei confronti del farmacista poi incriminato, che deteneva nel proprio esercizio alcuni prodotti finalizzati alla dieta non giustificati da correlate prescrizioni del medico.

Ora, per lui, oltre alla condanna, è arrivata anche la richiesta di risarcimento di 1000 euro per aver rallentato la macchina della giustizia. Oltre al danno – per i pazienti – insomma, è arrivata la duplice beffa per l’improvvisato “mercante” delle diete artigianali. Una sentenza che moralmente e professionalmente pesa ben più di quanto ogni bilancia potrà mai indicare.


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